Palermo orientale: alla scoperta della Palazzina Cinese

Un po’ di Oriente a Palermo

Poco lontano dal Parco della Favorita, a Palermo, si trova un vero e proprio gioiello del capoluogo siciliano: la Palazzina Cinese, fatta realizzare all’inizio del XIX secolo da Ferdinando III di Sicilia.

L’edificio, venduto al sovrano dal barone Benedetto Lombardo e oggi proprietà del Comune di Palermo, è caratterizzato da uno stile orientale molto in voga tra i nobili europei del tempo. Non è un caso, infatti, che la Palazzina Cinese sia coeva allo splendido Royal Pavilion di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, anch’esso fatto costruire in stile orientale dall’allora re Giorgio IV.

Pur essendo visitabile gratis, la Palazzina Cinese presenta l’innegabile vantaggio di non essere particolarmente presa d’assalto dai turisti: chi sceglie di passare qui un po’ del suo tempo può così godersi la visita in tutta tranquillità.

Tra affreschi e… Rovine

Ci si perde tra i bellissimi affreschi alle pareti, che danno l’impressione di essersi lasciati la Sicilia alle spalle ed essere stati teletrasportati in Asia: alcuni affreschi ricordano la Cina, altri invece per lo stile rimandano più al Medio Oriente. Tra le stanze meglio conservate, vi sono al piano nobile gli Appartamenti della Regina, ricchissimi di affreschi dedicati ai cari di Maria Carolina d’Austria. Forse, però, le pitture murali più particolari sono le cosiddette Rovine, opera di Giuseppe Velázquez che va a impreziosire il salone da ballo: sono chiamate così perché rappresentano dei paesaggi diroccati, perfettamente in linea con la moda dei «capricci» diffusasi nel Settecento.

Ingegno ottocentesco

Una chicca assolutamente da non perdere è il tavolo della sala da pranzo, piccolo capolavoro di ingegneria ottocentesca. Tratto distintivo di questo tavolo è infatti un sistema simile a un ascensore rudimentale, che grazie a delle corde permetteva di far arrivare i piatti in tavola direttamente dalle cucine, senza che la servitù fosse presente durante i pasti dei nobili. Inoltre, i diversi colori delle corde che i commensali potevano tirare consentiva ai servitori di capire di che cosa questi avevano esattamente bisogno, e di far arrivare loro subito una brocca d’acqua o delle posate pulite.

 

 

Related Post

Condividi:

Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata a pieni voti assoluti in Scienze Linguistiche e specializzanda in Traduzione. Innamorata della letteratura e dell’arte. Sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate.