L’utopia profetica in “Madre!” di Darren Aronofsky

Darren Aronofsky, regista e sceneggiatore statunitense, sa bene come incantare il pubblico e tenerlo col fiato sospeso. Dopo aver collezionato numerosi successi di critica e box office (si pensi a Requiem for a Dream, The Wrestler e Il Cigno Nero), Aronofsky torna con un nuovo, sconvolgente e delirante film: Madre!.

Parte 1: l’inizio di un’epopea biblica

Protagonisti di un cast stellare sono Jennifer Lawrence (madre) e Javier Bardem (Lui), marito e moglie la cui vita apparentemente placida e tranquilla viene sconvolta dall’arrivo di un personaggio misterioso, interpretato da Ed Harris (uomo). L’equilibrio fra i coniugi sembra vacillare, e soprattutto quello di madre, vistasi rilegata al di fuori di ogni decisione e conversazione che il marito intrattiene con lo sconosciuto. Scrittore e poeta di grande successo, Lui scoprirà presto che uomo è in realtà un suo grandissimo ammiratore e che, essendo prossimo alla morte, desiderava conoscerlo con tutto sé stesso. L’entusiasmo di Lui è incontenibile, tanto da ospitare anche la moglie (donna, interpretata da Michelle Pfeiffer) e i figli del suo ospite (Domhall Gleeson, figlio maggiore e Brian Gleeson, figlio minore).

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Aronofsky oscura volontariamente i nomi dei personaggi identificandoli con sostantivi generici, dei quali solo quello di Lui porta la lettera maiuscola. I riferimenti biblici sono chiari, espliciti, e se mai vi fossero dei sospetti, vengono prontamente chiariti con la drammatica scena del fratricidio. Sebbene non vengano mai esplicitati i ruoli dei singoli personaggi, si deduce come uomo e donna rappresentino simbolicamente Adamo ed Eva, appunto il primo uomo e la prima donna. I caratteri dei due personaggi sono invece alquanto netti: uomo è remissivo, sottomesso, mentre donna è sfacciata, arrogante e seduttrice. Altrettanto esplicito è il richiamo a Caino e al suo omicidio del fratello Abele, la cui colpa era quella di essere il figlio prediletto. In tutto questo risalta la meravigliosa figura di madre, che Jennifer Lawrence rende meravigliosamente, una donna placida, materna ed amorevole, devota fino all’eccesso al marito, desiderosa solo di costruire un perfetto nido per lei e il suo amato. Dopo varie peripezie, funerali e feste che si alterano senza un senso apparente, madre e Lui riescono a ritrovarsi nella passione, e la prima parte si conclude con l’annuncio di una nuova vita in arrivo.

Parte 2: tra apocalisse e rinascita

Tutto nella vita dei coniugi sembra essere ritornato alla normalità: madre è radiosa e quasi al termine della gravidanza, Lui scrive senza sosta grazie alla ritrovata ispirazione. Ma all’improvviso, dal nulla, una folla urlante si precipita nella loro casa, e come una setta folle si raduna attorno a Lui, ruba gli oggetti che Lui ha toccato, e si stabilisce nella loro casa. La violenza è dirompente, la gente inizia ad uccidersi senza motivo, con la pretesa di essere nuova fonte di ispirazione per Lui, mentre madre lotta da sola per proteggere sé stessa e il bambino non ancora nato.

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Sebbene il caos sia terrificante, niente è più agghiacciante dell’indifferenza di Lui, troppo esaltato dal fanatismo dei suoi adoratori per occuparsi della moglie. Solo l’imminente parto e la nascita del bambino sembrano distrarlo dal suo delirio. Ma anche questa volta, la sua vanità è più forte di ogni altro sentimento, e trionfante mostra il bambino alla folla che subito glielo strappa, lo uccide, e ne mangia le carni in uno scenario apocalittico. Ed ecco che finalmente madre si rivela, e scatena la rabbia più grande, più impietosa e furiosa che esista al mondo: quella appunto di una madre che vede uccidere suo figlio. Madre è implacabile, e con un frammento di vetro uccide chiunque le capiti a tiro, per poi, nella disperazione più totale, far esplodere la casa. Ormai mortalmente ustionata, madre viene cullata nelle braccia di Lui che, implorante, le chiede ancora uno sforzo, le chiede ancora più amore. Così madre, generosa fino alla fine, si lascia strappare il cuore e muore in una nube di cenere. Sarà proprio il suo cuore, divenuto un cristallo, a permettere a Lui di creare nuova vita e di generare una nuova madre.

Parte 3: tra Dio, uomo e natura

Protagonista di questo film, è dunque il duplice e complicato rapporto che Dio ha con l’uomo e con la natura. Il Dio di Aronofsky, pur non essendo cattivo, è vanitoso, superbo, egocentrico ed egoista. È come un artista attratto irresistibilmente dalla fama, innamorato dell’adulazione, troppo occupato a crogiolarsi nel suo culto per accorgersi della sua amata compagna, la natura.

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Madre è infatti la generosa, salvifica, e maltrattata natura, vittima costante degli abusi dell’uomo, che la deturpa, la massacra, ne uccide i frutti senza pietà. Sebbene il film si presti ad essere definito un’utopia, esso è in realtà sorprendentemente realistico. La violenza con la quale l’uomo sta distruggendo la natura è immensa, è violenta, è priva di senso, così come l’indifferenza di Dio di fronte agli scempi dell’umanità. In tutto questo abominio, l’unica vera bontà è quella di madre, il cui amore viene martirizzato nel piccolo corpo di suo figlio.

Profetico, geniale e straziante, Madre!  di Aronofsky è forse uno dei film più intensi e più veri degli ultimi anni. È forte, è messianico, ed è un invito al rispetto e all’amore per la madre di tutta l’umanità, quella natura che dona la vita, che dà tutta sé stessa, ma che se provocata, se privata di quanto ama di più, può essere così distruttiva, così crudele, così priva di scrupoli, che nulla potrà impedirle di vendicarsi.

 

Anna Maria Giano
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