«Stati di tensione». Un nuovo percorso nella storia recente

La collezione del Museo di fotografia contemporanea è un libro a più capitoli. Nel caso del percorso «Stati di tensione», aperto fino al 15 aprile 2018 nella sede di Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo, diventa l’occasione giusta per gli spettatori di immergersi e sfogliare le sue pagine in modo gratuito e completamente rivisto.

Il Museo

Fotografia

Museo di Fotografia Contemporanea ©Fausta Riva

Il Museo di Fotografia Contemporanea apre le sue porte nel 2005 in seguito all’idea di creare un luogo per catalogare, conservare, mostrare, pubblicare il materiale fotografico prodotto di fotografi italiani e internazionali. Ufficialmente nasce con il Progetto Archivio dello spazio (parte del più ampio Progetto Beni Architettonici e Ambientali della Provincia di Milano). Diventa negli anni l’unico museo pubblico in Italia dedicato completamente alla fotografia.

La biblioteca comprende quasi 20.000 volumi e le sue collezioni fotografiche contano quasi 2.000.000 di immagini, divise in 28 fondi fotografici. Oltre alla catalogazione e conservazione oggi articola e sue attività in più direzioni rispondendo a molteplici funzioni, volte alla promozione, allo studio, alla sperimentazione e divulgazione della fotografia.

La mostra\tensione

Fotografia

Museo di Fotografia Contemporanea ©Fausta Riva

Già dal titolo la mostra riporta metaforicamente alla tensione-trazione cui è sottoposta la società odierna di fronte alle trasformazioni e sfide che si susseguono a tempi record, dal 1970 ad oggi. Con questo stato di tensione si intende l’acuirsi della drammaticità dei contrasti e delle situazioni. Come se questi mutamenti siano per lo più connessi con forti preoccupazioni sociali e creino degli strappi tra le pagine della sua storia.

Per fare questo è stato interrogato Carlo Sala (Treviso, 1984) curatore della mostra e critico d’arte, curatore e docente al Master in Photography dell’Università IUAV di Venezia. Lo studioso è stato invitato a rileggere i fondi fotografici della collezione. Il patrimonio del Museo con una chiave di lettura diversa e creando un percorso espositivo di oltre ottanta lavori tra autori italiani e stranieri e due interventi site-specific di giovani artisti contemporanei.

Prologo

Il percorso inizia con fotografie messe in dialogo tra di loro e provenienti da due Fondi del museo: Agenzia Grazia Neri e Klaus Zaugg, in gran parte inediti. Una miscela tra fatti di cronaca italiana ed europea con fotografie immerse nelle campagne pubblicitarie realizzate negli anni Settanta e Ottanta.

Primo capitolo

Fotografia

©Letizia Battaglia, 1980

Il primo capitolo ragiona principalmente sulle tensioni sociali, che dagli anni Settanta del Novecento ad oggi ci hanno cambiato e di sicuro hanno segnato il nostro presente. Letizia Battaglia, Arthur Tress, Michi Suzuki, Leonard Freed e Lisetta Carmi solo tra le prime immagini incontrare. Poi ancora lavori come Verrà la morte e avrà i tuoi occhi di Mario Giacomelli Sconosciuti di Paolo Gioli.

Fotografia

Fotografia

©Joan Fontcuberta, 2005

Con Concrete Island di Paola di Bello continuiamo a muovere la testa per capire con quale prospettiva guardare la stampa e con Googlegram 9. Homeless di Joan Fontcuberta siamo invece costretti a guardare da vicino per comprendere meglio la moltitudine di fotografie.

Il lavoro di Mario Cresci nella serie La cura. Forse fotografia. Attraverso l’umano parlano di una Matera dove l’umano e lo scenario ritrovano un dialogo.
Francesco Jodice con il suo Jerusalem riesce a interrogare, con una fotografia, i fattori geografici e l’azione politica di un luogo considerato simbolicamente come luogo di conflitto e separazione.

La conclusione ragiona con un artista contemporaneo Paolo Ciregia e la sua installazione site-specific Graffio. Un graffio impresso su un scudo nel recente conflitto russo-ucraino messo in relazione con 125 cristalli che replicano un sampietrino lanciato dai manifestanti contro la polizia.

Secondo Capitolo

L’attenzione viene portata volutamente sul paesaggio, e sul modo in cui negli anni descrive i cambiamenti della società che lo abita. Fare questo è mettere in sequenza autori svariati e che hanno raccontano il paesaggio nella loro vita, contribuendo a creare anche un modo per guardarlo e interrogarlo.

Fotografia

©Gabriele Basilico, Ritratti di Fabbrica, 1978-1980

Ritratti di fabbriche di Gabriele Basilico rende le fabbriche monumenti inseriti nella cornice urbana, a testimonianza di un epoca che chiude i battenti. Le sue immagini dialogano idealmente con con la Milano di Paul Graham dove la figura umana diventa centrale.

Sulla parete centrale Olivo Barbieri è un notturno paesaggio alla periferia di Milano, Mario Cresci è una cava di tufo, Francesco Jodice posa lo sguardo invece sul paesaggio rurale invaso da centri commerciali e capannoni che sembrano ormai un operazione edile di copia-incolla nel territorio. Qui troviamo la parte dedicata a Luigi Ghirri, alla sua educazione allo sguardo delicata e esistenziale, un modo di leggere il paesaggio nostalgico e pieno di simboli.

Fotografia

A lezione da ©Luigi Ghirri
©Fausta Riva

Il paesaggio di Fischli & Weiss si chiede qual’è l’immaginario comune di un turista in visita a Milano. Le opere di Vincenzo Castella invece guarda la città dall’alto rendendola una rete, una texture che si espande in ogni angolo dell’inquadratura. Marina Ballo Charmet ci vuole mostrare ciò che sfugge alla nostra percezione con la sua serie Con la coda dell’occhio.

Un altro approccio è quello di Roni Horn, i suoi crateri islandesi hanno un valore universale, tra il mistero e l’archetipo di Terra.

Conclusione

A conclusione The Cool Couple con il suo Karma Fails riflette sull’uso contemporaneo dello strumento biopolitico che crea un’immagine apparente e rassicurante. Piccoli giardini zen e quattro paesaggi completamente inventati.

In una stanza c’è la capacità della fotografia di parlare della concretezza del paesaggio fino alla sua dissoluzione nell’immaginifico.

Visitare la mostra insomma è come entrare in un libro a capitoli, che mette in discussione le opere tra di loro. Facendo questo, interroga lo spettatore e gli pone le domande necessarie. Gli stessi quesiti che ci permetteranno di creare il paesaggio futuro, e il modo di osservare il suo cambiamento.

 

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Fausta Riva

Fausta Riva nasce in Brianza, il 7 novembre 1990. Il suo intento, quello di accostare la visione fotografica a quella geografica, cercando un modo per spiegare il mondo, per capirlo. Fausta Riva nasce sognatrice, esploratrice dell’ordinario. Ama le poesie, ama perdersi e lasciarsi ispirare.