“Star Wars – the last Jedi”, l’età dell’adolescenza nella soap opera spaziale

«Abbiamo bisogno di leggende» , afferma Rey, nuova amata protagonista, riassumendo il perché Star Wars sia tutt’ora la saga più amata della storia dell’intrattenimento. Perché potrà sbagliare, potrà affondare, ma quella sottile e semplice storia di famiglia che attraversa lo spazio, ed ormai il tempo, continuerà a vivere nella nostra volontà di credere alle leggende. Ma può una leggenda innovare al di là della tradizione? Scopriamolo nell’ultimo, provocatorio, capitolo della saga ormai senza fine.

Dove eravamo rimasti

La sala trattiene il fiato, la musica di John Williams si riversa nei cuori di chi quelle note non può scordarle, e anche di chi sta imparando a conoscerle grazie alla nuova trilogia, ed infine, come sempre, i famosi titoli di testa “alla Star Wars” (in gergo tecnico Opening Crawl) iniziano a scorrere narrando con una rinnovata semplicità gli antefatti.

L’intera galassia (quella «lontana lontana» s’intende) è ormai caduta nel regno del terrore. Il famigerato Primo Ordine, con al vertice l’oscuro signore dei Sith Snoke, regna incontrastato cercando di porre fine ai pochi sopravvissuti ribelli. Quest’ultimi sono però lontani dall’arrendersi, e con a capo il comandate Leia Organa, Carrie Fisher nella sua ultima interpretazione, resistono combattendo nella speranza che Rey  riesca a convincere il Maestro Luke Skywalker a tornare come salvatore.

hdwallpapers.itSin dall’Opening Crawl l’ottavo capitolo si definisce come il più sfaccettato ed assieme semplice dell’intera saga. Da una parte abbiamo la resistenza, impossibilitata a scappare e braccata dall’astronave del signore oscuro Snoke, dall’altra, invece, su di un’isola dispersa, troviamo Rey, impegnata ad agire con ogni possibile retorica per convincere Luke a tornare, ed allenarla. Due pilastri fermi, inamovibili, in cui Rian Johnson, regista e scrittore del nuovo capitolo, cerca di consumare ogni tematica possibile posti gli antefatti.

Sviscerare i contenuti cadendo nella derivabilità, cioè ripetere un l’impero colpisce ancora con un Luke nei ruoli di Yoda, sarebbe potuto apparire infatti allettante, e semplice, come lo fu per J.J. Abrams nel capitolo precedente, ma Johnson sembra riuscire a resistere, «al lato oscuro» potremmo dire, ed imporre così una novità senza precedenti nell’universo della Soap Opera spaziale più amata di sempre: l’emancipazione adolescenziale.

fonte: boxofficebuz.com

Il peso della tradizione e lo scontro nell’adolescenza

Proprio così, perché se da quel lontano 1977 in poi abbiamo sempre assistito ad una storia di figli in cerca di padri, allenati da surrogati di questi, in cerca di risposte in figure forti e in continui mentori sparsi nella galassia, qui, in questo The last Jedi, che sin dal titolo impone infatti il proprio ruolo di rottura, osserviamo finalmente l’età dell’adolescenza. Perché Rey sta trovando le proprie risposte, e così il proprio equivalente “oscuro”, Kylo Ren. Risposte che risultano insufficienti e impolverate da una tradizione non più sufficiente a giustificare le sfumature della realtà. Insomma, Sith e Jedi sono ormai etichette di tempi passati, e l’emancipazione dei due giovani senza casata pone al vaglio gli errori di entrambe le fazioni per affermare, perentoriamente, che una nuova era è giunta; un’era al di là dei titoli, delle leggende, delle storie, delle fazioni.

Dunque per quanto la storyline dedicata alla resistenza appaia quanto mai classica, quella dedicata al viaggio di Rey, ed al suo collegamento mentale con Kylo Ren, invece, si rivela un carattere nuovo ed inaspettato per una saga per molti versi conservatrice. Un carattere che, però, purtroppo, giungerà a confermarsi anche a conclusione di questo capitolo.

fonte: highsnobiety.com

Un universo fermo freme per il cambiamento

I momenti d’innovazione si pongono così al centro di questa storia, sia dal punto di vista tematico, posto che tutto il resto gravita attorno a questi, sia dal punto di vista strutturale. Il film diretto da Johnson pecca infatti di una gestione dei tempi e degli spazi del racconto poco omogenea, che lascia a desiderare in scene prive di mordente e dall’utilità discutibile posto il momento apparentemente drammatico in cui la galassia si trova. E così osserviamo un montaggio altalenante che ci conduce in una prima ora totalmente statica e ripetitiva dal punto di vista tematico, risvegliata poi da un corpus centrale in cui i nodi giungono al pettine, lasciando che il fan, come il neofita, arrivi davvero a sperare in uno stravolgimento dei caratteri classici dell’intera epopea.

Proprio qui troviamo quanto di meglio si possa vedere nell’universo di Star Wars; lotte con le spade laser, combattimenti a suon di blaster ed imponenti scontri tra Starfigther ed un Millennium Falcon ancora imbattibile. Il tutto qui diretto con una ritrovata abilità, concentrata proprio in quest’istanti di tensione, in cui l’intero futuro della saga inizia vacillare, ponendo dubbi che mai un convinto Jedi avrebbe pensato di scoprire e lasciando che ognuno di noi arrivi a chiedersi se davvero tutta la leggenda, dall’ordine dei jedi alla malvagità dei sith, sia sempre stata una menzogna.

Fonte: alphacoders.com

Un punto zero per non ricominciare mai

Star Wars – The last Jedi è l’insieme del meglio e del peggio dell’intera saga. Praticamente un Super vacanze di natale spaziale che unisce quanto di più emozionante sia stato scritto su tale epopea tentando di giungere su nuove vette narrative. A volte funziona, altre, le più frequenti, no.

È dunque un capitolo da amare? Certo, forse perché basta la musica per far battere il cuore, forse perché di queste leggende non ci stancheremo mai, oppure perché, magari, siamo davanti ad un primo tentativo di narrare un qualcosa che non citi e basta, ma che addirittura cerchi di creare un punto zero con cui rivolgersi, finalmente, a spettatori nuovi e cresciuti.

 

Immagine in evidenza: www.hdwallpapers.it

Alessandro Cavaggioni
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