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I migliori libri LGBTQ+ da leggere per il Pride Month

15 minuti di lettura

Giugno è storicamente il mese del Pride, dedicato all’orgoglio delle molteplici identità che compongono la comunità LGBTQ+. Quest’anno, inoltre, questa ricorrenza è di un’attualità ancora più scottante, tra le discussioni in Italia sull’approvazione del DDL Zan e le leggi omofobe recentemente promulgate dall’Ungheria. Noi di Frammenti Rivista siamo convinti che il primo passo per abbattere ogni forma di discriminazione sia sempre conoscere l’altro, per poter capire al meglio il suo vissuto e le sue rivendicazioni. Quale modo migliore per conoscere la variegata comunità LGBTQ+ se non attraverso la lettura? Ecco di seguito una selezione dei migliori libri a tema LGBTQ+, secondo noi.

«La canzone di Achille» di Madeline Miller

Libro d’esordio di Madeline Miller, pubblicato nel 2013, La canzone di Achille (acquista) è diventato bestseller internazionale e continua ad avere anche negli ultimi anni un enorme successo. La trama ci riporta nella Grecia arcaica, durante la guerra di Troia. Sebbene il tema sia stato largamente sfruttato, Miller porta una novità di questo romanzo. L’autrice vuole, infatti, far luce su una storia d’amore poco riconosciuta nel mito: non si parla di Ettore e Andromaca e nemmeno di Paride ed Elena. Sono Patroclo ed Achille i due protagonisti, è il loro rapporto ad essere sviscerato e mostrato al lettore senza paura.

I due protagonisti vengono descritti come completamente diversi: Patroclo, più incline alla pace e interessato alla medicina, e Achille, definito come «il migliore dei greci», il semidio che porterà la Grecia alla vittoria. Il primo più gentile, il secondo più schivo e freddo. Eppure, si viene a creare un legame strettissimo tra loro, un sentimento che li porterà a rimanere uno al fianco dell’altro, fino alla fine dell’epopea più conosciuta al mondo. È uno dei migliori libri a tema LGBTQ+, lettura ideale per celebrare questo Pride Month. Un romanzo scorrevole, interessante, che riesce a toccare le giuste corde, dando uno sguardo diverso al solito mito che tutti conosciamo e celebrando un legame così forte da superare la prova del tempo.

Greta Mezzalira

«Chiamami col tuo nome» di André Aciman

Chiamami col tuo nome (acquista) di André Aciman è un romanzo uscito per la prima volta nel 2007, ma che dieci anni dopo ha ottenuto notevole popolarità grazie all’omonimo film di Luca Guadagnino che ne è stato tratto. Il romanzo, tra i più famosi libri LGBTQ+, racconta di Elio, un ragazzo ebreo italo-franco-americano appassionato di letteratura che si innamora, ricambiato, di Oliver, studente americano di sette anni più grande. Oliver è ospite della famiglia di Elio in quanto il padre, un professore, accoglie ogni anno uno studente straniero. Lo sfondo della storia d’amore è una bellissima riviera ligure, descritta con dovizia di particolari. Il pregio principale dell’opera è l’io narrante: Elio ci racconta la sua storia attraverso la sua frustrazione, ansia e desiderio di avere Oliver, in ogni senso, al punto quasi di coesistere. Il tutto con citazioni letterarie colte, che vanno dall’Eneide ad autori più contemporanei, che contribuiscono a caratterizzare il suo personaggio in toto e a far empatizzare il lettore con lui e con la sua personalità e tormenti.

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Aciman opera un meticoloso lavoro di introspezione, ma anche di cura delle parole: ognuna, da «dopo» fino ai nomi propri, diventa fondamentale ai fini della vicenda. Il nome è, nella concezione latina del nomen loquens, non soltanto un nome. I luoghi sembrano uscire dalla carta per avvolgere durante la lettura, la passione sempre in tensione tra i due ragazzi spinge a consumare tutta d’un fiato l’esperienza cognitiva alla scoperta dell’amore, della giovinezza e della bellezza. Per noi italiani, in modo particolare, Chiamami col tuo nome è una lettura avvolgente e penetrante.

Silvia Argento

«Orlando» di Virginia Woolf

Orlando (acquista) è un romanzo scritto da Virginia Woolf agli inizi del Novecento. È la biografia di un uomo, Orlando, che improvvisamente si risveglia donna. La metamorfosi, che avviene in uno spazio-tempo irreale poiché il personaggio vive ben tre secoli e in paesi differenti, vuole svelare l’insensatezza delle differenze di genere, che si basano soltanto su un “vestito” tradizionale e culturale. Ciò che in fondo Woolf vuole sottolineare, in questo e in altri testi degli stessi anni, è che la differenza tra uomo e donna è fittizia, e tale impostazione certamente avrà degli effetti sul femminismo del Novecento. Si può dire in questo senso Virginia Woolf concretizzi a livello letterario concezioni che saranno riprese ad esempio da Simone de Beauvoir, che mostrerà il concetto di genere come costruzione culturale-tradizionale e che avrà poi una forte eco prima nello strutturalismo, poi nei concetti di Foucault, fino ad una delle più importanti studiose contemporanee di studi di genere: Judith Butler.

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Ma oltre a questo, il motivo per cui Orlando di Virginia Woolf è divenuto uno dei libri cult del mondo LGBTQ+ è la transizione che il personaggio compie da uomo a donna, divenendo di per sé il primo personaggio transessuale della storia della letteratura moderna, e riuscendo in questo senso a superare una serie di stereotipi culturali borghesi che forse soltanto al giorno d’oggi siamo inclini a mettere in dubbio.

Vladislav Karaneuski

«Le transizioni» di Pajtim Statovci

Nella nostra selezioni di libri a tema LGBTQ+ non poteva mancare Le transizioni (acquista) di Pajtim Statovci, autore kosovaro naturalizzato finlandese. Pubblicato da Sellerio nel 2020, è un romanzo che ha saputo trattare in maniera innovativa l’identità di genere non solo etnica, ma anche sessuale. Il protagonista di questo romanzo è Bujar, la cui storia si dipana dal 1990 al 2003. Partito giovane dall’Albania per l’Italia assieme all’amico – e anche unico amore della vita – Agim, Bujar si muove tra varie identità in cerca di un posto nel mondo e di una nuova identità.

L’inserimento di Bujar in una nuova società, però, risulta molto difficile. Il sogno di una nuova vita diventa impossibile da realizzare, in quanto il protagonista viene sempre etichettato come diverso, estraneo a sé e agli altri. Allo stesso tempo, il giovane rinnega le sue origini albanesi, e questo fa di lui un apolide, un pirandelliano: uno, nessuno, centomila senza identità né origine, «una menzogna che va creata dal nulla».

A metà fra Orlando di Virginia Woolf e Middlesex di Jeffrey Eugenides, Le transizioni è il romanzo dell’identità liquida, fluida, che non ammette categorizzazioni di genere ed etnia. Bujar è uomo, donna, ma è anche cittadino del mondo, e la sua storia è un inno alla libertà di essere ciò che si desidera, in breve: di essere umani, di essere mondo.

Alberto Paolo Palumbo

«Un bacio» di Ivan Cotroneo

Un bacio (acquista) di Ivan Cotroneo è uno dei migliori libri LGBTQ+, che, seppur brevissimo, dà al lettore numerosi spunti di riflessione su tematiche purtroppo ancora attuali, come l’omofobia e il bullismo. Narra la stessa storia tre volte, dal punto di vista di tre personaggi diversi: due adolescenti, Lorenzo e Antonio, e una loro professoressa, Elena. Lorenzo è un adolescente dichiaratamente gay trasferitosi da poco in una città del Nord-Est italiano. Si invaghisce di un compagno di classe, Antonio, che fatica ad ammettere – in primis a sé stesso – che Lorenzo non gli è indifferente, complice l’ambiente maschilista e omofobo in cui è cresciuto. La storia sfocia in tragedia, sotto lo sguardo impotente di Elena.

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Il punto di forza del romanzo, ispirato da un fatto di cronaca reale – l’omicidio del giovane Larry King nel 2008, in California –, sta proprio nella scelta dell’autore di raccontare la stessa storia da più punti di vista, accompagnando i lettori prima nella mente di un ragazzo vittima di omofobia, poi del suo assassino. Cotroneo ci mostra che fin troppo spesso dietro un omofobo c’è una persona a sua volta vittima della cultura patriarcale, che si appoggia all’odio omofobico solo per cercare di affermare la propria virilità e non essere giudicato. L’unico vero carnefice, sembra dirci l’autore, è la mascolinità tossica che ancora oggi impregna la nostra cultura fin nelle cose all’apparenza più insignificanti.

Francesca Cerutti

«Thérèse e Isabelle» di Violette Leduc

C’è in Violette Leduc una tensione a rivoluzionare lo sguardo, un’attitudine perturbante, di soffusa poesia. Thérèse e Isabelle (acquista), storia ai confini del sogno, si nutre di attimi liminari, procede per sottrazioni, rimandi, interstizi di ambientazione. La notte, anzitutto: tempo sospeso e propizio, in cui scoprire sé stesse, consumare la propria pelle: «Le allieve e la sorvegliante si saziano d’ombra e d’assenza. Io sono sveglia, diffido». Thérèse e Isabelle si conoscono in collegio, sono figlie di appartenenze fuggite, spezzate, ricomposte in un legame altro – nascosto agli occhi del mondo. Il collegio, gabbia metaforica ed esistenziale – casa di fantasmi e di tormenti – diviene il luogo della scoperta, dell’incontro con l’altra: «Isabelle mi tirò a sé, mi distese di traverso sul piumino, mi sollevò, mi prese tra le braccia».

Il corpo è il fuoco dell’opera, impareggiabile strumento diagnostico e di attrazione, teso allo svelamento di dati incerti, coperti dalla cenere del filisteismo. È attraverso il tatto – meglio, nel racconto tattile della passione – che si realizza l’unità delle protagoniste, un’unità singola e personale, che si realizza a partire dall’altra. E dell’altra ha il profumo, i colori, lo sguardo: come quello di Thérèse, che svela l’amore degli inizi. Il più ingenuo, il più bello, la sola vera sovversione.

Ginevra Amadio

«Acquadolce» di Akwaeke Emezi

Acquadolce (acquista) di Akwaeke Emezi è uno dei libri LGBTQ+ che meglio scardina ogni preconcetto occidentale sul sé, la propria identità e il concetto stesso di realtà. Incasellato spesso impropriamente nel genere del realismo magico, Acquadolce è invece un resoconto quasi biografico, un esperimento di autofiction condotto attraverso uno specifico filtro culturale.

libri lgbtq+

Emezi condivide con la protagonista Ada la travagliata gioventù vissuta tra la Nigeria e gli Stati Uniti, l’identità di genere non binaria e un tipo particolare di pluralismo del sé definito nella cultura Igbo come ogbanje. Gli ogbanje, nello specifico, sono spiriti ancestrali che coabitano nel corpo di un essere umano, dando così origine a un senso del sé multiplo e sfaccettato, che non coincide pienamente, come si potrebbe pensare, con la definizione classica di disturbo dissociativo di identità. La spiritualità Igbo, intesa come religione ma soprattutto come chiave di lettura della realtà, arriva in soccorso nel momento in cui il razionalismo eurocentrico non basta più.

La tematica queer non è quindi centrale alla narrazione in Acquadolce, ma si interseca con la vita di Ada e dei suoi spiriti: la protagonista ha relazioni sia con uomini che donne, si sottopone a una mastectomia per ridursi il seno e adotta alternativamente un abbigliamento androgino oppure iper-femminile. Questa identità fluida è il modo che Ada ha di esprimere tutti i suoi sé nel mondo.

Francesca Fenaroli

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Redazione

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