Il teatro post-umano: «Replik_A» al Teatro Fontana

Un dialogo tra uomo, androide e immagine digitale che trasforma il palcoscenico in una riflessione sul futuro dell'identità.
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Una figura, all’apparenza umana, è seduta sul palcoscenico del Teatro Fontana di Milano. Sembra aspettare con pazienza l’arrivo del pubblico, con gli occhi chiusi sotto la fredda luce che la illumina dall’alto. Quando il buio cala sulla platea e si alzano le luci sul palco, ci accorgiamo che le figure sono due e che solo quella più sul fondo sta iniziando ad animarsi. La prima è la replica della seconda.

Le tre dimensioni

Dietro a un tulle nero, Ludger Lamers inizia a muoversi. Dapprima la qualità del suo movimento è simile a quella di un androide: il performer imita la macchina e riduce le differenze che li separano. I ruoli, in un primo momento, sembrano quasi invertiti: l’uomo è la replica dell’androide.

Presto, però, le cose cambiano. L’imitazione diventa competizione: la danza di Lamers è fluida e acrobatica. La sua replica non può seguirlo nelle sue evoluzioni, rimane seduta e reagisce con i suoi movimenti meccanici. Il rapporto tra i due sfocia poi in una pacifica tolleranza: non sono una vera minaccia l’uno per l’altra, viste le difficoltà di movimento della replica e la bontà dell’uomo.

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Ecco che appare però una figura virtuale, sublimata dal corpo e fatta di sola immagine digitale. La replica non è più parte delle tre dimensioni, ma entra in un’altra dimensione, intangibile.

replik_a teatro fontana

L’uomo virtuale

Questa terza figura cambia le sorti della vicenda: si rivela più ostile e sfida a duello l’originale. I due combattono e qui la differenza non è più così marcata: la figura virtuale si muove in modo fluido e veloce, tenendo testa all’uomo nella scherma. Le due repliche finiscono poi per allearsi e prendersi gioco del performer; l’androide ride quando l’ologramma spara alla loro versione umana.

Lo spettacolo mantiene sempre un tono ludico e postdrammatico, costruendo immagini che veicolano riflessioni profonde.

L’identità interrogata

Attraverso una composizione che integra corpo, tecnologia e immagini digitali, Replik_A affronta questioni legate all’identità, alla riproducibilità e al rapporto tra uomo e intelligenza artificiale, inserendosi nel dibattito contemporaneo sulle trasformazioni del concetto di individualità nell’era post-umana.

dal comunicato stampa
replik_a teatro fontana

Abbiamo ben presente chi sia l’originale delle tre repliche, eppure fa paura pensare che possano sostituirsi a lui. Perché, per quanto l’essere umano sia l’originale, la sua replica androide è a sua volta originale nel suo essere macchina, e lo stesso vale per la replica virtuale.

Nell’epoca in cui l’intelligenza artificiale occupa uno spazio sempre più ampio e la nostra impronta digitale diventa sempre più profonda, chi siamo davvero? Siamo soltanto corpo o siamo anche il ritratto artificiale che costruiamo di noi stessi?

Con un’immagine lirica si conclude lo spettacolo: il corpo umano si spoglia delle sue vesti e si mostra come carne viva che fluttua in un sogno. La bellezza della nostra vita consiste proprio nel fatto che è finita; è nella consapevolezza della morte che possiamo darle un senso, sembrano dirci l’androide e l’uomo.

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Marialuce Giardini

Diplomata al liceo classico, decide che la sua strada sarà fare teatro, in qualsiasi forma e modo le sarà possibile.
Segue corsi di regia e laboratori di recitazione tra Milano e Monza.
Si è laureata in Scienze dei Beni Culturali nel 2021

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