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Tre domande sul caso Crocetta

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5 minuti di lettura

espresso crocettaSe fosse confermato quanto reso noto dal settimanale l’Espresso, la posizione del governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, sarebbe gravissima. Per chi fosse vissuto fin qui su Marte, possiamo riepilogare così: l’Espresso ha pubblicato un’intercettazione telefonica (risalente al 2013) in cui un influente medico vicino a Crocetta, Matteo Tutino, dice al governatore che Lucia Borsellino – la figlia del celebre magistrato ucciso dalla mafia ed ex-assessore nella giunta guidata da Crocetta stesso – «va fermata, fatta fuori. Come suo padre». E, dinanzi a queste sconcertanti dichiarazioni, pare che Crocetta sia rimasto in silenzio, non abbia replicato in alcun modo, come se fosse un silenzio-assenso. Pubblicata l’intercettazione, Crocetta ha prontamente dichiarato di non aver udito la frase e che, se l’avesse sentita, si sarebbe infuriato. Intanto il governatore, in lacrime, si è autosospeso, per dimostrare – a suo dire – di non essere attaccato alla poltrona.

Però la Procura di Palermo ha detto che quell’intercettazione non è presente negli atti giudiziari. L’Espresso ha prontamente replicato, affermando che la telefonata esiste e che non è la prima volta che la Procura di Palermo smentisce l’esistenza di intercettazioni che in realtà ci sono. Secondo il direttore del settimanale, Luigi Vicinanza, «Nella complessa e frastagliata realtà siciliana, capita a volte a un giornale di dover raccontare verità scomode e diverse da quelle ufficiali». Ma nel primo comunicato emesso da l’Espresso si legge una cosa molto interessante, e cioè: «La conversazione intercettata […] fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo». Qui sorge la prima questione: se i fascicoli sono segretati, come fa l’Espresso ad esserne in possesso?

Una seconda questione è più spiccatamente filosofica e deontologica: qual è il senso di pubblicare un’intercettazione del genere? Dare in pasto ai cittadini un’intercettazione – assolutamente irrilevante dal punto di vista del processo – in cui un medico potente dice al governatore della Sicilia simili parole verso Lucia Borsellino è fare informazione? Dal punto di vista del processo l’intercettazione è irrilevante, ma non lo è sul piano politico. E qui sta il nocciolo della questione. A voler pensar male – e, secondo alcuni, a pensar male si fa peccato ma s’indovina – si potrebbe pensare che quella de l’Espresso sia stata una manovra politica per mettere alla gogna Crocetta e costringerlo a dimettersi. Ma anche senza cedere a velleità complottistiche, il punto interrogativo – legittimo – resta.

Non volendo essere complottisti e quindi sensatamente escludendo una regia politica dietro all’operazione, una soluzione alla domanda precedente – qual è il senso di pubblicare una simile intercettazione – si può trovare facilmente, molto più trasparente e quasi scontata. Il sospetto è che la pubblicazione sia stata fatta perché riguarda un personaggio discusso e discutibile, non particolarmente amato, che quindi avrebbe scatenato – come effettivamente ha fatto – una marea di reazioni, le quali si traducono in visualizzazioni sul sito de l’Espresso e copie vendute del settimanale cartaceo. Il silenzio di Crocetta è certamente scandaloso ed è il classico caso che genera facile sdegno fra i cittadini già incazzati con la politica. Se lo si sbatte in apertura sul proprio sito e in prima pagina sul proprio cartaceo, il successo è assicurato.

Insomma, l’Espresso non ha offerto un servizio ai cittadini, a maggior ragione perché quel fatidico silenzio non ha nulla a che vedere con l’agire politico concreto di Crocetta. Che resta un pessimo politico, a prescindere da questo silenzio. L’Espresso ha fatto una semplice quanto efficace operazione commerciale.

A questo punto sorge l’ultima, fondamentale questione: che informazione è l’informazione vincolata al mercato? Dove, cioè, si pubblica non ciò che è utile a rendere il cittadino più consapevole, bensì ciò che vende di più?

Nessuno ha intenzione di difendere lo scabroso silenzio di Crocetta. Però, forse, ogni tanto varrebbe la pena di fermarsi a riflettere su ciò che scriviamo, leggiamo e condividiamo.

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Michele Castelnovo

Classe 1992. Nato e cresciuto tra Lecco e provincia. Toglietemi tutto ma non le mie montagne e il mio lago. Laureato in Filosofia. Giornalista pubblicista. Direttore di Frammenti Rivista. Mi prendo terribilmente poco sul serio.

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