Le origini di uno stereotipo

Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi… – queste sono le parole con cui si apre La canzone del sole, celebre componimento del 1971 della coppia Battisti-Mogol. Tuttavia, la storia dei capelli biondi e degli occhi azzurri come archetipo della bellezza femminile ha radici lontane, che affondano nelle viscere della cultura europea.
Siamo nell’Italia comunale del ‘300, quando fece la sua comparsa sul panorama culturale una raccolta di poesie destinata a cambiare le sorti dell’Occidente: Francisci Petrarchae laureati poetae Rerum vulgarium fragmenta – meglio conosciuto come il Canzoniere di Francesco Petrarca, raccolta costituita da 366 componimenti: 317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e 4 madrigali.
Qui tutto ebbe origine: infatti è proprio nel Canzoniere che è collocato un sonetto che fungerà da impareggiabile modello per la poesia europea dei secoli a venire: Erano i capei d’oro a l’aura sparsi.

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

che ‘n mille dolci nodi gli avolgea,
e ‘l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi ch’or ne son sì scarsi;e ‘l viso di pietosi color farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i’ che l’esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di subito arsi?

Non era l’andar suo cosa mortale,
ma d’angelica forma; e le parole
sonavan altro che pur voce umana.

Uno spirito celeste, un vivo sole
fu quel ch’i’ vidi: e se non fosse or tale,
piaga per allentar d’arco non sana.

In questi 14 sublimi versi è racchiusa l’Europa che verrà: basti pensare al fenomeno del petrarchismo, che dominerà il panorama, intellettuale e non, già dal ‘300, ma sopratutto nel ‘400 e, ancor di più, nel ‘500.
Siamo ora a Venezia, nel 1525, nel pieno del dibattito su qual fosse la lingua da utilizzare nello scrivere: Pietro Bembo pubblica Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua, testo nel quale propone Boccaccio a modello della prosa e, per l’appunto, il nostro Petrarca come modello cui ispirarsi scrivendo in versi – ed è qui che fu teorizzato il petrarchismo.

Su quello che ha significato il Petrarca nella tradizione culturale europea si potrebbero scrivere trattati su trattati, ma voglio ora ritornare al punto da cui siamo partiti: Erano i capei d’oro a l’aura sparsi come archetipo della bellezza femminile.

La donna che ci presenta qui Petrarca non credo però sia facile incontrarla camminando per strada: Non era l’andar suo cosa mortale, ma d’angelica forma; e le parole sonavan altro che pur voce umana. Quella che qui ci viene piuttosto presentata è una donna ideale, fatto legato anche al platonismo presente in Petrarca. Questa donna d’angelica forma, che noi sappiamo essere l’amata Laura, viene descritta così come vista al primo incontro – la dimensione del passato viene quasi divinizzata e contrapposta invece alla dimensione del presente [e ‘l vago lume oltra misura ardea di quei begli occhi ch’or ne son sì scarsi ]. Questa frattura tra passato e presente viene però qui superata dalla forza dell’amore che si fa beffe della forza corrosiva del tempo [Uno spirito celeste, un vivo sole fu quel ch’i’ vidi: e se non fosse or tale, piaga per allentar d’arco non sana]. La donna descritta ha i capei d’oro a l’aura sparsi – capelli biondi mossi dal vento che li avvolge in mille nodi; e nei suoi bei occhi riluce straordinariamente un’amabile luce. Oggi, nel 2013, potremmo quasi dire che sia una descrizione banale, stereotipata – stereotipata, appunto: ancora oggi la donna ideale narrata da Petrarca funge da archetipo di bellezza femminile.

Per vedere come questo stereotipo si sia radicato nel nostro comune modo di pensare, vorrei fare un salto di un secolo dal Canzoniere di Petrarca: siamo ora alle ultime battute del ‘400, quando viene realizzata da Sandro Botticelli la famosissima tela La nascita di Venere. Manifesto dell’arte rinascimentale italiana, questa opera è considerata il canone della bellezza femminile nell’arte – ma la nostra Venere non ha dei tratti che riconosciamo? Erano i capei d’oro a l’aura sparsi…

Tanto altro si potrebbe ancora dire e tanti altri esempi si potrebbero trovare, fino alle soglie dei giorni nostri. Per riprendere da dove avevamo cominciato: Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi… Siamo nel 1971 quando esce questa canzone, ma nulla sembra essere cambiato: se si deve pensare ad uno stereotipo di bellezza femminile, si ricorre ancora al modello proposto da Petrarca.
In questi ultimi tempi però questo mito sembra che stia perdendo di forza – è un altro dei grandi racconti che sta cadendo?

Michele Castelnovo
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