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Vladislav Surkov

Chi è Vladislav Surkov, il folle ideologo della Russia di Putin

Potentissima eminenza grigia della propaganda russa, il Goebbels del XXI secolo. Chi è Vladislav Surkov, il misterioso ideologo di Putin?

7 minuti di lettura

Ogni regime ha bisogno dei suoi geni del male, dei suoi artisti, dei suoi saltimbanchi. Sono loro i più sensibili, quelli che capiscono subito quando cambia il vento, che attirano e gestiscono il consenso. Sono loro che spesso salvano la barca che affonda. Anche Vladimir Putin, da buon uomo di potere, lo sa, e tiene a corte un personaggio incredibile, un istrionico genio del male, un attore fallito che voleva fare lo scrittore e che è finito a fare della sua vita e della sua arte uno strumento nelle mani del Cremlino. Stiamo parlando del leggendario Vladislav Surkov, l’oligarca più folle della corte di Putin.

Le origini di Vladislav Surkov

Le origini di Surkov si perdono nella leggenda. Forse è nato nel 1964, a Lipeck, o forse nel 1962, in Cecenia. Forse si chiama Vladislav Surkov, o forse si chiama Aslambek Dudayev, ma indagare, probabilmente, non conviene. Quel che è certo è che dal 1982 al 1983 frequenta l’università di scienze e tecnologie senza successo e si arruola quindi nell’esercito (forse nei servizi segreti, forse nell’artiglieria). S’iscrive a un corso di regia teatrale nel 1985, di cui frequenta solo tre anni. Ha sempre avuto una certa vena artistica, che non lo abbandona neppure oggi: è un appassionato della beat generation (in particolare di Allen Ginsberg) e tiene i poster di TuPac nel suo studio. Sembra anche che, tra un impegno governativo e l’altro, scriva i testi alla rockstar russa Vadim Samoylov

L’ascesa

Alla fine degli anni Ottanta, quando cessa il divieto alle imprese private e iniziano a girare moltissimi soldi, il paese si spacca: da una parte i poveri, dall’altra i ricchi. Vladislav Surkov monta sul carro dei ricchi: si laurea in economia nel 1990 e inizia a occuparsi di marketing, comunicazione e pubblicità in alcune grandi aziende. È un settore appena nato, ma lui è un genio. Per questo, la politica lo attrae a sé. Nel 1999 è vice capo di stato maggiore e inizia ad occuparsi della comunicazione del Cremlino, fino ad essere nominato, nel 2004, aiutante del presidente. Mattone dopo mattone, si sta costruendo il totalitarismo, e lui ne è l’architetto.

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A chi accusa il modello russo, risponde che quella di Putin è una «democrazia sovrana», ovvero una democrazia in cui la maggioranza ha sostanzialmente anche il controllo dell’opposizione. E non dice tanto per dire. Vladislav Surkov si è infiltrato nel «partito della giusta causa», uno dei maggiori oppositori al regime putiniano, facendolo di fatto implodere dall’interno. È lui a creare molti finti partiti di finta opposizione, così come è lui il creatore di Nashi, la Hitlerjugend di Putin, solita a compiere atti di natura squadrista. È lui che convoca i capi delle televisioni per dire chi, su cosa e come può parlare. È l’eminenza grigia della propaganda russa, è potentissimo. È il Goebbels del XXI secolo.

Vladislav Surkov
fonte: www.kremlin.ru

L’ultimo periodo

Nel 2013, Vladislav Surkov diventa consigliere personale dello Zar, è favorevolissimo all’occupazione non solo della Crimea, ma dell’intera Ucraina (a dir poco in anticipo sui tempi). Questo fino al 2020, quando si dimette misteriosamente dall’incarico. Poi, nel 2022, il colpo finale: lo zar lo arresta. Motivi dell’arresto non sono ancora del tutto chiari: forse troppo potere, forse troppa spudoratezza sulle tattiche di comunicazione, o forse il lato folle di Vladislav Surkov stava diventando troppo ingombrante. Tra le sue tante stranezze, sembra che Surkov abbia pubblicato sotto pseudonimo un romanzo, per poi darne, sotto un altro pseudonimo, una recensione estremamente negativa. Insomma, Dottor Jekyll e Mister Hyde. Il testo di una canzone che ha scritto per Vadim Samoylov lo riassume bene («Forse siamo diversi/Forse non siamo gli stessi/Cupi e arrabbiati/E odiosi l’uno per l’altro»).

Vladislav Surkov
Vladimir Punti. Fonte: Pixabay

Lo Stato secondo Vladislav Surkov

Prima di andarsene, però, condensa la sua idea di Stato in un libricino illuminante ma terribile. Per Surkov la Russia deve essere un sistema chiuso (perché, come dice lui stesso, in un sistema chiuso vince l’entropia). Per ridurre le tensioni interne, poi, bisogna puntare all’espansione verso l’esterno, così da unificare il paese. Se questo genererà nemici non bisogna preoccuparsi: a livello geopolitico, la Russia non può comunicare con l’Occidente, e si deve rassegnare all’isolamento (diceva già Alessandro III, che la Russia ha due alleati: esercito e flotta). La libertà va concessa, ma mai troppa («gli stati possono morire per un’overdose di libertà», dice). L’opposizione all’interno del sistema si può quindi accettare, ma quella antisistemica deve essere repressa, e tutto lo Stato deve vertere alla creazione di un rapporto di fiducia leader-cittadino.

Un simbolo della Russia

Tuttavia, al di là delle sue misteriose dimissioni (d’altronde, tutta la sua stessa vita è avvolta dal mistero), Vladislav Surkov rimane un esempio della storia russa degli ultimi trent’anni, nonché il deus ex machina del complesso sistema della Russia di Putin. Non solo l’ideologo, dunque, ma anche il padre e l’amministratore. Ha testimoniato il disastro economico del post-URSS, il veloce arricchimento degli oligarchi, la creazione di una cerchia dei miracoli satura di potere e denaro. Ha trasformato docilmente la democrazia in totalitarismo, gestendo la comunicazione, ovvero il potere, diventando un burattinaio oscuro e schizofrenico degli intrighi politici della Russia di Putin. Fu il primo a comprendere la comunicazione occidentale, reinterpretandola in maniera originale (una sorta di glocalizzazione dei mass media). È stato per anni l’ideologo di Putin, genio, follia e crudeltà al potere, al pari di Caligola o Nerone.

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Andrea Potossi

Classe 2004, per Frammenti mi occupo di storia, storie e attualità. Leggo, studio, suono, scrivo, faccio cose, vedo gente. Vivo a Treviso.

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