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L’atelier della natura di Claude Monet

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Con le sue 60 opere esposte nel Complesso del Vittoriano, sembra essere tornata sotto i riflettori una passione diffusa per la pittura impressionista di Claude Monet (1840-1926). Una passione che ha convinto la direzione della mostra a prorogare ulteriormente l’esposizione fino al prossimo 3 giugno.

Breve viaggio nella pittura del maestro dell’impressionismo

I paesaggi naturali sono i protagonisti quasi assoluti delle tele, come è proprio della gran parte della produzione pittorica di Monet, che puntava a riproporre costantemente il paesaggio nelle sue infinite possibilità, come tante variazioni su tema. La figura umana è presente solo di rado e, quando c’è, viene affrontata al pari delle altre molteplici manifestazioni della natura.

Monet

Raramente Claude Monet è soddisfatto delle sue opere ed è proprio la sua insoddisfazione, che lo porta a ricercare incessantemente soluzioni nuove a partire da un medesimo tema (la natura in tutte le sue forme) e a ritenere inesauribili le possibilità della sua tavolozza.

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La scelta del paesaggio naturale come oggetto artistico privilegiato non si limita però a questo. Monet prende coscienza della potenza della vista umana e si impegna a fermare sulla tela non tanto la realtà in se stessa, ma le impressioni, che la vista della realtà gli suggerisce.

La natura come atelier

È per questo che Monet fa della natura il suo atelier; un atelier di vento, alberi, prati, nebbia e colore. Soprattutto colore. Monet infatti, esperto conoscitore delle leggi fisiche dell’ottica, sa perfettamente che in natura la luce di per sé non esiste. Sono i colori, registrati dall’occhio umano su diverse lunghezze d’onda, a dare l’impressione della luce.

La pittura in serie e la rottura definitiva con le tradizioni

Massima manifestazione di questa attenzione alla luce e al colore sono le pitture in serie (le ninfee, i covoni, i pioppi, le cattedrali di Rouen), che analizzano il rapporto tra luce e ambiente nei diversi momenti del giorno e dell’anno.

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Nelle diverse sfumature di colori, nel fine rapporto tra luce ed ombra, si sintetizza tutta la pittura di Monet. Una pittura, che ha suscitato numerose critiche, che non si limitano unicamente alla nascita del famoso appellativo di impressionismo, coniato in senso dispregiativo dal critico d’arte Leroy.

Monet

Le pitture in serie esaltano il valore mutevole della luce, ma costituiscono anche una rottura con la tradizione difficile da accettare per i pittori dell’epoca. Con la ripetizione potenzialmente infinita di uno stesso soggetto (come sono infiniti gli esiti della luce solare sul mondo e sull’occhio umano), Monet mette in discussione il valore unico e irripetibile dell’opera d’arte.

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La rivoluzione impressionista ha dovuto quindi affrontare, come ogni rivoluzione, cocenti sconfitte e dure critiche. Eppure, come ogni rivoluzione, le sono stati riconosciuti i suoi meriti e la via del riscatto continua ad essere percorsa anche a secoli di distanza.

 


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Sofia Fabrizi

Studio Lettere Moderne presso l'Università di Siena.

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