Venezia76. «Guest of honour» e l’indagine del rapporto tra padre e figlia

Alla Mostra del Cinema di Venezia quest’anno non poteva mancare Atom Egoyan, regista di origine armena, nato al Cairo, in Egitto, e naturalizzato canadese. La sua stessa storia divisa tra ben tre continenti riflette il carattere del suo cinema: una narrazione apolide e intellettuale, di carattere filosofico che si esprime attraverso diversi livelli di approfondimento psicologico. Dopo essersi affermato nel cortometraggio e nella televisione, Egoyan vince il premio Fipresci al Festival di Cannes nel 1994 con il film Exotica. Nel 1997 il suo Il dolce domani viene anche candidato all’Oscar per la miglior regia e la miglior sceneggiatura. Quest’anno Egoyan ritorna al lido di Venezia in competizione per il concorso principale con Guest of honour, dopo aver già partecipato nel 2015 con il film Remember.

Guest of honour: la trama

Il suo nuovo Guest of honour narra la vicenda di un ispettore sanitario, Jim, che cerca di ricostruire il rapporto con la figlia Veronica, insegnante di musica del liceo ingiustamente condannata per abuso di autorità nei confronti di uno dei suoi studenti minorenne.

La sceneggiatura è stata scritta dallo stesso regista, e nel cast possiamo trovare David Thewlis, nel ruolo del padre “senza qualità” Jim Davis, Laysla de Oliveira come Veronica e Luke Wilson nei panni di Padre Greg. 

La vicenda è ambientata a Hamilton, nell’Ontario canadese, in un interessante contesto sociale multiculturale, elemento essenziale che riflette la storia del regista e le ultime dinamiche del melting pot metropolitano. Tutti i nostri protagonisti provengono infatti da paesi e lingue diverse. Se Jim è infatti un inglese trapiantato in Canada, Veronica ha delle radici brasiliane, mentre padre Greg è arrivato da poco dal Texas.

Indagine psicologica nel rapporto tra padre e figlia

Partendo dal finale, ovvero dalla morte di Jim, il film procede a ritroso, in una “cronologia emozionale”, come la definisce il regista, che ci propone un’accurata autopsia del misterioso rapporto tra padre e figlia.

L’interessante lavoro che il regista fa attraverso le musiche di sottofondo lancia nel corso della narrazione segnali importanti allo spettatore che viene guidato in una vera e propria indagine. A tale proposito, nel film diventa rilevante l’elemento del vetro dei bicchieri della prima scena. Il vetro diventa infatti lente attraverso cui leggere l’intera vicenda sia come strumento che può rendere più nitida l’analisi del detective ma anche come filtro che distorce la realtà.

Attraverso un lungo flashback composto da episodi disposti in ordine sparso, chi è in sala cerca, spesso con fatica, di ricostruire le trame di una vicenda umana che van ben oltre la nostra percezione dei fatti. Lo svolgimento degli eventi cambia spesso e volentieri la sua configurazione a causa dell’aggiunta di nuovi elementi, o meglio indizi, che emergono dai resoconti dei personaggi. Nel corso dei film si generano quindi versioni diverse di una stessa storia senza veramente capire dove stia la verità.

La versione di Veronica

Ma cosa è stato sconvolgere la famiglia Davis e l’amore che li univa?

La risposta sta nel complesso intreccio psicologico che il regista costruisce alternando la visione di Veronica a quella del padre, creando due mondi totalmente incompatibili divisi da un profondo vuoto affettivo.

Veronica cova infatti da anni un irrisolto rancore per il padre. Lo accusa di aver avuto una relazione clandestina con un’altra donna, la sua insegnante di pianoforte, nonché madre del suo fidanzato del tempo Walter.

La delusione che Veronica prova nei confronti del padre si accumula e si trasforma in un’irrefrenabile volontà di vendetta che sfocia nell’uccisione dell’insegnante di piano. Un giorno la piccola Veronica entra erroneamente nella stanza della donna che addormentatasi con la sigaretta accesa innesca un rovinoso incendio.  

Il senso di colpa che Veronica sente per la morte dell’insegnante si intensifica ancor di più con il suicidio del fidanzato Walter. Ma Veronica è veramente responsabile per la morte dell’insegnante? Per lo spettatore si tratta infatti di un incidente, la bambina in quel momento sarebbe dovuta essere rientrata a casa, quindi il fatto sarebbe accaduto comunque.

La versione dello spettatore, capace di guardare all’intera vicenda con sguardo più razionale, contrasta con quella di Veronica, mentre il senso di colpa rende la sua vita un incubo. In un eterno presente incapace di superare i fantasmi del passato Veronica elabora allora un piano che le permetterà di liberarsi dei suoi demoni.

La donna decide di alimentare la voce di corridoio che dice che sia l’amante di uno dei suoi alunni, consegnando nelle mani dell’autista dell’autobus la prova che la accuserà di abuso di potere.

Lei stessa ripete più volte che il suo desiderio è appunto quello di stare in prigione per finalmente scontare la pena che ritiene di meritarsi. Non è però con un punizione inflitta dall’esterno che la giovane insegnante di musica potrà risolvere i suoi problemi con il passato.

Quello di Veronica è un conflitto interiore che coniuga la paura per la morte della madre a quella di essere sostituita da una nuova compagna del padre. La minaccia dell’abbandono e la perdita dei riferimenti famigliari hanno segnato drammaticamente la sua adolescenza.

La versione di Jim

Anche il padre è un uomo incompleto, è «una di quelle persone», come lo definiscono nel film, «di cui si sente tanto parlare ma che non si vedono mai». La sua insicurezza di fronte alla malattia, che prima ha colpito la moglie e poi lui, lo hanno costretto ad abbandonare il suo sogno di avere un ristorante, costringendolo a una professione opposta, ovvero quella di valutare lo stato di pulizia e igiene dei locali. Alla ricerca di un proprio posto nel mondo, Jim vive la sua quotidianità esercitando il proprio potere sui ristoranti medio-piccoli come una sorta di vendetta contro il ristoratore che non ha mai potuto essere. La vendetta è infatti anche la missione finale di Jim che vuole riscattare sua figlia contro quella “bestia” dell’autista di bus che con un atto illegittimo ha dato il via alla rovina della carriera della giovane. 

La fine di una famiglia è la fine della nostra società

Le responsabili della fine della famiglia Davis quindi non sono le persone fisiche ma le conseguenze di un sistema sociale viziato e indifferente che si nutre dei mediocri e della loro frustrazione. Per questo motivo, Guest of honour di Atom Egoyan sfrutta la dimensione della psicologia per lanciare un monito.

La violazione della privacy, la diffusione della propria immagine sulle nuove piattaforma digitali, il giudizio degli altri, i tentativi di vendetta ed estorsione e l’ossessione di avere una cosiddetta “buona reputazione” sono infatti capaci di distruggere dall’interno, come fa appunto la malattia, la natura delle relazioni umane e soprattutto le dinamiche tra padre e figli.

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Valentina Cognini

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