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La letteratura natalizia e le sue origini

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A Christmas carol (1873) (14765859525) - PICRYL Public Domain Image

La cosa più piacevole dell’inverno non è forse poter leggere un buon libro a fianco al camino, mentre fuori cade la neve e l’oscurità è rotta dalle illuminazioni di Natale? Il genere che trionfa maggiormente nel periodo festivo è – o dovrebbe essere – quello della narrativa natalizia che, pur essendo viva ancora ai nostri giorni, ha radici non così moderne.

Già in tempi piuttosto antichi le famiglie erano solite radunarsi intorno al focolare durante i giorni di festa, narrandosi a vicenda vari racconti, chiamati Winter’s tales, storie d’inverno. I Winter’s tales erano però legati esclusivamente all’oralità: i racconti narrati erano storie popolari – non per forza di carattere cristiano, ma, al contrario, spesso legate al paganesimo – prive di una versione scritta e tramandate a voce soltanto in questi particolari momenti di condivisione familiare.

La letteratura natalizia vera e propria, quella che si distacca dalla tradizione orale e diviene scritta, iniziò a essere molto di moda nell’Ottocento: in questo periodo diventò infatti un vero e proprio sottogenere letterario, caratterizzato, per quanto riguarda il XIX secolo, da qualità piuttosto ripetitive e poco soggette al cambiamento. Si tratta solitamente di racconti o romanzi di natura magico-fiabesca, che rimandano in modo più o meno esplicito ai loro antenati, i Winter’s tales, pur divenendone una evoluzione. I racconti in questione hanno solitamente un carattere edificante: il loro scopo, oltre che intrattenere, è quello di dare piccole lezioni morali in un giorno non solo di festa, ma anche di insegnamento.

Questo sottogenere nacque principalmente con Charles Dickens, che si avvicinò alla letteratura natalizia con il suo primo romanzo The Pickwick Papers (Il circolo Pickwick – pubblicato a episodi da aprile del 1836 a novembre del 1837) e con cinque storie riguardanti il Natale: A Christmas Carol (1843), The Chimes (1844), The Cricket on the Hearth (1845), The Battle of Life (1846) e The Haunted Man (1847), tutte raccolte per la prima volta nel 1852 in un volume intitolato Christmas Books (Libri di Natale). Le opere di Dickens si adeguano perfettamente alle atmosfere natalizie: sono infatti caratterizzate da una convivialità gioiosa, dall’esaltazione degli affetti familiari, da elementi magici e dalla rinascita interiore che porta spesso a un lieto fine. Dickens è tradizionalmente così legato al Natale che è stato definito «the man who invented Christmas» («l’uomo che inventò il Natale»): i suoi lavori sono infatti dedicati spesso più alla caratterizzazione di scenari natalizi che a quella di personaggi complessi.

Non solo Dickens, ma molti altri autori famosi scrissero racconti di Natale, tra i qualipossiamo ricordare Anthony Trollope, Joseph Sheridan Le Fanu e Robert Louis Stevenson. Nel periodo delle feste veniva infatti pubblicato un opuscolo ricco di storie natalizie, che era molto apprezzato dalla massa e andava solitamente a ruba, tanto da diventare una vera e propria tradizione letteraria a cui i grandi autori non temevano di abbassarsi. Essi spesso avevano anche un notevole risvolto economico: le raccolte o i giornali su cui erano pubblicati i racconti natalizi vendevano generalmente diverse migliaia di copie, molte volte con diverse riedizioni o edizioni pirata. Gli scrittori potevano avere in questo modo un piccolo guadagno assicurato e molte delle storie pubblicate venivano scritte appositamente per il mercato di Natale, seguendo il modello di Dickens, proprio per i facili guadagni. Un esempio può essere il caso di Robert Louis Stevenson che, non avendo stabilità economica ed essendo mantenuto dal padre, vedeva nelle pubblicazioni natalizie una notevole fonte di guadagno e successo.

È proprio Stevenson, insieme a Sheridan Le Fanu, uno dei maggiori autori che contribuirono allo sviluppo del racconto di Natale, che fino a quel periodo – la fine dell’Ottocento – aveva generalmente seguito lo stampo dickensiano. La nota ‘buonista’ tipica dei racconti di Dickens iniziò infatti a scomparire già dalle fine del secolo, quando gli scrittori si soffermarono maggiormente su temi ed elementi più terrificanti, come maledizioni, vampiri e crimini. Nelle opere di Stevenson, per esempio, la struttura e la trama dei racconti sono molto diverse da quelle tradizionali del genere natalizio, che subisce una vera e propria evoluzione: è infatti costantemente presente un dramma morale; la narrazione si occupa dei pensieri più intimi del personaggio, spesso tormentato; non si celebrano più i momenti gioiosi legati alle festività, ma si scava nella psiche e si porta il lettore a meditazioni più mature sull’uomo. Di conseguenza, anche le atmosfere subiscono un radicale cambiamento: non sono più positive o magiche, ma gotiche, misteriose e spesso inquietanti. Mentre i racconti festivi di Dickens sono spesso adatti a un pubblico infantile, i racconti di Stevenson, di Le Fanu e degli scrittori di fine Ottocento sono invece rivolti a un pubblico prevalentemente adulto, a causa delle atmosfere terrificanti, dei personaggi tormentati e della presenza del conflitto tra bene e male, tema portante in molti racconti di Natale.

La narrativa natalizia – presente non solo in Inghilterra ma in quasi tutti i paesi europei – si sviluppò anche nel Novecento, sopravvivendo fino ai giorni nostri; tuttavia, nel XX secolo divenne tendenzialmente un sottogenere di minore importanza e dalle caratteristiche più ibride, pur mantenendo di base lo stampo “classico”: acquisì infatti sfumature biografiche, epistolari o fantastiche, per esempio con autori come J. R. R. Tolkien o Rainer Maria Rilke, che scrissero rispettivamente lettere ‘natalizie’ ai figli il primo e alla madre il secondo.

Per quanto riguarda il panorama italiano, uno degli autori di maggiore rilevanza del Novecento rispetto al racconto di Natale è Dino Buzzati, sia per il suo grande contribuito dato all’evoluzione del genere, sia per il gran numero di storie natalizie prodotte, circa quaranta in quarant’anni di attività.

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Dalila Forni

1991. Studentessa di Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee a Milano. Vivo di letteratura, pastasciutta e buona birra.

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