Lunedì 15 giugno, al Piccolo Teatro Grassi, è stata presentata la nuova stagione 2026-2027. Beppe Sala, sindaco di Milano, ha subito evidenziato la particolarità di questa stagione: coincide infatti con l’ottantesimo anniversario della fondazione del Piccolo Teatro di Milano.
Il 14 maggio 1947, da un’idea di Giorgio Strehler e Paolo Grassi, nasceva infatti una delle istituzioni più importanti del panorama teatrale italiano ed europeo.
Una stagione speciale
Beppe Sala, già dal suo intervento – il primo della mattinata – ha evidenziato il ruolo che il Piccolo Teatro ricopre per Milano. Non ricorrono soltanto gli ottant’anni dalla sua fondazione, ma anche gli ottant’anni dalla nascita della Repubblica italiana. I due eventi non sono ovviamente collegati, ma raccontano la medesima volontà di rinascita dopo il secondo conflitto mondiale.
Le autorità del Piccolo Teatro, del Comune di Milano e della Regione Lombardia hanno salutato il numeroso pubblico presente prima di lasciare la parola a Lanfranco Li Cauli e Claudio Longhi, rispettivamente direttore generale e direttore artistico del teatro.
«Se questo continuare a “chiederci insieme” fa del teatro il luogo eletto, “rituale”, in cui la società può specchiarsi e interrogarsi, ecco trovata la necessità di questa celebrazione: cercare di fare ancora, ogni giorno, nelle parole di Giorgio Strehler, “meglio di quanto abbiamo fatto prima, un teatro umano, un teatro che, divertendo, aiutasse gli uomini a essere migliori”, nella “dignità di lavorare nella società e per la società, dentro la storia e i problemi del suo tempo”.»
Lanfranco Li Cauli
Il gioco del tempo
È proprio il tempo il protagonista della Stagione 2026/2027 del Piccolo Teatro. Così scrive Claudio Longhi:
«Il tempo. Il problema, infatti, è proprio qui. Nel tempo. O meglio, nel dialogo – e nell’agone – di teatro e tempo, secondo almeno due direttrici.
Per un verso c’è un’idea di teatro – notoriamente un “teatro d’arte” (di regia) “per tutti” […] Per ottant’anni sempre in cerca della propria declinazione ultima e perfetta; declinazione per ottant’anni sempre rincorsa e sempre rinviata.
Per l’altro verso, invece, c’è il tempo come sostanza dell’atto drammatico: atto drammatico che proprio in virtù del suo dispiegarsi in “azione” è figlio del “momento”.»
Claudio Longhi
Otto decenni dividono l’oggi del Teatro stabile milanese da quella prima fondazione. Con una stagione ricca di proposte interessanti e di entusiasmanti ritorni, la Fondazione vuole festeggiare questo importante traguardo.
Produzioni e coproduzioni
Apre la stagione Coro degli amanti, con la prima regia italiana di Tiago Rodrigues, dedicata al tempo dei legami e dei sentimenti. Il tema viene esplorato anche in Per sempre, di e con Alessandro Bandini, e in Di madre in figlia di Concita De Gregorio. Il tempo viene misurato nella sua essenza in Tacet di Jacopo Giacomoni.
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Il tempo diventa Storia in Che dolore terribile è l’amore di Daria Deflorian, mentre la sua distorsione è al centro di Il fuoco era la cura dei Sotterraneo. La storia viene attraversata dallo sguardo contemporaneo in La follia di Re Giorgio di Alan Bennett, con la regia di Massimo Popolizio. Marta Cuscunà riflette invece sulla società contemporanea a partire dal passato con La Medium, mentre Giacomo Bisordi porta in scena La vita agra di Luciano Bianciardi.
In The City of Arrival, Thomas Verstraeten riflette sulla quotidianità delle piccole stanze degli studenti fuorisede. Due classici vengono portati in scena con Orestea, nella regia di Carmelo Rifici, e Studio sui Sei personaggi di Emma Dante. Infine, tra le produzioni, segnaliamo Catalogo con Marta Ciappina e Castelli di rabbia di Riccardo Frati.
Ospitalità
Nella ricca programmazione non mancano le ospitalità nelle sale del Teatro stabile di Milano. Tre gli appuntamenti dedicati al teatro di Eduardo De Filippo: Non ti pago, Il sindaco del rione Sanità e Sabato, domenica e lunedì.
Marco Paolini porta due parti del trittico teatrale Atlante delle rive.
Antonio Latella dirige Sonia Bergamasco in OSCAR. Altri grandi ritorni sono quelli di Stefano Massini con Lo Zar, Franco Branciaroli con Non si sa come e Umberto Orsini con Prima del temporale. Tra i nomi più conosciuti anche al di fuori del mondo teatrale figurano Valerio Aprea con Il giorno in cui mio padre mi ha insegnato ad andare in bicicletta e Luca Marinelli con La Cosmicomica vita di Q.
La programmazione prosegue poi tra classici come Una delle ultime sere di Carnovale di Goldoni, con Valerio Binasco, e Dopo la prova, con la regia di Gabriele Lavia. Chiudono la stagione Massimiliano Civica con Quinto: non uccidere, Sandro Lombardi in Viaggio a Hong Kong, Lidi alla regia di Amleto, Nello Mascia in La rigenerazione e lacasadargilla con Città sola.
Non solo prosa
L’intera Stagione 2026/2027 è costellata di appuntamenti dedicati alla danza, alle Marionette Colla e ad alcuni eventi speciali in programma per singole serate. Tra questi segnaliamo l’omaggio a Ornella Vanoni, previsto per il 22 settembre.
Insomma, come ogni anno, la proposta del Piccolo Teatro è ricca e variegata: non resta che segnare gli appuntamenti in agenda e prepararsi. Ci vediamo a teatro!
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