Poesie d’amore per l’estate:
cinque libri da leggere

Con l’insorgere della calura estiva, al consumo spasmodico di narrativa è consigliabile affiancare qualche volume da assaporare. Non l’ennesimo romanzo da ombrellone ma una raccolta di versi da leggere con misura, senza eccedere nelle dosi come fosse una medicina. Sì, perché la poesia è un ricostituente dell’anima da assumere piano piano, altrimenti il rischio assuefazione può provocare rigetto. Come noto però buona parte dei lettori italiani si approccia al genere poetico con diffidenza; troppa difficoltà nell’interpretare i versi, ancora tante scottature da letture scolastiche sbagliate. Il tran tran della vita moderna ha indotto l’uomo all’innaturalezza della lettura veloce, assolutamente non adatta a scavare nella profondità di un testo poetico.

Ecco allora che le vacanze estive possono costituire una buona occasione per riappropriarsi di qualcosa di profondo, scoprendo la bellezza di versi che incantano. Certo, leggere Mariangela Gualtieri mentre siete sul treno regionale per recarvi al mare è impossibile; la poesia merita silenzio e indugio. Meglio allora prendersi il proprio tempo nelle sere d’estate, in cui la solitudine ci viene incontro in questo viaggio alla scoperta del poco noto.

Noi de Il fascino degli intellettuali abbiamo deciso di consigliarvi cinque testi da cui partire, per scoprire quanta poesia possa esserci nel quotidiano, nei gesti di ogni giorno, persino nelle parole che non riusciamo a dire. E poiché il sentimento più grande che spinge a indagare la bellezza del mondo è l’amore, i versi che vi proponiamo sono tra quelli che hanno fatto vibrare le corde del cuore, unendo attraverso i secoli le sensibilità più diverse. Perché per migliorare la vita a volte basta una voce che ci aiuti a iniziare un cammino, un verso di gioia che riveli quanto grande è la forza della poesia

1) A PIENA VOCE, Vladimir Majakovskij (Oscar Mondadori, 2000, pp. 224, € 11)

poesia

Lilja Brik e Majakovskij

Un’antologia essenziale del grande poeta della rivoluzione russa, un inno all’amor di patria inteso come passione totale e fedele («[…]Leggete,/ invidiate/ io/ sono cittadino/ dell’Unione Sovietica»). Sebbene sia stata recentemente pubblicata una raccolta dal titolo ben più emblematico (Poesie d’amore e di rivoluzione), questo testo resta il grido più possente del sentimento che animava il petto del poeta russo, così sanguigno in ogni manifestazione del suo essere da far desiderare di avere un simile ardore:

Poi sei venuta tu,

e t’è bastata un’occhiata

per vedere

dietro quel ruggito,

dietro quella corporatura,

semplicemente un fanciullo.

L’hai preso,

hai tolto via il cuore

e, così,

ti ci sei messa a giocare,

come una bambina con la palla.

E tutte,

signore e fanciulle,

sono rimaste impalate

come davanti a un miracolo.

“Amare uno così?

Ma quello ti si avventa addosso!

Sarà una domatrice,

una che viene da un serraglio”!

Ma io, io esultavo.

Niente più

giogo!

Impazzito dalla gioia,

galoppavo,

saltavo come un indiano a nozze,

tanto allegro mi sentivo,

tanto leggero.

 (Tu)

 

Niente cancellerà via l’amore,

né i litigi

né i chilometri.

È meditato,

provato,

controllato.

Alzando solennemente i versi, dita di righe,

lo giuro:

amo

d’un amore immutabile e fedele.

(Conclusione)

2) POESIE SACRE E PROFANE, John Donne (Feltrinelli, 2008, pp. 260, € 8)

poesia

A Bust of John Donne (1572-1631) with Saint Paul’s” by Archaeomoonwalker

Pochi sanno che la Metafisica così come la intendeva Giorgio de Chirico è quella che trae origine dalla poesia di John Donne. Con i suoi giochi di metafore, il poeta dà vita a versi che nascono dall’incontro del fantastico con il logico e il cerebrale, nascondendo una realtà altra che ha nell’amore il punto di grazia. Per Donne il sentimento è un dolore così profondo da distruggere ogni barriera. La leggerezza nasconde violenza, il barocchismo sottende e svela sofferenza:

I miei occhi affisso nei tuoi e piango

il mio ritratto ardente nei tuoi occhi.

Il mio ritratto immerso in una lacrima

diafana vedo se gli occhi abbasso.

Se tu avessi l’arte malefica

di uccidere con ritratti fatti e trafitti,

non lo potresti forse in più di mille modi?

Ma ora che ho bevuto le tue dolci

lacrime e salse, vado via,

anche se tu altre ne piangi;

dissolto il ritratto, il timore si dissolve

di essere trafitto dalla tua arte.

Di me ti resta è vero un altro ritratto,

ma immune; poiché ti è nel cuore, da ogni malefatto.

(Fattura con ritratto)

In verità mi chiedo, che abbiamo fatto

tu e io prima di amarci?

Non eravamo ancora svezzati?

E suggevamo rustici piaceri come infanti?

O alla grossa dormivamo

nell’antro dei sette dormienti?

Fu così. Tranne questo,

ogni altro piacere è fantasia.

Se mai bellezza vidi,

che desiderai, e che fu mia,

fu solo un mio sognarti.

E ora buongiorno alle nostre due anime

che si svegliano e si guardano

l’un l’latra, non per paura,

perché amore, amore d’altre viste esclude

e fa di una stanzetta un ogni dove.

Lasciamo ai naviganti i nuovi mondi.

Lasciamo ad altri anche le carte –

mondi su mondi hanno mostrato.

Teniamo un mondo solo noi che abbiamo

il nostro proprio mondo, e un mondo siamo.

Il mio volto nei tuoi occhi. Il tuo nei miei.

Cuori sinceri e aperti sui nostri volti.

Dove possiamo trovare due emisferi più perfetti,

senza tagliente nord, senza caduco occaso?

Ciò che muore non fu commisto in parti uguali;

se il tuo, il mio amore è uno,

o tu e io in amore siamo così uguali,

nessuno può morire, nessuno può mancare.

(Il buongiorno)

3) LA VOCE A TE DOVUTA, Pedro Salinas (Einaudi, 1979, pp. 233, € 15,50)

poesia

Pedro Salinas
www.libriconsigliati.it

Pubblicato nel 1933, questo volume espone, attraverso settanta componimenti, un intero poema d’amore intervallato soltanto da silenzi che altro non sono che pause di respiro. Per Salinas l’amore è esperienza totalizzante e conoscersi «è luce improvvisa», un lampo, poiché niente di quello che verrà dopo – parole, sorrisi, azioni –  potrà superare quello squarcio di luce che rivela una persona all’altra nella sua interezza. Alla propria esperienza amorosa il poeta affianca un percorso, se possibile ancora più intimo, d’indagine sul sentimento stesso, fatto di ricordi, domande e risposte che sovrappongono all’immagine della donna amata un discorso più universale sulla logica sentimentale:

Se mi chiamassi, sì,

se mi chiamassi!

Io lascerei tutto,

tutto io getterei:

i prezzi, i cataloghi,

l’azzurro dell’oceano sulle carte,

i giorni e le loro notti,

i telegrammi vecchi

e un amore.

Tu, che non sei il mio amore,

se mi chiamassi!

E ancora attendo la tua voce:

giù per i telescopi, da una stella

attraverso specchi e gallerie di anni bisestili

può venire. Non so da dove.

Dal prodigio, sempre.

Perché se tu mi chiami

sarà da un miracolo,

ignoto, senza vederlo.

(Componimento IV)

Non ti ritrovo più laggiù nella distanza.[…]

Invano potrei cercarti

là dove il mio pensiero tante volte

andò a sorprendere il tuo sonno,

o il tuo riso, o il tuo gioco.

Non sono più lì, che con te li hai portati […]

Tieni la mia anima tutta sospesa sopra il gran vuoto. […]

Ed io, smarrito, cieco

non so come raggiungerti, là dove sei,

se aprendo semplicemente la porta,

o gridando; o se solo mi potrai sentire,

ti giungerà la mia ansia nell’assoluta attesa immobile dell’amore.

(Componimento XXXII)

4) FOLLE, FOLLE, FOLLE  DI AMORE PER TE, Alda Merini (Salani Editore, 2002, € 5,62)

www.aldamerini.it

www.aldamerini.it

Nato sulla scia delle raccolte Quest’amore di Jaques Prévert, il volume rivela già da sottotitolo la sua natura: Poesie per giovani innamorati. Quaranta componimenti più o meno brevi in pieno stile Merini, da leggere, riscrivere e appuntare come un tatuaggio sul cuore. Perché l’amore, quello vero, fa uscire di senno. A vent’anni più che mai.

Ti aspetto e ogni giorno

mi spengo poco per volta

e ho dimenticato il tuo volto.

Mi chiedono se la mia disperazione

sia pari alla tua assenza

no, è qualcosa di più:

è un gesto di morte fissa

che non ti so regalare.

(Folle, folle, folle di Amore per te)

Non avessi sperato in te

e nel fatto che non sei un poeta

di solo amore

tu che continui a dirmi

che verrai domani

e non capisci che per me

il domani è già passato.

(Non avessi sperato in te)

5) POESIE EROTICHE, Kostantinos Kavafis (Crocetti Editore, 1983, pp. 168, € 13,60)

Constantinos-Kavafis

Grazie a Crocetti editore possiamo godere in Italia dei versi di Kostantinos Kavafis opportunemente accompagnati dal testo originale a fronte. L’eros che traspare dalle parole del poeta è mentale e spirituale, secondo una concezione dell’amore mai morboso o volgare bensì inteso come scoperta sensuale, desiderio  di gridare il proprio diritto al piacere, una vera e propria sfida alla decadenza e alla morte.

E se non posso dire del mio amore –

se non parlo dei tuoi capelli, delle labbra, degli occhi,

serbo però nell’anima il tuo viso,

il suono della voce nel cervello,

i giorni di settembre che mi sorgono in sogno:

e dan forma e colore a parole e frasi

qualunque tema io tratti, qualunque idea io dica.

(E se non posso dire del mio amore)

Ormai la loro voluttà vietata

è consumata. S’alzano, si vestono

frettolosi e non parlano.

Sgusciano via furtivi, separati. Camminano

per via con una vaga inquietudine, quasi

sospettino che in loro un non so che tradisca

su che sorta di letto giacquero poco fa.

Ma dell’artista come s’arricchisce la vita!

Domani, doman l’altro, o fra anni, saranno

scritti i versi gagliardi ch’ebbero qui origine.

(L’origine)

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