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Quel «Cinque maggio» che ha segnato la storia

5 minuti di lettura

“Ei fu”. Ma pochi morti sono altrettanto vivi. E poche opere dell’intelletto umano sono in grado di raccogliere lo spirito non solo di un uomo, ma di un’epoca intera. E oggi, 200 anni dopo, quando ancora forte è il dibattito sulle parole e sulla loro importanza, alcune di esse pesano più di altre e sono ancora degne di essere ricordate. Il 5 maggio è una data difficile da dimenticare, una di quelle che almeno una volta nella vita viene citata: a scuola, in un romanzo, in un film. Sono passati esattamente 200 anni dal famoso 5 maggio 1821, giorno in cui si spense durante il suo esilio a Sant’Elena Napoleone Bonaparte, l’uomo simbolo della modernità, delle contraddizioni del potere, dell’Europa in bilico tra le spinte rivoluzionarie e il ritorno degli antichi padroni. Un’ode scritta da Alessandro Manzoni lo ricorda, il cui titolo è appunto Il Cinque maggio, che è entrata di diritto nella storia della letteratura italiana e diventata il componimento poetico più famoso dell’autore de I Promessi Sposi.

Un Napoleone divisivo, ancora oggi

Sono passati 200 anni e ancora Napoleone Bonaparte fa parlare di sé. Il duecentesimo anniversario della morte ha riportato a galla tante ferite aperte che la comunità storica ha rispetto al condottiero corso. Figura divisiva, oggi in Francia si discute su quale sia stato il vero volto di Napoleone: da una parte lo stratega, capace di innovare, di emancipare gli uomini di valore, in discontinuità con l’antico regime; dall’altro il dittatore, lo spietato, l’imprudente, capace di travolgere gli ideali e gli insegnamenti della Rivoluzione Francese.

Tanti sono gli episodi che rendono Napoleone una delle figure più affascinanti, controverse e discusse della storia contemporanea. Indimenticabile e riportata in tutti i libri di storia è la sua incoronazione a Re d’Italia, avvenuta nel Duomo di Milano la mattina del 26 maggio 1805, con modalità simili all’incoronazione imperiale (e ancora più celebre) a Notre Dame dell’anno precedente, soggetto dell’iconico quadro di David. In entrambi i casi fu lui stesso ad auto-incornarsi: un segnale brutale e concreto della rottura con un sistema, quello della Chiesa di Roma, che sarebbe entrato in una crisi irreversibile solo pochi anni dopo.

L’incoronazione di Napoleone, di J.L. David. Pixabay.

200 anni anche dal componimento manzoniano

Napoleone Bonaparte, l’uomo che modernamente potremmo definire “colui che si è fatto da sé”, si spense alle 17.49 di 200 anni fa. Leggenda vuole che un suo fedelissimo in esilio con lui a Sant’Elena fermò le lancette dell’orologio imprimendo per sempre nella storia quel momento. Ma colui che, almeno in Italia, contribuì maggiormente all’indelebile ricordo della morte di Napoleone fu Alessandro Manzoni, all’epoca dei fatti 36enne, che all’uomo politico che aveva cambiato il mondo dedicò uno dei suoi componimenti più toccanti: Il Cinque maggio, le cui prime parole «Ei fu. Siccome immobile / Dato il mortal sospiro» appartengono al pantheon dei versi più belli della nostra letteratura.

I biografi narrano che quando Manzoni scoprì della morte di Napoleone, nel luglio dello stesso anno, interruppe bruscamente le sue attività e si buttò a scrivere la famosa ode. Ci vollero alcuni giorni per completarla, ma fu un grande successo che permise all’autore di uscire dai ristretti circoli intellettuali. Il Cinque maggio, che oggi “invecchia” anche lei e spegne 200 candeline, si diffuse in tutto il continente in cerchie più vaste e se ne ebbero ben presto una trentina di traduzioni.

ilibriantichi.com

Un segno del destino

E perché la storia è fatta di pianificazione ma anche di segni del destino, ha riaperto proprio ieri, ad un passo dal bicentenario napoleonico, La Pinacoteca di Brera, che fu lo stesso Napoleone ad inaugurare il 15 agosto 1809, giorno del suo compleanno. Si trova qui, nel museo milanese, l’autografo de Il Cinque maggio del Manzoni. Al condottiero e politico che cambiò le sorti del vecchio continente è dedicata la mostra «La Milano di Napoleone. Un laboratorio di idee rivoluzionarie. 1796-1821», prima esposizione della pinacoteca post Covid. Il cerchio si chiude.

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In apertura uno scatto preso da mariomancini.com

Agnese Zappalà

Classe 1993, brianzola di origini siciliane.
Ho studiato musica classica e scienze politiche.
Una passione insana per il caffè, il cinema francese e lo shopping (esagerato).
Per Frammenti Rivista mi occupo di Politica e Attualità.

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