Le ninfe dell’amore e della discordia: come può cambiare una fantasia sul corpo femminile

La rimozione

I primi giorni di febbraio portano con sé un’aria indecisa tra la neve e il profumo dei primi fiori. É il 3 febbraio appena scorso e al Museo d’Arte di Manchester (GAM) decidono di rimuovere temporaneamente il dipinto del 1896 “Ila e le Ninfe” (Hylas and the Nymphs) dell’artista preraffaellita John W. Waterhouse. Un atto di certo cercato e voluto dai curatori del museo e da un’artista contemporanea in particolare, Sonia Boyce. L’intento è costruire una mostra personale del suo lavoro alla galleria che inaugurerà il 23 marzo 2018.

Un’azione pronta a creare tumulto nel mondo dell’arte, ma non solo. Al posto del dipinto è stato installato un’apposito spazio in cui viene chiesto ai visitatori di dire la propria idea sulla rimozione.

fonte: http://manchesterartgallery.org/blog/presenting-the-female-body-challenging-a-victorian-fantasy/

Nel mito

Nella mitologia e religione antica greca (e romana), le ninfe formavano il seguito di Artemide (Diana per i romani), divinità femminili di un ordine inferiore alle divinità dell’olimpo ma connesse in modo unico con il principio liquido della vita e con le forze naturali. Rappresentate spesso come vergini, fanciulle ammalianti, erano in realtà divise in molte classi.

Venivano invocate come protettrici di elementi naturali, un albero o un gregge di pecore.

Note per la loro benevolenza nei confronti dei mortali spesso erano figure associate, per natura e sorte, agli uomini stessi. Queste disposizioni umane erano ben rappresentate nell’espressione dell’amore. La mitologia è piena di storie d’amore tra ninfe e uomini mortali, adolescenti o eroi.

Rese ancora più belle dagli artisti, dalle storie e dalle poesie, le ninfe sembrano essere prescelte e destinate ad una vita tra il fantastico e il fiabesco, dove l’amore e il corpo femminile vivono lo stesso spazio ed entrano nelle fantasie umane.

A loro non veniva attribuita soltanto la capacità di trarre l’amore dai mortali, ma anche di infondere forza agli uomini attraverso una sovreccitazione estatica.

Nel caso delle Ninfe rappresentate da Waterhouse, Ila, giovane prediletto da Eracle (Hercules) e di incantevole bellezza, fa parte della spedizione degli Argonauti, ma durante il viaggio viene rapito dalle ninfe che abitano una fonte d’acqua. Il sottobosco e le forme del corpo delle bellissime ninfe lo trattengono in una favola infinita, come se esistesse un luogo e un tempo del piacere e dell’amore infinito.

Il mito contemporaneo

Il mito di oggi sembra non essere compatibile, né ben inquadrabile. In un mondo pieno di questioni intrecciate tra genere, razza, sessualità e classe, in che modo le opere d’arte possono parlare in modi più contemporanei e rilevanti? La sfida della GAM parte da questa domanda, a cui cerca di rispondere grazie alla collaborazione con l’artista britannica, Sonia Boyce.

Il corpo femminile è inteso, oggi, come una forma decorativa passiva?

L’indagine viene inserita in una società in cui nei media, e a velocità supersonica sui social media, c’è stata molta indignazione e qualche fanatismo nato dalla retorica della censura e del capezzolo libero. Ad alimentare la rimozione delle Ninfe è stato anche il dibattito generato dalle campagne femministe «Time’s Up» e «#MeToo».

Sonia Boyce, di origini afro-caraibica, che di solito lavora con grandi pannelli disegnati o collage fotografici, oggi sfida una fantasia vittoriana e si propone di coinvolgere un gruppo di persone maggiore.

É la stessa curatrice d’arte contemporanea della GAM, Clare Gannaway, ad ammettere le intenzioni di andare contro la censura e provocare un dibattito necessario.

Rimuovere le ninfe da una galleria è provocatorio, ma non merita il disprezzo
Gilane Tawadros

Più che una censura, o una semplice provocazione, è una conversazione aperta sull’argomento, così discusso da tempo, della sessualità.

Se vuoi partecipare aggiungi i tuoi pensieri usando #MAGSoniaBoyce.

Related Post

Condividi:

Fausta Riva

Fausta Riva nasce in Brianza, il 7 novembre 1990. Il suo intento, quello di accostare la visione fotografica a quella geografica, cercando un modo per spiegare il mondo, per capirlo. Fausta Riva nasce sognatrice, esploratrice dell’ordinario. Ama le poesie, ama perdersi e lasciarsi ispirare.