Margaret Atwood: The Handmaid’s Tale e la nuova filosofia femminista  

Margaret Atwood (Ottawa, 18 novembre 1939) è una delle scrittrici più apprezzate e discusse del momento, soprattutto in merito ai numerosi adattamenti televisivi tratti dai suoi romanzi (tra cui The Handmaid’s Tale prodotta da Hulu e Alias Grace, da Netflix).

Sebbene la Atwood abbia iniziato la sua carriera letteraria negli anni Sessanta (con The Edible Woman, 1969), i suoi testi si stanno diffondendo, in modo quasi epidemico, negli ultimi anni, accrescendo quel fenomeno strano e ambiguo che è il femminismo. Seguendo la scia di quello che viene definito il “second wave feminism”, la filosofia della Atwood si basa su un’analisi critica e distopica del ruolo della donna all’interno della quotidianità: maternità, vita domestica, e, in modo predominante, sessualità. Attraverso un approccio fantascientifico, la Atwood racconta, in afflati quasi premonitori, quello che potrebbe essere il futuro del genere femminile. Suo indiscusso capolavoro è il romanzo The Handmaid’s Tale (Il Racconto dell’Ancella, 1985), dove il bigottismo religioso, catastrofi climatiche e un ritorno ad una gerarchia sociale antidiluviana, si mescolano in una trama che tiene col fiato sospeso sino all’ultima pagina.

La caratteristica primaria della Atwood, e in particolare di The Handmaid’s Tale, è l’approccio alla fertilità e alle gravidanze come elementi che costringono la donna al ruolo di mero organo riproduttore, una creatura priva di libertà soggetta al patriarcato e alle restrizioni di una realtà androcentrica. Sebbene il femminismo si ponga come un’ideologia scomoda e difficile da digerire, esso è tuttavia necessario se non imprescindibile per una contemporaneità che lascia poco spazio alle minoranze. Il lettore scettico, leggerà nella Atwood un mero racconto distopico, sicuramente avvincente, ma poco credibile. Il lettore attento comprenderà invece come le parole della Atwood siano drammatiche e terribilmente reali. La donna della Atwood è la donna moderna che, nonostante le conquiste e i traguardi di emancipazione raggiunti negli anni, vede ancora la sua libertà vincolata alla volontà dell’uomo. Se l’uomo volesse, potrebbe privarla di quell’indipendenza tanto duramente conquistata. Ridicolo? Assurdo? Improbabile? Assolutamente no.

Le ancelle della Atwood, donne-forno che incubano il seme del futuro, continuano tristemente ad esistere, incapaci di scegliere per sé stesse, private di ogni potere decisionale riguardante il loro corpo. Per trovare una realtà simile, non serve andare lontano, ma nella vicina Irlanda. Con un referendum alle porte per abolire l’ottavo emendamento della Costituzione (che vieta l’interruzione di gravidanza), donne di ogni età e nazionalità manifestano per le strade di Dublino reclamando la loro libertà. Alcune di loro indossano l’abito rosso e la cuffia bianca simbolo delle ancelle della Atwood, e ciò testimonia il grande potere sociale che la scrittrice ha infuso nelle sue pagine.

Sebbene il femminismo, così come i romanzi della Atwood, tendano ad essere tristemente sottovalutati, essi sono più importanti che mai, aprendo le porte a nuove consapevolezze che riguardano la diversità, l’accettazione dell’alterità, la risoluzione dei conflitti interni al genere umano. Capire e apprezzare i romanzi della Atwood è capire le difficoltà non solo della donna, ma di qualunque minoranza, e forse, la lettura e comprensione dei suoi romanzi è il primo passo verso il cambiamento.

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