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In Medio Oriente non si ferma l’escalation di violenze

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È sabato pomeriggio e, a Napoli, è in corso una manifestazione di solidarietà per il popolo palestinese. Tremila persone, giovani e adulti, italiani e arabi, che chiedono la fine immediata del bombardamento di Gaza da parte dell’esercito israeliano nonché la fine dell’oppressione sistematica del popolo palestinese.

I bambini palestinesi lottano ogni giorno per sopravvivere. I palestinesi non stanno attaccando, ma si difendono. Napoli è la città che ha conosciuto una spontanea resistenza al nazifascismo. I napoletani possono, più di chiunque altro, comprendere la nostra rabbia contro l’oppressione

Al megafono Maisa, palestinese da quattordici anni in Italia
Foto di Foto dalla Pagina FB del Centro Culturale Handala Ali – مركز حنظله علي الثقاف)

Oltre a Napoli, anche altre città di Italia si sono riempite di manifestanti: Milano, Roma, Torino, Bologna, Padova e molte altre. La mobilitazione è corsa sui social e, in poche ore, ha portato a migliaia di adesioni.

Accanto a Maisa, c’è anche Omar, palestinese in Italia da 43 anni. Anche lui vive a Napoli, città che, per ironia della sorte, è gemellata con Nablus, la sua città d’origine.

Ogni giorno e senza vergogna, l’Italia dimostra di seguire una politica pro-Israele – dice Omar- Nessuno dice “moderatevi e salvate i civili”. È vergognoso che il primo ministro di un Paese del Mediterraneo non si sia ancora espresso sulla questione.

Ma cosa sta accadendo nelle ultime ore in Medio Oriente?

In Medio Oriente, sulla Striscia di Gaza continuano i bombardamenti da parte dell’esercito israeliano. Al momento i morti sono 198, di cui 58 bambini. Nonostante Israele abbia dichiarato di mirare a punti strategici di Hamas, in realtà ha colpito numerose aree civili. Tra queste il palazzo dei media a Gaza, che ospita anche gli uffici dell’emittente Al Jazeera e dell’Associated Press.

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Ad aggravare la situazione una situazione di oppressione che impedisce ai palestinesi di Gaza di fuggire: la striscia di Gaza, infatti, è sottoposta al controllo militare di Israele con riferimento a tutto ciò che entra ed esce in questo territorio, comprese le persone. Di conseguenza, non c’è alcun modo di sfuggire ai bombardamenti: i palestinesi di Gaza non possono fuggire come rifugiati in nessun altro posto.

Cisgiordania

In Cisgiordania, ossia quella porzione di Palestina sottoposta dal 1967 a occupazione militare israeliana, la tensione cresce di giorno in giorno. A Ramallah, alcuni filmati mostrano l’aggressione anche di giornalisti palestinesi da parte di militari israeliani. Inoltre, nel corso delle proteste, i droni israeliani colpiscono dall’alto i civili, ferendoli.

Sara (nome di fantasia per garantirle la sicurezza) è una ragazza italiana che vive da anni in Cisgiordania. Domenica 16 maggio, ci descrive così quello che sta accadendo;

Ieri, per il sesto giorno consecutivo giovani, adulti, vecchi e bambini si sono riversati nelle strade di Ramallah per protestare contro la violenza che subiscono da 73 anni a questa parte e che è incrementata nell’ultimo periodo in seguito alle proteste di Shaikh Jarrah. Ogni protesta termina a Beit El, dove giovani palestinesi si interfacciano con la brutalità e la violenza dei soldati israeliani, pronti a sparare, lanciare granate e gas contro un “esercito” di giovani le cui uniche armi sono pietre e pneumatici infuocati (che servono per offuscare la vista dei soldati e impedire loro di colpire i ragazzi)! Da alcuni giorni a questa parte la nuova tecnica dei soldati per sparpagliare la folla è quella di fare volare sulle loro teste un drone, carico di gas, terrorizzare i presenti, sparpagliandoli, per poi tornare indietro e colpire quando meno ci si aspetta. A pochi metri da me ieri un ragazzino di poco più 18 anni è stato colpito dal gas lanciato dal drone. Altri ragazzi sono stati feriti. Ma le ambulanze e i volontari erano lì pronti a supportare tutti

Anche qui, in Cisgiordania, la possibilità dei palestinesi di circolare e spostarsi è molto limitata. Da decenni, i check-point israeliani controllano ogni spostamento della popolazione palestinese.

Gerusalemme Est

La parte palestinese della città santa, che Israele ha annesso unilateralmente in sfregio a quanto previsto dal diritto internazionale, è ancora dominata dalla violenza. Numerose le incursioni dell’esercito israeliano nei quartieri palestinesi. I video, diffusi sui social, mostrano una situazione incandescente con aggressioni sia da parte dei militari che dei civili israeliani.

Gerusalemme in fiamme – Ansa

Sheikh Jarrah, quartiere che ha visto l’inizio delle proteste per la politica di sfratto operata a danno di residenti palestinesi, è ormai quasi completamente militarizzato. A potersi liberamente spostare al suo interno sono soltanto gli ebrei israeliani.

Israele

Sulle città israeliane i missili di Hamas continuano a cadere, anche se in parte sono intercettati dal sistema di difesa Air Dome che fa sì che i missili esplodano in aria senza toccare terra. Attualmente sono 10 le vittime e circa 140 i feriti.

Un edificio colpito a Gaza dai raid aerei israeliani – Ansa

In numerose città, tra cui Haifa e Lod, i palestinesi sono insorti e le proteste, grandi o piccole, sono all’ordine del giorno. Così come a Gerusalemme, anche qui molti sono i video che testimoniano le violenze dei civili israeliani verso negozi o persone palestinesi.

Diritto alla difesa?

Intanto, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che i bombardamenti della Striscia di Gaza non si fermeranno. Alla base delle sue parole, l’idea del diritto di Israele di difendersi, diritto supportato da molti altri Paesi che hanno, in un modo o nell’altro, espresso la loro adesione a questo principio. In primis gli USA, da sempre principale sostenitore dello stato ebraico.

Proprio ieri mattina, il Washington Post ha rivelato che l’amministrazione Biden ha approvato la vendita di armi a Israele per un valore di 735 milioni di dollari.

Ma molte sono anche le voci politiche che dissentono. Tra queste, quella di Alexandria Ocasio-Cortez, una delle più note esponenti progressiste del partito democratico statunitense, che ha dichiarato:

Il presidente e molte altre figure hanno dichiarato che Israele ha il diritto di difendersi (…). Ma i palestinesi hanno il diritto di sopravvivere?

Sul suo profilo Twitter ha poi scritto di non ritenere che gli Stati che commettono apartheid siano Stati democratici.

Intanto, però, mentre l’ONU brancola nell’incertezza e la comunità internazionale resta incerta sul da farsi, il numero di vittime civili aumenta di giorno in giorno.

La situazione non promette bene e finché la Palestina sarà sola, continuerà a soffrire e a perdere tanto, troppo! Il mio appello a tutti coloro che non sono qui – ci dice Sara – è di non smettere di mobilitarvi e di raccontare il vero. Prima o poi, qualcosa dovrà cambiare

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Gianluca Grimaldi

Napoletano di nascita, milanese d'adozione, mi occupo prevalentemente di cinema e letteratura.
Laureato in giurisprudenza, amo viaggiare e annotare, ovunque sia, i dettagli che mi restano impressi.

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