La Belle Époque dell’arte
e della prostituzione
in mostra a Parigi

Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) au moulin rouge 1892.95

Henri de Toulouse-Lautrec, Au Moulin Rouge (1892-1895)

Splendori e miserie – titolo ispirato alle cortigiane di Honoré de Balzac – è una delle mostre parigine più attese. Racconterà infatti sessant’anni di storia, dal 1850 al 1910, dal punto di vista della prostituzione. L’esposizione aprirà il 22 settembre al Museo d’Orsay e durerà fino al 17 gennaio, per poi proseguire al museo Van Gogh di Amsterdam.

Le prostitute hanno spesso ispirato gli artisti più celebri, diventando delle vere e proprie muse per le loro opere d’arte. La mostra spiegherà questo fenomeno con documenti, scritti originali, fotografie e quadri attinenti al tema. La Belle Époque è infatti un periodo fortemente influenzato dal libertinismo del marchese de Sade, i cui libri vengono messi al bando; eppure, dietro un apparente moralismo, sono sempre più le case chiuse frequentate dai francesi, tanto da essere legalizzate già del 1804. I bordelli sono non solo luoghi di divertimento, trasgressione, incontri e spensieratezza, ma stimolano la creatività di molti artisti. Una volta usciti dalle case chiuse, gli incontri segreti si trasformano così in opere d’arte in grado di ritrarre ciò che i francesi chiamano fantasme, ovvero l’eccitazione per un oggetto del desiderio preciso. Le prostitute però non sono presenti soltanto nei bordelli: a Parigi proliferano cabaret a sfondo erotico e caffè— concerti, come il Moulin Rouge e le Folies Bergère, che attirarono numerosi turisti da tutto il mondo. I teatri, le strade, i boulevard, i locali più semplici possono “nascondere” incontri a luci rosse creando una forte ambiguità in qualunque donna esca di casa e si addentri tra la folla.

Edgar Degas, L'absinthe o Dans un café (1875-1876)

Edgar Degas, L’absinthe o Dans un café (1875-1876)

Tra le opere d’arte presenti al Museo d’Orsay si potranno ammirare quadri di Pablo Picasso, Edgar Degas, Vincent Van Gogh, Édouard Manet, Paul Cézanne, Henri deToulouse-Lautrec, Edvard Munch, Émile Bernard. Ogni artista ritrae il fenomeno della prostituzione in modo personale, rappresentando momenti diversi della giornata lavorativa delle donne: alcune sono nude, altre in attesa di un cliente, altre ancora sono sedute a un tavolino sorseggiando un bicchiere di assenzio. Toulouse-Lautrec per esempio ama rappresentarle mentre si pettinano o si lavano, in un momento totalmente quotidiano. Inoltre, dato che le prostitute erano spesso sottoposte a dei controlli medici, egli dipinge in più occasioni anche questi particolari momenti. Giovanni Boldini e Louis Valtat preferiscono invece ritrarre quelle qualità che rendevano le prostitute donne diverse dalle altre: i loro sguardi, i loro gesti, il trucco evidenziato dall’appena nato sistema di illuminazione, il modo particolare di accendere una sigaretta per non lasciare alcun dubbio sulle loro intenzioni. Degas, Manet, Henri Giraud, Henri Gervex e Jean Béraud ci presentano invece delle ragazze coi volti coperti da maschere che sperano, frequentando l’Opéra, di conquistare qualche ricco gentiluomo – e d’altronde, come scriveva Balzac, «ogni donna la sua fortuna ce l’ha tra le gambe», e proprio sul suo corpo la donna dovrebbe puntare per fare una scalata sociale.

La mostra ci offre quindi le storie di molte ragazze dai punti di vista più diversi, passando dall’erotico al quotidiano. Le prostitute stesse differiscono molto una dall’altra: possiamo trovare donne che si vendono per arrotondare e sfamare la propria famiglia, pierreuses che lavorano per strada guadagnando quel che basta per vivere, ma anche cortigiane di mestiere arricchitesi grazie al loro corpo. Queste ultime in particolare amavano dettare legge anche in campo artistico, commissionando ritratti o fotografie ai pittori più celebri del momento. Il registro della polizia del buoncostume le chiama «stelle della prostituzione di alto livello» e si sospetta abbiano «relazioni venali e clandestine» con il solo scopo di farsi mantenere sfruttando la loro bellezza, e non i loro talenti.

Splendori e miserie è quindi un viaggio nella società francese del XIX secolo in cui le donne, di qualsiasi età e classe sociale, vengono osservate da un punto di vista prettamente maschile e artistico. Si tratta di una collezione di opere spesso censurate o additate come immorali durante i secoli, ma che ancora oggi riescono a conquistare e incuriosire lo spettatore, trasportandolo in un mondo affascinante ormai passato.

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Edouard Manet, Olympia (1865)