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Lago di Garda su strada:
l’imperdibile nel puntinismo
dei suoi diversi paesi

5 minuti di lettura

Sul Benaco va tracciato un itinerario senza staccare mai la penna dal foglio. Chi si ferma è perso e chi salta riparte dal via. Bisogna stare coi piedi attaccati sull’asfalto, la mente larga e protesa e la vista a 360 gradi. È una meraviglia che si respira, che perfora gli occhi e aggredisce l’orecchio.

lago di garda da sirmione

Ad abbassare il finestrino e a cacciar fuori la testa si può incrociare lo sguardo della gente più strana. Se il naso lo si butta sull’azzurro tutto unico del cielo e dell’acqua del lago di Garda, si possono, tra gli altri, vedere i pollici in fuori di reduci autostoppisti. A fare i turisti sul lago non basta una vita. Non c’è una meta ma tutto lo è, e il modo più indicato per perdersi il meno possibile è stare sulla strada. Stare sulla strada per stare sul pezzo, navigare vento in poppa doppiando mete su mete, che sono preziose come pezzi di puzzle che al vicino devono stare incastrati. O tutto o niente, dice il lago, col suo puntinismo colorato di paeselli e viuzze e sentieri e montagne e colline e viti e ulivi e riflessi di giorni e di luci che passano, in un gioco costante di rimandi.

Ci sono le vie d’asfalto e quelle sterrate, e i sentieri di montagna che si inerpicano verso il cielo, crudeli e meravigliosi. C’è un modo di sedersi a tavola per spizzicare i cibi tipici e completare nello stomaco un’esplorazione nata fisica e intellettuale. Ma quando si mangia, sono mille volte più forti i sapori conquistati passo dopo passo, scavando la terra con i propri scarponi. Per questo, e per tanto altro, sono imperdibili le passeggiate sui cornicioni delle montagne che circondano il lago, corridoi aperti di viste mozzafiato a tanti metri sopra il livello del mare. I rifugi sono quasi una decina, e spadellano continuamente piatti tipici, dal cervo al gulasch, ai paioli di polenta, salumi e formaggi di malga, coronati da strudel e crostate dalle marmellate variopinte.

Al Monte Baldo si può salire in funivia, partendo da Malcesine, o si può inforcare in molti altri punti, salendo a piedi. È un massiccio tra Trento e Verona, con la cima nel vento dei 2218 metri di altitudine. È detto il “Giardino d’Europa” e custodisce molti endemismi. D’estate ci nevicano tantissimi deltaplani, ed è punto di partenza, d’arrivo o di passaggio per sportivi o finti tali, con la testa tra le nuvole o con i piedi per terra, come gli escursionisti a piedi, in mountain bike o a cavallo. D’inverno, scontatamente imperdibile, lo sci.

In tanti si arrampicano sulle croste rocciose che incorniciano il lago di Garda, per godere di momenti sospesi di piacere. In sospensione, sulla cresta di una vertigine. Sono percorsi da calcare a piedi o in mountain bike, pochi sono raggiungibili sgommando e rombando in sella a qualche bestia a motore. La “Terrazza del brivido” di Tremosine è un tuffo del cuore che si lancia nel vuoto. Valida è la vista anche su ai rifugi: Altissimo, Maso Naranch, Punta Larici. Per i più intrepidi, che i brividi li vogliono sentir scorrere come sangue per tutto il tragitto, ci sono le ferrate, come la via ferrata del Monte Colodri, ad Arco. Per i divoratori di spazio, su ruote o su piedi, imperdibile è la Ponale, una strada panoramica che in precedenza collegava Riva del Garda con la Valle di Ledro, mentre oggi è un sentiero che si inerpica fin su al piccolo abitato della […]

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Francesca Leali

Nata a Brescia nel 1993. Laureata in lettere moderne indirizzo arti all'Università di Bergamo, dopo un anno trascorso in Erasmus a Parigi. Appassionata di fotografia, cinema, teatro e arte contemporanea.

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