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«Tom Sawyer» di Mark Twain: un classico della letteratura per ragazzi

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Nella cittadina di Saint Petersburg sul Mississippi – ai confini della “società civile” prima della scomparsa  delle frontiere – in una natura incontaminata vive Tom Sawyer, un ragazzo pestifero e irrequieto: ruba la marmellata, mente, non studia, non impara il catechismo e non si lava, ma è intelligente, curioso, coraggioso e vivace.

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Prescindendo dalla routine quotidiana e dagli occasionali episodi di violenza, non può succedere molto in uno sperduto villaggio semi-pionieristico situato ai confine della “civiltà”, nonostante, grazie al grande fiume, non sia completamente tagliato fuori dal corso degli avvenimenti. Devono pensarci i ragazzini a smuovere la situazione, specialmente nei lunghi mesi della calura estiva.

Dietro il volto pio e rispettoso delle leggi che la cittadina mostra, di notte o addirittura, letteralmente, sotto la superficie del suolo, forze e impulsi oscuri, violenti sono all’opera: il medico del paese viene assassinato al cimitero dal mezzosangue Indian Joe, il quale riesce a far ricadere la colpa su Muff Potter, ubriaco fradicio. Nessuno si accorge, però, che Tom Sawyer e Huckleberry Finn hanno assistito involontariamente all’accaduto e sanno la verità, ma hanno troppa paura per comunicarla.

Insieme a un amico, Joe Harper, i giovani rubano una zattera e fuggono, riparando nell’isola di Jackson sul Mississippi, per tornare a una vita incontaminata e quasi primitiva, dove poter giocare all’infinito e divertirsi in continuazione, fino ad arrivare poi a sperimentare l’esoterica esperienza di assistere al proprio funerale, in quanto la comunità li crede morti. I ragazzi trascorrono insieme giorni indimenticabili, all’insegna della goliardia senza regole, come hanno sempre sognato, in ottemperanza al senso di ribellione e all’anticonformismo tipicamente giovanili.

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Ma i protagonisti dovranno ritornare alla vita della comunità e affrontare il pericolo che tanto incute loro timore: svelare la verità sull’assassinio del dottore.

Mark Twain rievoca una società del post guerra civile alla fine del XIX secolo, non ancora contaminata dall’urbanizzazione, in cui i ragazzi compiono mirabolanti avventure, tra notti trascorse nei cimiteri, esplorazioni di grotte e isole, fingendosi pirati o la banda di Robin Hood.

Ci si immedesima all’istante nel giovane Tom Sawyer e nei suoi sogni, nella sua irrequietezza, nella voglia di vivere e nella paura. Twain fa vivere ai suoi personaggi queste emozioni attraverso la vita di tutti i giorni. La vita dei ragazzi del Sud, infatti, si svolge lungo il fiume Mississippi, sui suoi argini, sulle isolette disseminate per il corso, sulle barche e sui battelli: sono questi luoghi da paradiso terrestre che fanno da sfondo alle peripezie del cosiddetto «bambino-Ragazzo senza età, perché ha tutte le età dei bambini e dei ragazzi che Twain – e i lettori che come lui lo amano – vorrebbero essere una volta stati».

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Il senso di libertà che pervade tutto il romanzo spinge il lettore a non smettere di leggere: basta chiudere gli occhi per essere lì, insieme ai protagonisti, in una lunga estate dell’America di fine Ottocento.

Nicole Erbetti

 


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