“It”, tra complessità infantile e coscienza umana

In fondo a ciò che ricordiamo esiste una storia che riaffiora nei sonni più tormentati, nelle discussioni più accese; in noi. È l’infanzia. Un racconto di mistero che sfuma nel mito per riacquistare realtà tra le pagine di un’opera senza tempo: It.

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Non un semplice Horror

Le due semplici lettere incise tra le righe di questa storia dimostrano sin dalla loro prima apparizione la straordinaria magia che li avvolge. Poste in cima ad un migliaio di pagine riescono infatti a sigillare in un unico racconto esistenze contrastanti, difficili, altalenanti tra realtà ed esoterismo ed infine ingenue, quanto un gruppo di bambini che sconfiggono il male. É in questa magia che Stephen King perde il trono del terrore, dell’horror, per imbracciare lo scettro di una complessità che mescola i generi, riportando il racconto ad un valore di primordiale conflitto.

 

L’infanzia degli adulti

Un Mostro, un club di perdenti ed una città stregata. Una fiaba che stravolge ogni aspettativa ponendosi dalla prospettiva di chi a tutto ciò non crederebbe mai: gli adulti. It, infatti, non è il racconto di un gruppo di ragazzi e della loro guerra contro un Clown centenario, bensì di questi stessi ormai cresciuti, che tentano di ricordare ciò che fu, ciò che accadde, ciò che erano.

Ed è questa inaspettata impersonificazione a rendere il tutto estremamente complesso e d’importanza, a rendere possibili i continui incroci tra i ricordi del passato, nitidi, confusi e dolorosi,  e l’accettazione di un presente, altrettanto sfumato.

È così che It sposta il racconto su un piano strettamente spirituale, nascondendo nei frammenti di magia che appartengono al ricordo d’infanzia ciò che di pagina in pagina si innalza ad inaspettato percorso di vita. Un lungo viaggio che porta con sé le domande irrisolte di quel tempo in cui bastava credere per evocare. In cui bastava stare assieme, uniti, felici, per essere semplicemente vivi.

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Una profondità mista

Eppure non dobbiamo bramare la semplificazione e credere che It parli dei “bei tempi andati”. No, nulla di tutto questo. Perché l’infanzia che si tratteggia tra le pagine dedicate ai sette perdenti di Derry ha una veste romantica nei ricordi, ma tragica nella realtà. La vita dei bambini viene infatti mostrata nella sua pluralità, tra contraddizioni e violenza.

E non potrebbe essere altrimenti posto che è proprio da qui, da questo mondo di possibilità e dolore, che si staglieranno le spaventose fattezze di un Clown ghignante.

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Un’entità maligna che profuma di mondo

La primordiale forma di vita ( o di morte) che divora l’intera città di Derry appare infatti al gruppo di piccoli perdenti quanto di più indefinito possa esistere al mondo, e, dunque, quanto di più simile al mondo stesso. Perché nelle profonde ed indimenticabili conversazioni che Stephen King affida al “club dei perdenti”, protagonista di questa storia, la realtà che si viene formando sembra possedere un volto oscuro, multiforme, grigio e, soprattutto,  adulto.

Ed è in questo che si cela la ragione della predestinazione che avvolge con una magia crescente il gruppo dei sette. Perché se It è l’Adulto, e così il male, allora la battaglia non è nuova, allora basta unirsi, sentirsi bambini più che mai, ed agire; assieme, come sempre si è fatto.

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Cos’è It

Se mai è esistito il titolo perfetto, quello è It. Perché questa storia è l’indefinito, la sfumatura, l’infanzia-adulta e la maturità-infantile. Non è un lui o un lei, è qualcosa, di grande, ma un qualcosa. It.

Non aspettate l’horror, o il thriller, non perseguite la fiaba e così nemmeno la formazione. Attendete però il pulsare di una vita intrecciata ad una storia che mescola e rigira età adulta ed infanzia in una coltre di nebbia che rende impossibile distinguere l’una dall’altra.

It è il nome di un mostro, che però non è il clown. Bensì il ricordo, il tempo, che avanzando sfuma e pone nel regno dell’impossibilità la comprensione di ciò che inevitabilmente chiamiamo Amicizia, amore, dolore ed infine, con l’ingenuità di chi nasce perdente e non ha paura di sognare, semplicemente Magia.

Il viaggio che attende il lettore di quest’opera non è facile, ma necessario. Una stretta di mano tra amici la cui promessa è sempre quella: «Sarò qui per te, anche quando Lui tornerà ed il futuro sarà incerto».

 

Alessandro Cavaggioni
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