Amleto

Siamo tutti Amleto (e le sue domande)

Considerata il capolavoro assoluto di William Shakespeare (1564-1616), Amleto è una delle opere teatrali più famose al mondo.

Amleto

(Kenneth Branagh nei panni di Amleto, nell’omonimo film del 1996

Scritta tra il 1600 e il 1601, l’opera narra la storia di Amleto, principe di Danimarca, che si finge pazzo per risolvere il mistero che avvolge la morte del re, suo padre. Scopre così che suo padre è stato ucciso da suo zio, che ha ottenuto in questo modo il titolo di re e la possibilità di legittimare la sua relazione clandestina con la regina.

Amleto è talmente entrato nell’immaginario dell’uomo moderno che ha dato origine all’espressione, ormai proverbiale, di «dubbio amletico».

Cosa significa «dubbio amletico»?

È necessario sottolineare che il dubbio assale in pari misura in tutti i personaggi e che Amleto rappresenta solo il caso più esemplare. Questo grande dubbio non-solo-amletico non riguarda qualcosa in particolare, ma coinvolge tutta l’esistenza umana, il perché delle cose e la vera essenza della realtà. Tutti i personaggi sono privi di certezze, per tutti c’è un mistero nella realtà difficile da cogliere.

Amleto

«Dubita che le stelle siano fuoco

dubita che si muova il sole

dubita che la verità sia menzognera»

(Atto II, scena 2)

 

Amleto ha però una dignità tutta particolare rispetto agli altri personaggi perché si interroga non solo sul mondo, ma anche sull’uomo e quindi  su se stesso. Cos’è l’uomo, se è destinato a tornare alla polvere? Cosa è la vita se tutti, re e contadini, nobili e mercanti, sono condannati allo stesso destino; se la morte livella tutte le differenze e condanna ad essere teschi (da qui l’immagine iconica tradizionalmente associata all’opera)?

La potenza di quest’opera che ha parlato a tutti i secoli risiede proprio nelle sue incessanti domande e soprattutto nella grande domanda dell’uomo moderno che si interroga sul significato del tutto, rifiutando ogni verità precostituita. Per questa ragione il dubbio di Amleto chiama a riflettere lo spettatore/lettore di ogni tempo; perché parla alla parte più nascosta dell’uomo, quella parte universale che, aldilà del tempo e dello spazio, rimane la stessa e che (come Amleto) si pone le stesse domande.

 

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