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La Primavera

«La Primavera» di Botticelli: il tripudio della sensualità

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6 minuti di lettura

Camminando per le sale del Museo degli Uffizi, l’arte ci investe come in pochi altri luoghi al mondo. In noi lo stupore e l’ammirazione vengono generati da alcuni dei più grandi maestri che la storia dell’arte abbia mai avuto. Tra di loro, tra quelle meravigliose stanze che si ergono a templi della bellezza, si eleva l’immenso Sandro Botticelli. Botticelli è sicuramente uno dei fiori all’occhiello dell’arte italiana nel mondo. È celebre in ogni angolo del globo per le sue meravigliose donne e per la loro splendida bellezza: uno dei lavori migliori di Botticelli è indiscutibilmente La Primavera.

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L’opera, databile circa 1486, è una delle più maestose e famose dell’intero Rinascimento Italiano – e non solo. La sua bellezza ha affascinato nei secoli (e continua a farlo tutt’ora) i suoi ammiratori, grazie anche all’aura di mistero di cui è circondata. Vi sono varie ipotesi riguardo alla sua interpretazione e al messaggio che l’autore ha voluto trasmettere. In un bosco ombroso appaiono nove personaggi diversi. Ciò che colpisce immediatamente l’occhio e cattura l’attenzione è la vastissima flora presente nel dipinto: che sboccino nel prato, che appaiano sulle vesti o che escano dalla bocca, ci sono centinaia di piante e fiori diversi, catalogate una ad una dopo l’ultimo restauro nel 1984.


Ne La Primavera di Botticelli emergono le caratteristiche tipiche del genio dell’autore, come la continua e perpetua ricerca della bellezza ideale, angelica. C’è una cura minuziosa dei volti e dei corpi, ritratti perfetti in pose sinuose. I personaggi sono vestiti con abiti leggeri, spesso addirittura trasparenti. La cura dei dettagli che li completano è in forte contrasto con lo sfondo poco particolareggiato che aleggia scuro alle spalle del dipinto.

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Analisi dell’opera «La Primavera» di Botticelli

La figura femminile al centro della composizione domina la scena. È coperta da un drappo rosso che le ricade dalla spalla destra e che tiene saldo con la mano sinistra. Al di sotto c’è un vestito bianco ornato da decorazioni dorate. Si tratta di Venere che, con la testa piegata, guarda dritto di fronte a sé, mentre la sua mano a mezz’aria sembra invitare lo spettatore all’interno del suo giardino. Sopra di lei vola il figlio Cupido, rigorosamente bendato, intento a puntare il suo arco verso le Tre Grazie.

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Splendore, Gioia e Abbondanza, le tre fanciulle, danzano alla sinistra del quadro, mostrando tutta la loro sensualità. Esse hanno sempre incarnato nell’arte l’ideale della bellezza femminile e le doti che, secondo l’immaginario allora comune, le donne avrebbero dovuto avere. Sono bellissime e i loro abiti trasparenti lasciano intravedere i corpi perfetti:. Tutte e tre hanno capelli biondi, di tonalità differenti, e le curve dei loro visi sono estremamente delicate. Si tengono per mano intrecciando dita affusolate, lasciando in mostra il ventre lievemente rigonfio, che è stato oggetto di varie interpretazioni. Una delle più gettonate ci vede una possibile gravidanza simboleggiante la fertilità femminile e della stessa primavera.

Accanto a loro un giovane Mercurio. Il famoso messaggero divino ha un ruolo simbolico molto importante nel dipinto: è il guardiano del giardino. Egli è la figura che deve occuparsi di scacciare via le nubi per lasciar prosperare il sole sulla bella stagione. Anche lui è stato soggetto di varie interpretazioni che vedono molti studiosi convinti che dietro la fisionomia del suo volto si celi il viso di Giuliano de Medici, fratello del Magnifico, assassinato durante la tristemente nota Congiura dei Pazzi.

Dalla parte opposta dell’opera altre tre figure strettamente collegate tra loro: l’impetuoso Zefiro, il vento che annuncia la primavera, la ninfa Clori e la stessa Primavera.

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Sul viso di Clori è disegnata la paura, anche lei ha le fattezze simili all’ideale di bellezza interpretato dalle tre Grazie, e tenta di sfuggire disperatamente a Zefiro che giunge sul quadro volando e sbuffando, cingendola in vita; Zefiro è dipinto di blu; Flora (o Primavera) è il frutto della loro unione e sta loro simbolicamente accanto, sorridendo appena. Pur non essendo al centro del dipinto, ella è sicuramente la figura dai tratti più belli e cattura completamente l’attenzione. Ha lo sguardo magnetico e la bocca appena socchiusa, con il suo abito tiene molti fiori e petali, che è in procinto di lanciare.

La Primavera di Botticelli ha stuzzicato l’immaginazione di molti, dando il via a numerosissime chiavi di lettura. Essendo il paesaggio raffigurato un giardino prospero e popolato da creature di indubbia bellezza, si è dato molto valore negli anni all’idea che possa essere l’Eden e che Botticelli abbia raffigurato l’ideale di paradiso terrestre umanista. La descrizione didascalica ed estremamente precisa dei vari tipi di fauna presenti nel dipinto ha portato gli esperti ad interpretarlo come una sorta di enciclopedia botanica dell’epoca.

di Margherita Vitali

 

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