Pietro Ingrao: una storia lunga un secolo

ingrao 13di Margherita Vitali

Pietro Ingrao e la sua vita lunga un secolo. La vita di un uomo, di un comunista, che durante il suo percorso ha sempre cercato e si è sempre battuto per i valori della libertà e dell’uguaglianza. Un uomo di grande cultura e profonda umanità, sempre in prima linea per il bene del prossimo e del paese, secondo i dettami della sua ideologia. Per parlare della vita di Pietro Ingrao è utile evidenziare le parole che da sempre lo hanno caratterizzato e che hanno lasciato un segno profondo nella storia del nostro paese, storia che riguarda tutti noi: libertà, storia, critica, saggezza e lungimiranza.

La sua vita lunga un secolo gli ha permesso di vivere gran parte degli eventi più significativi della storia contemporanea, inoltre la sua tempra e i suoi ideali l’hanno reso protagonista attivo di molti di questi. Iniziati gli studi durante il periodo fascista (che lo vedranno conseguire le lauree in Lettere e filosofia e in Giurisprudenza), Pietro Ingrao si trasforma presto in partigiano, lottando negli anni della Resistenza per la Liberazione dell’Italia intera, portando avanti la grande bandiera della Libertà. La frenesia della vita di Ingrao lo ha visto diventare giovane direttore de l’Unità per nove anni, dal 1947 al 1956, dirigente del PCI togliattiano e deputato dal 1956 al 1992, data in cui lui stesso ha chiesto di non essere rieletto a fine della decima legislatura consecutiva.

ingrao 15Ne è passata quindi di storia tra le mani di Ingrao, e l’uomo, prima del politico, ne ha saputo cogliere le sfumature e farne tesoro, trarre gli insegnamenti e vedere più in là del labile confine del presente. Questa peculiarità non è comune a tutti: le sue riflessioni di fine anni Novanta sulla questione dell’immigrazione, lo vedevano almeno 20 anni davanti agli altri politici. Ingrao aveva capito che, prima o poi, la situazione sarebbe stata quella di oggi, sapeva che una fortissima ondata migratoria avrebbe colpito l’Italia, e già allora si chiedeva come avrebbe reagito il popolo. Si chiedeva se sarebbe stato accogliente o se più probabilmente si sarebbe dimostrato in larga parte xenofobo e razzista. Aveva fatto le sue predizioni che non sono state accolte, per rispuntare fuori solo dopo, solo a fatto compiuto, suonando di un’incredibile attualità e di una veridicità lacerante.

Di incredibile sensibilità politica e sociale era quindi costituito l’uomo Ingrao, ma proprio perché umano, nella sua carriera politica ha saputo sbagliare e riflettere su questo, ammettendo a fatto compiuto di non aver saputo calcolare bene le sue posizioni. Come nel 1956 quando appoggiò l’invasione Sovietica in Ungheria, o nel 1969 quando fu concorde nell’espulsione dal PCI dei fondatori de Il Manifesto. Quest’ultimo avvenimento soprattutto ha fatto nascere in lui un lungo periodo di profonda autocritica.

Autocritica e critica stessa hanno caratterizzato un periodo importante della sua vita, come quello che l’ha visto Presidente del gruppo parlamentare comunista della Camera dei Deputati e che l’ha portato a diventare, nel 1975, Presidente del Centro Studi per la riforma dello Stato aprendo ad una lunga e concreta stagione di riflessione sui temi istituzionali, sul rapporto tra Stato e popolo e sul concetto di democrazia.

ingrao 17Ancora altra storia poi è passata sotto i ponti della vita di Ingrao, come quando il cinque luglio 1976 venne eletto Presidente della Camera. Quel giorno mai si sarebbe immaginato che il suo mandato avrebbe vissuto in prima linea quei durissimi 55 giorni del sequestro di Aldo Moro.

Sensibilità politica e sociale, lungimiranza, capacità critica ma Pietro Ingrao è stato anche una persona di incredibile coerenza e onestà intellettuale. L’uomo che ha fatto parte della storia e che sicuramente l’ha saputa vivere tutta, l’uomo che ha condiviso il suo percorso al fianco di grandissime personalità di spicco del secolo scorso e che dall’inizio alla fine della sua carriera politica non ha mai tradito i suoi ideali, anche quando le condizioni cominciavano a mutare fortemente carattere ed orizzonti.

Nel 1989 si schierò apertamente contro la svolta di Achille Occhetto che voleva trasformare il PCI in PDS e dopo un breve periodo di militanza in questo, Ingrao si ritrovò nomade alla ricerca di un partito, il suo, un posto degno di esser chiamato casa dai militanti di sinistra, problema che probabilmente tutt’oggi affligge molti di noi. Ormai giunto al termine della sua carriera politica, avendo già affermato la sua volontà di non essere ricandidato e di non voler ricoprire alcuna carica istituzionale, Pietro Ingrao si ritirava dalla politica per dedicarsi alla scrittura e alla riflessione, ma quella ricerca di cui abbiamo accennato non cessò: si iscrisse prima a Rifondazione Comunista dal 1993 al 2008 e successivamente a SEL, a dimostrazione del fatto che gli uomini veri di politica non cercano necessariamente un partito per un fine economico, quanto per condividere il proprio sentimento con una collettività affine.

ingrao 12In questi anni dove la scena politica si stava dimostrando estremamente dinamica, Ingrao si dimostrò ancora una volta saggio chiedendo a gran voce un’analisi culturale del cambiamento in atto e ancora una riflessione concettuale sul nuovo rapporto tra politica e comunicazione.

Ad oggi perdere Ingrao vuol dire vedere un pezzo di storia e un pezzo del nostro patrimonio che se ne vanno, vedere una voce saggia che si spegne e non poterla ascoltare più. Vuol dire perdere una fonte di conoscenza, di passato e attualità. Probabilmente però l’errore è stato anche nel fatto di non averla saputa ascoltare quando ormai da un pulpito anziano gridava una verità oggettiva. Se le classi dirigenti, il popolo, i militanti avessero seguito e analizzato i suoi spunti di riflessione, probabilmente oggi le parole di Ingrao non suonerebbero così amare.

 

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