Nicolosi | Estate italiana

Ci sono pochi posti al mondo in cui si può passare in pochissimo tempo da un bagno al mare, ad un trekking sul vulcano. Se poi il Vulcano in questione si chiama Monte Etna, allora si può anche “sentire” la sua attività, con le orecchie, con il tatto, appoggiando una mano sulla terra nel momento in cui trema.

Alle pendici dell’Etna sorge il comune di Nicolosi (Catania), il quale territorio si estende fino alla sommità dell’edificio vulcanico, tanto da aver conferito alla città l’appellativo “Porta dell’Etna”. Un paese strano e meraviglioso, che negli anni è diventato luogo di ritrovo dei tanti catanesi – e non solo – che lo scelgono per passare le proprie sere d’estate.
Nicolosi è un posto in cui la tradizione manifatturiera e artigiana siciliana incontra la storia, quella che da sempre la lega a doppio filo al Vulcano Etna, che ne ha segnato, in diverse fasi, successo e declino. Il Comune è rinato dalle ceneri e dai fuochi del Vulcano più volte: le più celebri che raccontano i libri di storia sono le eruzioni del 1536 e del 1669, che nonostante l’intensità delle scosse e la distruzione di diverse aree della città, non hanno mai allontanato i nicolositi da quella che per loro era ed è rimasta casa: il territorio vulcanico. Camminando da Nicolosi alla “Montagna” gli spazi urbani sono sostituiti dai sentieri montani. E se si guarda a terra si vedrà crescere un piccolo fiore giallo, segno di forza, rinascita, speranza: la Ginestra, a cui il poeta Giacomo Leopardi ha dedicato una delle sue ultime liriche. E proprio questo fiore è il titolo dell’Inno del paese, una canzone dialettale composta dal musicista Turi Zappalà che accompagna Nicolosi nei suoi momenti più importanti, raccontando quello spirito di gioia e resilienza che rendono così speciale questa piccola città siciliana.

fonte: www.blogsicilia.it

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