Biennale Arte 2026

«In Minor Keys»: arriva la Biennale di Venezia 2026

Un’edizione che invita ad ascoltare le “frequenze minori” dell’arte contemporanea, tra pratiche intime, scelte curatoriali e controversie internazionali.
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Considerata una delle manifestazioni più importanti dell’arte contemporanea, la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte si terrà dal 9 maggio al 22 novembre 2026, distribuita tra le sedi storiche dei Giardini, dell’Arsenale e i numerosi spazi della città.

Il progetto curatoriale di Koyo Kouoh

La preparazione della Biennale 2026 è stata segnata dalla scomparsa di Koyo Kouoh, nel maggio 2025. Nonostante ciò, il team curatoriale, che collaborava con lei, ha ugualmente deciso di portare avanti l’esposizione seguendo le linee guida già stabilite dalla curatrice, nel tentativo di rispettarne la visione e il lavoro preparatorio.

Kouoh è stata una figura centrale della curatela contemporanea: nata in Camerun e cresciuta in Svizzera, ha diretto importanti istituzioni culturali e promosso per anni il dialogo tra arte africana e scena artistica globale. Nel 2019 diventa direttrice del Zeitz Museum of Contemporary Art Africa di Città del Capo, una posizione che contribuisce a rafforzare il suo ruolo internazionale.

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Per quanto riguarda la Biennale Arte, l’edizione del 2026 è intitolata In Minor Keys, un titolo che prende ispirazione dal linguaggio musicale: nella teoria musicale la “tonalità minore” è spesso associata ad atmosfere più intime, malinconiche o introspettive. Tutto ciò trasposto in campo artistico, diventa una metafora che invita a prestare attenzione alle “frequenze più basse” dell’esperienza umana, alle pratiche artistiche più silenziose, intime e relazionali, capaci di contrastare il rumore e la spettacolarizzazione del mondo contemporaneo.

Questi sono gli indizi di una mostra; una mostra sintonizzata sulle tonalità minori; una mostra che invita ad ascoltare i segnali persistenti della terra e della vita, in connessione con le frequenze dell’anima. Se nella musica le tonalità minori sono spesso associate alla stranezza, alla malinconia e al dolore, qui si manifestano anche nella loro gioia, consolazione, speranza e trascendenza.

estratto dal testo curatoriale di Koyo Kouoh

Le recenti polemiche: l’assenza di artisti italiani e il ritorno della Russia

Uno degli aspetti più discussi riguarda proprio l’assenza di artisti italiani nella mostra internazionale principale. Tuttavia, secondo alcune ricostruzioni, è stata semplicemente una conseguenza causata delle circostanze: dopo la morte di Kouoh, il team curatoriale ha deciso di mantenere la lista di artisti già definita dalla curatrice (composta da 111 artisti), che probabilmente non aveva avuto il tempo di completare, facendo anche una ricerca sulla scena artistica italiana. In ogni caso, come sempre, la presenza italiana alla Biennale è comunque garantita dal Padiglione Italia, che rappresenta ufficialmente il paese all’interno della manifestazione. Il progetto scelto è Con te con tutto, realizzato dall’artista Chiara Camoni e curato da Cecilia Canziani, ospitato negli spazi dell’Arsenale.

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Per quanto riguarda la Russia, il suo ritorno – il padiglione è chiuso dal 2022 – ha provocato una forte reazione. Ventidue paesi europei hanno infatti firmato una lettera indirizzata alla direzione della Biennale per chiedere di riconsiderare la partecipazione russa, ritenuta inaccettabile a causa della guerra in Ucraina. La direzione della Biennale ha però difeso la propria posizione aggiungendo che la Biennale non invita direttamente gli Stati e che, nel momento in cui i Paesi possiedono un padiglione storico, come la Russia, possono partecipare comunicando autonomamente la loro presenza.

Così, in questo contesto, l’edizione di questa Biennale, è anche un momento di riflessione sul ruolo culturale delle istituzioni artistiche in un mondo attraversato da conflitti, crisi e trasformazioni profonde.

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Dorasia Ippolito

Classe 2002, sono pugliese ma vivo a Venezia. Presso l’Accademia di Belle Arti ho conseguito la laurea triennale in Scenografia e Architettura di scena. Ora studio Storia dell’Arte, sempre immersa nella meravigliosa atmosfera veneziana.

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