Tracey Emin: se una scritta al neon ci ricorda quanto siamo fragili

Qual è l’obiettivo più difficile da raggiungere quando si parla di arte? Probabilmente raccontare se stessi, e nel contempo permettere a chiunque di ritrovarsi nella propria opera. Trovare il punto di incontro tra ciò che è personale e ciò che è universale. Davanti alle grandi opere di Tracey Emin (Londra, 1963), artista britannica contemporanea, si ha veramente la sensazione che lei parli di se stessa e che contemporaneamente racconti quello che ognuno di noi ha provato almeno una volta nella vita.

L’immediatezza delle opere al neon

Tracey Emin ha una particolare predilezione per le installazioni al neon. Per chi conosce la sua arte, basta il suo nome per evocare una serie di scritte illuminate con colori sgargianti. Tre di queste, My Forgotten Heart, You Saved Me e Those Who Suffer Love sono state esposte l’anno scorso proprio in Italia in occasione della mostra di arte contemporanea Love, tenutasi prima al Chiostro del Bramante a Roma e poi al Museo della Permanente a Milano.

Tracey Emin racconta l’amore in tutta la sua semplicità. Le sue frasi sono immediate, al punto da far esclamare a chi le vede: «Anche io una volta mi sono sentito così!» Ci si trova di fronte a un amore che a volte è estasi, a volte è sofferenza cui non si trova una spiegazione.

Una fusione di forza e fragilità

Ciò che forse colpisce di più delle installazioni al neon di Tracey Emin sono la forza e la fragilità che le pervadono al tempo stesso. Si gira l’angolo, e ci si ritrova di fronte a enormi scritte verdi, rosse, blu, bianche, rosa: impossibile non notarle. Si resta colpiti al punto che sembra che lo sguardo venga calamitato con la forza da quelle frasi intrecciate.

Dopo l’impatto iniziale, ci si rende pian piano conto di tutta la fragilità nascosta dietro queste installazioni, la stessa fragilità che si cela dietro tutte le relazioni umane, anche quelle che a prima vista sembrano stabili. Ci si ricorda che la potenza di quelle frasi illuminate dipende tutta soltanto dal neon che scorre in tubicini sottilissimi. Basterebbe un nonnulla per distruggere tutto. Quasi un memento del fatto che spesso basta un nonnulla anche per distruggere relazioni su cui abbiamo investito mesi, se non anni, della nostra vita.

Un inno alla bellezza dell’ordinario

Con queste scritte luminose, Tracey Emin ci apre il suo cuore e ci dà la possibilità di visitarlo. Di fare un giro e scoprire che forse anche ciò che è racchiuso nel nostro non è poi tanto diverso. L’artista britannica ci fa scoprire che l’arte, e di conseguenza la bellezza, spesso si nasconde nelle cose più impensate: in quelle che abbiamo sempre sotto gli occhi, tanto che non le notiamo più. Quante volte, in fondo, siamo passati davanti a un negozio con un’insegna al neon, senza mai essere sfiorati dall’idea che un giorno sarebbe stata proprio una scritta al neon a lasciarci per qualche istante a bocca aperta?

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Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata a pieni voti assoluti in Scienze Linguistiche e specializzanda in Traduzione. Innamorata della letteratura e dell’arte. Sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate.