Tra attesa e speranza, l’immersione nella bellezza di “Non stancarti di andare”

Tra tutti gli auguri che si possono fare per l’anno nuovo a qualcuno che amiamo, forse il più bello è “non stancarti di andare”. Splendido e nemmeno troppo scontato, a dire il vero. Non stancarti di andare e di dare una chance ai tuoi sogni, qualunque cosa ti riservino questi 365 giorni.

Non stancarti di andare (acquista) è anche il titolo di uno degli ultimissimi doni che ci ha fatto il 2017: una graphic novel che ha visto la luce lo scorso ottobre, firmata dai disegni dai colori sgargianti di Stefano Turconi e dalla penna di Teresa Radice, marito e moglie fumettisti (edito da bao publishing). 311 pagine di speranza in piccole dosi, per cominciare con fiducia questo nuovo anno.

«Attendere: infinito del verbo amare». Così recita una riflessione di Tonino Bello, citata in alcune fra le tavole più emozionanti della graphic novel e ripresa sulla quarta di copertina. Iniziamo tutti l’anno nuovo nell’attesa che si realizzino i nostri desideri, ciò per cui abbiamo lottato. Ciò che amiamo e che quindi non ci stanchiamo di aspettare. Tutto Non stancarti di andare, in fondo, è una lunga attesa, un po’ come la vita.

Iris aspetta Ismail, amore della sua vita tornato in Siria per sistemare le ultime cose prima di iniziare la loro vita insieme a Borgio Verezzi, e rimasto intrappolato nel caos della guerra. Ismail aspetta Iris – o meglio: aspetta che la vita gli dia la possibilità di riabbracciare la persona che per lui fin dal primo momento è stata Luce –, in un’attesa che lo rinfranca malgrado le esperienze sconvolgenti che deve affrontare. Ma soprattutto, Iris aspetta un bambino da un Ismail che sembra scomparso nel nulla. “Ismairis”, “Amore Minuscolo”, promessa di un futuro più luminoso.

Tutti i personaggi della graphic novel attendono e si attendono, coniugando inconsapevolmente all’infinito il verbo amare. Questo romanzo per immagini è una sorta di libro-universo, in cui personaggi che vengono dai retroterra più disparati hanno l’occasione di incrociare l’uno il cammino dell’altro – che poi è quel che accade quando si vive. Non stancarti di andare incanta il lettore, riuscendo nell’impresa di mettergli davanti agli occhi in modo armonioso quella che avrebbe potuto rischiare di essere un’accozzaglia di tematiche diversissime tra di loro (per citarne solo alcune, la guerra in Siria, i viaggi della speranza verso l’Europa, il rapporto fra genitori e figli, la ricerca delle proprie origini, il rapporto tra l’uomo e la religione, le migrazioni degli italiani in Sud America negli anni 30, la dittatura militare in Argentina e i desaparecidos, l’amicizia fraterna, l’accettazione di chi ci sembra diverso, l’attesa di un figlio, l’amore per l’arte e la poesia).

“Non stancarti di andare” non è solo un augurio: è una dichiarazione d’amore che attraversa le generazioni e non conosce latitudine geografica. È una frase sussurrata all’orecchio delle persone che amiamo e sulle quali riponiamo le nostre speranze, o semplicemente di quelle in cui ci pare di avere visto una scintilla. Quando scocca la mezzanotte del primo giorno di un anno nuovo, abbiamo tutti l’impressione di poter davvero iniziare a scrivere un libro dalle pagine ancora immacolate, di poterci mettere tutto quello che desideriamo, di riempirlo solo di bellezza.

Non stancarti di andare è un’immersione nella bellezza, con i suoi disegni delicati e una storia che lo è altrettanto, dalla prima all’ultima pagina. Fino ad arrivare all’epilogo della graphic novel: due intere pagine di ritagli di giornale contenenti solo notizie belle (e vere), di quelle che fanno dire che forse c’è ancora speranza per noi esseri umani.

Che ognuno di noi possa idealmente proseguire quelle pagine, riempirle con le notizie migliori della propria vita. Che possiamo tutti trovare, per questo 2018, una serie infinita di motivi per non stancarci mai di andare.

Francesca Cerutti

 

Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata a pieni voti assoluti in Scienze Linguistiche e specializzanda in Traduzione. Innamorata della letteratura e dell’arte. Sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate.
Francesca Cerutti
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