Il potere seduttivo di Torino non è espresso direttamente, ma parte da lontano, dal suo passato sabauda, austero, con i suoi affascinanti portici che nascondono l’interno delle cose, rivelandone solo delle parti. Torino non ha l’esuberanza di Napoli o la voluttà di Roma: i suoi tratti erotici sono trattenuti, si insinuano leggermente tra le pieghe dell’architettura liberty e la nebbia invernale. Eppure, forse, è proprio questo a renderla così unica: un gesto sfuggente che la rende tra le città più erotiche di Italia. Perché il desiderio, come insegna George Bataille, non è l’eccesso nel visibile, ma in ciò che si cela.
Austera nelle forme e nello spirito
Bisogna, appunto, partire dalle forme per cogliere lo spirito erotico di Torino: la pianta romana, il reticolo ortogonale, i portici come colonnati che scandiscono lo spazio pubblico dividendolo dal privato in un modo quasi ossessivo. Questa geometria non è, ovviamente, casuale, ma come ogni sistema di controllo costruito a tavolino, contiene in sé la sua stessa contraddizione. Infatti si può ben comprendere come l’ordine assoluto generi al contempo il desiderio di infrangerlo, perché nella contenzione si genera tensione e trasgressione.

I portici, ad esempio, sono l’espressione più evidente del “desiderio” torinese: spazi di continua transizione tra pubblico e privato, tra visibile e nascosto, tra dentro e fuori, tra esposto e celato. Sotto i portici, per secoli, la città ha consumato il rito della passeggiata dove, in tempi ancora immuni dalla tecnologia, l’incrocio degli sguardi era l’unico gesto permesso. E questo carattere Torino lo porta ancora in sé: non rincorre la conquista immediata, ma il desiderio che nella sua dilazione, si amplifica fino a diventare quasi insopportabile. Una peculiarità che Roland Barthes avrebbe riconosciuto nella logica del piacere non come conclusione, bensì come differimento.
Il volto oltre la superficie
Al di là di questa superficie ordinata e funzionale, Torino dissimula anche un altro volto, ancora più seducente perché più oscuro, che la traduzione esoterica ha sempre riconosciuto. Di fatti, la città è uno dei punti del cosiddetto triangolo magico, insieme a Praga e Lione. Viene considerata polo negativo della magia, sede delle forze ctonie e della potenza sotterranea.
Ne emerge la metafora perfetta di come la città funzioni sul piano erotico: sotto la superficie apparentemente razionale e funzionale di un reticolo stradale ordinato e di una vita che scorre nella totale efficienza, sotto la compostezza sabauda dei palazzi e dei caffè storici, scorrono correnti che non si vedono, eppure che chiunque percepisce già dalla sua prima visita in città. Il desiderio di Torino proviene dal basso, dalle profondità, da tutto ciò che la forma urbana disciplinata cerca di tenere a …