“Vita di Pi”: un libro
tra avventura e fantasia

Vita di Pi è un romanzo scritto da Yann Martel nel 2001 e vincitore del Man Booker Prize nel 2002. L’opera ha avuto un grande successo, tanto da essere tradotta in 42 lingue e da essere stata adattata nel 2012 in un film diretto dal regista premio Oscar Ang Lee. Yann Martel del resto sembra l’autore perfetto per questa storia contemporanea di naufragi e avventura: oltre a essere nato da genitori franco-canadesi, l’autore ha viaggiato e vissuto in ogni angolo del mondo, appropriandosi delle culture più disparate.

lifeOfPi copertina

La vita di Pi, costellata da fantastiche avventure e viaggi incredibili, è ovviamente il soggetto dell’opera. Piscine Molitor Patel è un ragazzo che cresce felicemente con la sua famiglia, proprietaria di uno zoo in India. Nei primi capitoli del romanzo il lettore conosce pagina dopo pagina i personaggi, il passato, l’infanzia del protagonista. Il mondo di Piscine è fatto in particolare di natura e religione: il ragazzo, a stretto contatto con gli animali del padre, studia zoologia e si interessa alla sfera spirituale di culture diverse.

L’elemento centrale del romanzo è il trasferimento dei Patel e del loro zoo in Canada, dove i genitori di Pi vogliono ricominciare una nuova vita a causa di alcuni problemi economici. Una tempesta fa però naufragare la nave su cui viaggiava l’intera famiglia, animali compresi. Pi è il solo a salvarsi: salito su di una scialuppa, girovaga per l’oceano con un equipaggio davvero eccezionale composto da una zebra, un orango, una iena e Richard Parker, una tigre del bengala. L’imbarcazione diventa così un’insolita catena alimentare: gli animali si mangeranno a vicenda fino a che gli unici superstiti saranno Pi e la sua temibile tigre. Le prime pagine, affollate da personaggi e scene di vita quotidiana, sono quindi sostituite da parti più solitarie, in cui possiamo conoscere i pensieri di Pi e, soprattutto, le strategie utilizzate per rimanere in vita. Grazie a un manuale di sopravvivenza e qualche provvista, il ragazzo farà del mare la sua nuova casa, che lo ospiterà per sette lunghi mesi.

vita-di-pi film

Uno degli aspetti più interessanti dell’opera è il rapporto tra Pi e Richard Parker: nemici per natura, i due diventano col passare del tempo dei silenziosi alleati nella disavventura che li accomuna. La solitudine di Pi è rotta solo dalla presenza della tigre, pericolosa quanto fondamentale per la stabilità psicologica del ragazzo. Il naufrago infatti, per evitare di essere mangiato, deve cacciare in mare per lei ogni giorno in modo da saziarla. Non esiste quindi riposo o debolezza, nutrire Richard Parker è una mansione quotidiana che scandisce la vita sulla scialuppa, dandole un senso. Tra i due si viene così a creare un rapporto che va oltre la mera legittima difesa: Richard Parker è un “amico” animale che, pur silenzioso e pericoloso, dà uno scopo al giovane Pi, altrimenti solo in  mezzo all’oceano.

Vita di Pi è poi un viaggio tra reale e fantastico: la narrazione ci fa pensare che i fatti siano realmente accaduti grazie a dettagli incredibilmente realistici; a questi sono però uniti scenari immaginari – come l’isola dei lemuri – che non solo lasciano il lettore a bocca aperta, ma instillano in lui qualche dubbio sulla veridicità dell’opera. Il personaggio del cannibale francese cieco è poi un ulteriore colpo di genio, un breve teatrino dell’assurdo in grado di mettere in discussione la narrazione. A dimostrarci – almeno parzialmente – la veridicità del romanzo è però il narratore stesso, che nei primi capitoli racconta di aver ascoltato la storia del lungo viaggio di Pi proprio dal naufrago in persona. Realtà o fantasia? si chiede quindi il lettore, ma questa domanda non troverà mai una risposta.

vita di Pi

Del resto, Yann Martel arricchisce la narrazione con elementi accuratamente studiati a seguito di lunghe ricerche sulla cultura indiana, dalle moschee agli zoo, dalle città alla vita di tutti i giorni. Lo scrittore studiò inoltre la zoologia, così da offrire ai propri lettori un racconto il più accurato possibile. Gli animali presentati da Martel sono infatti privi di qualsiasi tratto antropomorfo, ma completamente selvaggi e realistici. L’autore resiste poi alla tentazione di umanizzare Richard Parker: pur avendo un nome umano e pur essendo presentata come alla pari di Pi, la tigre del bengala è chiaramente diversa dal ragazzo, selvaggia e istintiva, mai emotiva. Il finale del romanzo è di conseguenza commovente e duro: Pi e Richard Parker dovranno separarsi, ma l’addio romantico tanto desiderato dal lettore non arriverà. La tigre del bengala rimarrà fino alla fine un animale, mentre Pi un naufrago solo, seppur salvo.

Lo scrittore ammise che non fu facile trovare l’animale adatto che avrebbe accompagnato Piscine nel suo viaggio. Martel pensò a diverse specie, come l’elefante, che però trovava troppo comico, e il rinoceronte, che però non sarebbe sopravvissuto in mare essendo erbivoro. La tigre sembrò quindi l’idea perfetta, un mammifero tanto pericoloso quanto affascinante, maestoso nella sua grandezza. Gli altri animali della scialuppa invece furono scelti dall’autore perché in grado di simboleggiare alcune caratteristiche umane: la iena rappresenta la codardia, l’orango l’istinto materno, la zebra l’esotico, il diverso. La tigre infine potrebbe indicare l’aggressività, il lato più animale e istintivo dell’uomo: Pi abbandona infatti la compagna di viaggio nelle ultime strazianti pagine del libro, liberandosi così del lato selvaggio sviluppato durante i mesi in mare.

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L’opera, pur molto semplice nello stile, si presta a più interpretazioni metaforiche, che sta al lettore scoprire e fare proprie. Il finale in particolare offre una visione nuova del viaggio di Pi, una spiegazione razionale, priva di dettagli fantastici, così da placare gli animi dei lettori increduli, ma farli al tempo stesso dubitare nuovamente su quale sia la vera storia di Piscine, in una continua battaglia tra ragione e fantasia.

Vita di Pi è quindi un romanzo a più livelli: da un lato incredibilmente fruibile, scorrevole, adatto anche a una lettura “da ombrellone”; dall’altro un’opera su cui è possibile riflettere grazie alla profondità dei temi trattati e ai complessi rapporti tra i pochi – ma ben strutturati – personaggi. Tra elementi classici del genera d’avventura e pagine di grande emotività, l’opera di Yann Martel è un viaggio non solo per mare, ma nell’animo umano quando calato nelle situazioni più estreme.

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