Test di medicina: tra speranze e delusioni, il coraggio di una scelta di vita

Come ogni anno, molti potenziali studenti si sono sottoposti al terrificante, e sempre nel mirino, test di ammissione alla facoltà di medicina e chirurgia. Consci (o ignari?) del fatto che ambiscono a un percorso di studi e di vita estremamente impegnativo, totalizzante, e talmente intriso di responsabilità da non avere eguali. Sono giovani sicuramente molto ambiziosi. Perché i numeri parlano chiaro: oltre 68 mila di candidati per 11.568 posti in tutta Italia.

Tra poco, il 17 settembre, usciranno anche le graduatorie degli ammessi e da quel momento in poi si diversificheranno i destini di chi ce l’ha fatta e chi no.

Chi non risulterà nella lista degli ammessi potrebbe andare incontro a un vissuto molto negativo; potrebbe sperimentate ansia per il proprio futuro, tristezza più o meno intensa per le speranze disattese, rabbia per la percezione di ingiustizia del “metodo di scrematura”, frustrazione per il fallimento che si deve fronteggiare e forti dubbi rispetto alle proprie capacità e all’esito negativo. Naturalmente la reazione emotiva e comportamentale varierà in base a caratteristiche personali dell’individuo e al significato che ha attribuito al diventare medico ma anche a come reagisce alle sconfitte perché, appunto, la non ammissione potrebbe essere vissuta come una sconfitta personale. Certo non è ma piacevole che improvvisamente vengano meno i progetti di vita che si erano fatti magari fino a pochi giorni prima e su cui si aveva fantasticato e sperato a lungo.

D’altro canto, la minoranza fortunata che invece apparirà in graduatoria avrà la possibilità di iscriversi a un lungo, tortuoso e impegnativo corso di laurea e forse, un giorno, far parte di una categoria professionale resa quasi elitaria da questo test e altre prove accademiche. Nemmeno per loro però sarà tutto in discesa; si sa, studiare medicina e diventare medico non è una passeggiata. Per di più il panorama del post-laurea per i giovani medici, ad oggi, non è roseo: le borse di studio per le specializzazioni mediche sono numericamente insufficienti non solo rispetto al numero di richiedenti ma anche a coprire il bisogno nazionale di medici specialisti, in questo scenario i pochi professionisti che finiranno anche la specializzazione dovranno sopperire col loro lavoro a una carenza di manodopera strutturale del SSN; si aggiunge la responsabilità penale del proprio operato di cui si fa carico ogni medico al lavoro o semplicemente “essendo un medico”; quindi le denunce, che sono all’ordine del giorno, non minacciano solo la carriera ma la vita personale, come se non bastassero i turno massacranti per carico di stress e quantitativo di ore. Bisogna davvero pensarci bene e farsi un serio esame di coscienza prima di intraprendere un percorso scolastico e professionale di questo tipo.

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Un consiglio, che può sembrare banale, per tutti coloro che oggi hanno affrontato il test è di tenersi pronti un piano B di carriera oppure, se fare il medico rimane il sogno di una vita e il piano B consiste nel ritentare il test l’anno prossimo, apprezzare il tempo concesso dall’eventuale fallimento e, magari, utilizzarlo per (ri)prepararsi bene al test e a ciò che verrebbe dopo, anche psicologicamente.

Perciò si può ben dire che, indipendentemente dall’esito, coloro che oggi hanno affrontato il test di medicina sono molto coraggiosi.

Erica Boiano




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