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La pornocultura balla sulle rovine di un mondo allo sfacelo

5 minuti di lettura

Perché il porno oggi più di sempre? Pornocultura espansa, spogliata e irriverente che arriva dappertutto. Live cams, chat erotiche, online dating, sex movies. È la crisi dell’individuo moderno che travolge anche la “pudica”, “intima” dimensione dell’Eros.

Pornocultura. Viaggio in fondo alla carne è un libro di Claudia Attimonelli e Vincenzo Susca. Un mondo popolato di reti tra Youporn, Grindr, gay-for-pay, gif porno, dark room, pornhorror , domina una denuncia senza uscite di sicurezza. Ed è una popolazione non solo virtuale quella dei protagonisti di questo testo senza freni: l’intangibilità del web 2.0 svicola veloce negli interstizi dello spazio quotidiano. Questo è il paese della pornocultura.

pornocultura
Fonte: salute.leonardo.it

Vertiginoso è l’intrecciarsi tra erotismo e morte. Dalla nascita del soggetto moderno al corpo a corpo ma solo bidimensionale del porno online, dove l’intrecciarsi di fisici e suggestioni diventa virale. Ed è un sesso tanto poco fatto di quei caratteri che dovrebbero essergli peculiari, troppo poco reale, eppure così travolgente. Si scatena un piacere perverso del guardare, in quel comunicare che è anche un creare un qualcosa, che prima dell’accensione non c’era. È un pezzo di vita decontestualizzato, poco vivo nei cinque sensi eppure che tanto li attiva.

Quelle che transitano sullo schermo sono immagini spesso edulcorate, pulite di sporchi soggetti, in cui si vede poco la bestialità, la imprecisioni, le imperfezioni dell’atto sessuale, e se ne godono solo gli aspetti fintamente idilliaci. È un sesso senza odori e senza batteri, senza timori, tremori o errori di percorso. Provato e riprovato, diventa meccanico nel suo avanti e indietro.

Fonte: bari-underground.blogautore.repubblica.it

Senza vergogna e senza restrizioni, è fruibile sempre e, potenzialmente, dappertutto. E forse questa passione per il contatto a distanza, che contatto non può essere, scrive di un’animalità, di un’istintività, fresca, spontanea, e bella, che stiamo perdendo. Dice di un ammosciarsi dei rapporti, in corpi che non sentono più il sangue scorrere libero e vivace, nelle vene.

In una realtà di corpi frammentati e decomposti continuamente dai media, sfregiati dalla guerra, dalla fame, dalle disgrazie, dalla droga, sale un rigurgito incontenibile con la paura del contagio. Malattie che viaggiano, e che non sono chiuse dentro uno schermo. Che rovinano, bloccano, soffocano gli amplessi, come l’avvento negli anni Ottanta dell’HIV, che ha guastato l’approccio al sesso di milioni di persone.

Fonte: www.italianosveglia.com

Pornocultura, viaggio in fondo alla carne saggia il grande mutamento antropologico postumano, dei giorni nostri. Si travalicano tutti i confini, senza remore e senza pudicizie. Si parla di Love Dolls e fotografia, body art e fetish BDSM. Festival del porno e tecnopornologia, con una dettagliata disamina della filmografia pornografica.

«Al di là del bene e del male e di ogni eventuale tentativo di condannarne gli effetti sulla morale pubblica, natiche, seni, peli pubici, cosce divaricate, bocche spalancate e quant’altro, sono ovunque»

Eppure

«Guardiamoci attorno: le pareti del porno sono franate. I suoi nascondigli dissotterrati. Le sostanze dell’hard proliferano ora in ogni rivolo dello scenario pubblico, diffondendosi tramite successivi contagi virali»

Fonte: www.dagospia.com

È una libertà totale che vive nella totale dipendenza. Una lascivia voyeurista che non si fa vedere. Che può perpetrarsi all’infinito, allo sfinimento, a logorare la mente che sfrega sulla carne senza altra carne che le possa dare appagamento. A stare sul web, nessuna pratica è “depravata”.

Si indaga il corpo nei suoi limiti e negli spazi di confine «come se il set di ogni scena pornoerotica fosse anche la cabina da cui si analizzano, mettono alla prova e manipolano le soglie dell’umanità, del suo godimento e della sua felicità».

Pornocultura danza sulle rovine di un mondo allo sfacelo, che è andato troppo oltre per essere recuperato. Sono frammenti di un’umanità spezzata, che non trova e non cerca più la vocazione all’unità.

 

Francesca Leali

Nata a Brescia nel 1993. Laureata in lettere moderne indirizzo arti all'Università di Bergamo, dopo un anno trascorso in Erasmus a Parigi. Appassionata di fotografia, cinema, teatro e arte contemporanea.

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