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Polisemia del corpo: celebrare l’eros nel mese del Pride

9 minuti di lettura

Giugno è il mese in cui ufficialmente ha inizio la stagione estiva. È un mese carico di energia e che naturalmente predisposto alla rinascita. Vi è un’esplosione dei sensi, il corpo appare molto più esposto perché più nudo. Perché un corpo nudo è inevitabilmente un corpo esposto, privato com’è di tutti gli orpelli della società e della cultura che si traducono in abiti. 

polisemia

Secondo la studiosa Patrizia Calefato, nel testo Paesaggi di moda. Il corpo rivestito e i flussi culturali (Lupetti, 2016), nell’età contemporanea e principalmente dagli inizi del Novecento ai giorni nostri, la moda e il vestimento del corpo umano, ha avuto il suo luogo di massima espressione nella città. Con il passare del tempo e il fluidificarsi anche dei confini urbani, a seguito della sempre più crescente globalizzazione per cui periferie e centri città si sono mescolati, esattamente come le tendenze dell’alta moda sono state assorbite dai barbari fenomeni del fast fashion, la mobilità umana è aumentata e la condivisione delle emozioni sul web ha raggiunto picchi mai visti prima, anche la moda ne ha risentito, diventando molto più scivolosa, soprattutto verso l’attenuazione e l’abbattimento dei binarismi classici di genere.

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Ed è proprio da questo concetto che vogliamo partire per spiegare il senso di polisemia del corpo in un mese tanto delicato quanto propenso all’approfondimento di tali temi, necessari al nostro tempo. 

Cosa intendiamo quando parliamo di “polisemia del corpo”

Polisemia” è un termine che etimologicamente deriva dal greco, precisamente da polýs ‘molto’ e sêma ‘significato’, quindi “che ha molti significati”. 

Secondo gli studi semiotici di Charles Sanders Peirce (Semiotica, Einaudi, 1980), il “significato” si pone nel triangolo semiotico assieme a “significante” e “segno” o “referente”. Nello specifico, il “significante” è la materia fisica su cui si impone un “significato”, ovvero ciò che quel significante significa, indica. L’incontro tra significato e significante dà il “segno” o “referente”, che risente dell’influenza del contesto di riferimento. Per dirla con un esempio banale, “sedia” è un significante, l’oggetto sedia è il significato che si collega a quel significante, ma la funzione di una sedia o il suo aspetto particolare o il fatto che una sedia possa essere usata come appendiabiti sono riconducibili al mondo del “segno”, perché nel segno sono coinvolti i vari utilizzi nei vari contesti di quello che non è più un univoco rapporto binario tra significato e significante, ma che si arricchisce di un aspetto umano e pragmatico. 

Alla luce di questo, quando parliamo di “polisemia del corpo”, dobbiamo far riferimento alla molteplicità dei segni che l’ “oggetto” corpo può interpretare, perché il segno è per natura possibilità di interpretazione. 

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Nel mese del Pride, quindi, il corpo umano diventa segno interpretante molteplice e totalmente sfaccettato di un mondo in cambiamento e in evoluzione.  Il corpo umano diventa interpretante della società, del mondo, della cultura perché, ribandendo il punto di vista di Calefato, esso di veste traducendo gusti, necessità del tempo, abitudini, rivoluzioni. Vestiamo la moda dandole ogni volta un segno nuovo.

La polisemia necessaria del corpo nudo

Ma il corpo nudo è comunque interpretante o rimane impigliato nelle maglie della sua evidenza biologica?

La risposta che vorremmo dare in questo articolo è chiaramente negativa: un corpo umano non può e non deve restare chiuso nella sua morsa biologica, chiaramente per due motivi principali:

  • l’umano non è solo natura, come soleva dire il filosofo Ferruccio Rossi Landi (Il linguaggio come lavoro e come mercato, Bompiani, 2003), ma anche lavoro, inteso come modifica della natura secondo i suoi bisogni attraverso l’infusione di lavoro materiale e linguistico;
  • un corpo umano è fatto di orifizi e l’orifizio, come punto di “vuoto” diventa il regno delle possibilità di risignificazione. 

Tradotto in parole più semplici, i corpi che vediamo sfilare al Pride o i corpi delle persone che decidono di fare una scelta sessualmente non binaria o non eteronormativa, sono corpi che risentono di un lavoro materiale e linguistico di risignificazione anche di quegli stessi orifizi che, convenzionalmente, dovrebbero essere adibiti semplicemente ai bisogni fisiologici e al proseguimento della specie. 

L’erotismo e la risignificazione polisemica degli orifizi

E l’erotismo, che parte ha in tutto questo? L’erotismo rientra nella sessualità puramente umana, dacché tutto ciò che è erotico sfugge completamente alle leggi di natura e si affaccia al baratro della perversione e del desiderio totalmente umano. Il corpo degli esseri umani e la loro unione non è solamente un’unione volta alla riproduzione della specie, ma è un esempio molto più alto di creazione di un nuovo linguaggio che ci porta a risignificarci come umani in modi completamente nuovi, inediti, creativi. Certo, tutto questo mette in discussione quell’insieme di certezze che la società e la cultura ci manifestano, facendoci credere di essere in una zona di comfort e di essere completamente protetti e al sicuro. Chiaramente l’esposizione dei nostri orifizi e la possibilità di risignificazione che il nostro corpo umano ci consente ci fanno affacciare al baratro del nulla, o meglio del non conosciuto, del non detto, dell’inespresso. 

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Collegandoci al pensiero del filosofo francese George Bataille (L’erotismo, SE, 2020), l’erotismo è in prima battuta l’affaccio vertiginoso in un corpo che è il nostro e quello dell’altro. L’esperienza erotica conduce ad uno spaesamento, perché consiste sostanzialmente nel confondersi del proprio corpo e del corpo dell’altro, creando un collegamento tra i suoi orifizi e quelli di qualcun altro differente da noi. 

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Il Pride come espressione di libertà e di risignificazione del corpo

Nel contesto del Pride, ogni corpo è un corpo risignificato secondo leggi che non sono quelle della società e della convenzionalità culturale a cui siamo abituati. Le sfilate del Pride sono eventi in cui un corpo ripropone se stesso attraverso un nuovo linguaggio, nell’orgoglio di disporre liberamente della propria volontà di significazione e di non temere l’intimità di un altro corpo. Infatti, a causa della continua significazione a cui esponiamo i nostri orifizi, i nostri corpi si aprono all’altro e a noi stessi. La sensazione di apertura coincide con quella di vulnerabilità strutturale del corpo stesso. 

Ciò nonostante, il corpo esposto è un corpo che si carica di una potente energia che lo porta a rifondare un nuovo linguaggio e a rimodulare gli equilibri di un mondo che fino ad allora, costretto in delle leggi assurde e determinate da altri, non gli ha reso giustizia.

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Antonella D'Eri Viesti

Classe 1990, millennial. Dopo il dottorato in filosofia e teoria dei linguaggi e gender studies decide di dedicarsi solo alla sua passione, la scrittura.
Content writer e blogger per mestiere.
La verità sta negli interstizi, nei margini e sui lati oscuri.
Tanti fiori, Nutella e caffè.

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