“Un paese ci vuole”, Dimartino
per il gusto di andarsene

dimartinodi Margherita Vitali

Non è comune, nella musica di oggi, trovare un disco capace di raccontarti una storia, con ogni traccia indissolubilmente legata alla precedente. Non è comune, e non è banale, sentir citare Cesare Pavese con maestria ed avere la possibilità, tramite la voce di un cantautore, di sentirsi parte di un viaggio.
Dimartino ci è riuscito. Nel suo album Un paese ci vuole ha raccontato un viaggio. Il cantautore del palermitano, emigrato al nord, ci ha regalato un pezzo di Sicilia.

La storia parla della condizione in cui si trovano molti ragazzi di dover abbandonare il proprio paese natìo, per studio o per lavoro, alla ricerca di un futuro che sembra non esserci nel luogo in cui si è nati. È con rammarico e poesia quindi che ci vengono raccontati i luoghi abbandonati visti dagli occhi di chi torna; ci vengono descritti i colori, il mare e la sabbia di un paese che sta perdendo le sue anime. Eppure Dimartino a questi paesi vuole regalare ancora speranza: la si sente entrare nel cuore di chi l’ascolta. Per lui non devono essere vissuti come un luogo di sconfitta, anzi il sogno è poterci tornare vittoriosi, a testa alta.

«I figli della nuova Europa scappati dopo la maturità, ritornano per le vacanze e non vanno più via».

Il paese è dipinto con un volto nuovo, mai visto e spesso sottovalutato dal suo spettatore. Un ritorno all’idea di poter costruire qualcosa di nuovo per il futuro, in quello che è stato considerato un tempo vecchio e opprimente.

Un altro tema affrontato nell’album è «la geografia che divide le anime», come recita la sua canzone Niente da dichiarare, che viene ripreso a più sfaccettature in vari brani del disco. Tra suoni completamente diversi, nuovi e più vivi rispetto alle precedenti produzioni dell’artista, si racconta la storia del distacco, dopo l’estate o dopo il diploma, ci vengono proposti nuovi e numerosi punti di vista: quello di chi parte, quello di chi torna e di chi viene lasciato.

Un paese ci vuole è anche la voglia di vivere nell’utopia di avere una terra che è di tutti, non contrassegnata da confini geografici, dove non servono documenti per poterla sfruttare, vivere a pieno.

È un disco di sogni e di sperane,a con la capacità unica di far sentire parte di questo quadro qualunque essere umano. Se le canzoni che sono al suo interno suonano sullo sfondo di una Sicilia colorata, è comunque possibile sentire proprio questo disco in qualunque collocazione geografica. Questa è la storia di tutti, la storia di ogni studente che parte, di ogni lavoratore che lascia casa, e persino di quelli che vorrebbero farlo ma non possono. Le parole di Dimartino in questo caso ci regalano un senso di bellezza e di appartenenza a tutto tondo, non necessariamente circoscritto all’area geografica.

Il disco poi vede altre due grandi firme tra le collaborazioni, quali Cristina Donà ne I calendari, pezzo uscito qualche settimana fa, e Francesco Bianconi in Una storia del mare, traccia uscita come anteprima dell’album.
Queste due grandi firme aiutano Dimartino a far lievitare il livello qualitativo del disco che, nel panorama indipendente italiano, ha aggiunto molto più di quanto non ci si aspettasse.

 

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Redazione
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