Dopo Per sempre al Piccolo Teatro, la Bottega Amletica Testoriana approda al Teatro Fontana con Nei letti degli altri e, successivamente, con Cantiere aperto per Verbò.
Il progetto BAT è nato nel 2023 per volontà di Antonio Latella, con l’obiettivo di avvicinare giovani attori al lavoro di Giovanni Testori nel centenario della sua nascita.
Il ruolo che ci si cuce addosso
Noemi Apuzzo è Gilda. Il suo nome di battesimo sarebbe Rita, ma, vista la sua somiglianza e l’omonimia con la Hayworth del film di Vidor, tutti la chiamano, appunto, Gilda.
Il monologo progettato da Noemi Apuzzo e diretto da Joele Anastasi è una ripresa del testoriano La Gilda di Mac Mahon.
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Nella periferia di Milano degli anni Cinquanta, Gilda si prostituisce e ama profondamente Gino, un uomo che lei mantiene mentre sta scontando una pena in prigione. Rita non nasconde segreti: il suo racconto è sfacciato di fronte agli occhi di chi sta ascoltando la sua storia.
Figura vulnerabile e potentissima, Gilda assume consapevolmente la maschera del mito che porta il suo nome e trasforma il proprio corpo nell’ultimo spazio di libertà possibile. In un mondo attraversato da giudizi, rapporti di potere e gerarchie affettive, la sua storia diventa una riflessione sul desiderio, sull’identità e sul diritto di amare senza chiedere permesso.
Dal comunicato stampa
Un racconto a, e di se stessa
In uno spazio scenico essenziale, l’appartamento squallido della protagonista, la narrazione rimbalza tra la prima e la terza persona. Non solo: la performer chiama in causa alcuni uomini del pubblico, trasformandoli in presenze mute sul palco e nelle voci incorporee del suo amato Gino.
Nella sua solitudine, Gilda cerca di occupare il posto di Gino con manichini posticci, ma sembrano non bastare mai.
«Ma il suo non è soltanto un gesto di sopravvivenza: è una ricerca ostinata d’amore, un tentativo radicale di abitare il desiderio fino alle sue conseguenze più estreme», dice il comunicato stampa. Gilda arriva fino in fondo alle cose, nella buona e nella cattiva sorte. Se si è rovinata per Gino, allora con lo stesso fervore si riscatterà.
Nei suoi personaggi non esiste psicologia consolatoria: esiste una fame di esistere che passa attraverso la carne, la lingua, la ferita. È per questo che Testori ci riguarda ancora. Il suo teatro riconosce l’essere umano proprio dove appare più esposto, contraddittorio, compromesso con il mondo. Gilda si rivela come un corpo continuamente guardato, desiderato, giudicato e consumato, ma mai riducibile né a vittima né a eroina. È una soggettività ambivalente: sceglie, ma dentro vincoli; desidera, ma quel desiderio la espone; parla in prima persona, ma porta addosso una maschera costruita dallo sguardo altrui.
Dalle note allo spettacolo
Giovanni Testori, oggi
Un vestito in lattice color pelle copre a malapena quel corpo desiderato e desideroso d’amore. Il suono che produce quando la performer lo sistema riporta la mente a situazioni intime che non sentiamo di estetizzare.
È proprio questo il punto: La Gilda di Mac Mahon non idealizza una vita in periferia che porterà alla redenzione di uno dei personaggi o all’esito felice dei film americani. La vita di Gilda si apre e si chiude lì: nella periferia di Milano, tra le braccia di un uomo.
Nei letti degli altri studia Giovanni Testori nella sua potenziale atemporalità. Noemi Apuzzo, con la sua Gilda così sfrontata e, permetteteci di dire, così milanese nel suo accento e nel suo pragmatismo, persino nel romanticismo, offre un ritratto femminile ancora eloquente al giorno d’oggi.
Quante donne come lei accettano relazioni disfunzionali per amore e non riescono nemmeno a raggiungere il suo finale? Quanto è ancora criticata, oggi, una donna che si mostra e ama liberamente?
Sembra retorica la nostra, ma gli esempi reali li abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni.
L’operazione di Nei letti degli altri rende grande giustizia al testo originale e lo fa con quel gusto pop perfetto per avvicinarci all’opera di Giovanni Testori.
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NEI LETTI DEGLI ALTRI
studio su La Gilda del Mac Mahon di Giovanni Testori
Progetto di e con Noemi Apuzzo
regia Joele Anastasi
direzione tecnica Silvia Laureti
