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Bambini migranti in pericolo:
l’appello di Save the Children
per salvarli dal freddo polare

9 minuti di lettura
save bambino
Fonte: Save the Children

Quando si parla di rifugiati, spesso non si pensa immediatamente ai bambini. Eppure ci sono anche loro tra i migranti che fuggono dalla guerra: bambini di pochi anni che iniziano la loro vita nel più turbolento dei modi, scappando per un futuro migliore. Sono circa il 24% dei migranti e, ancora più dei loro genitori, meritano una vita serena, lontano da traumi così grandi per la loro piccola età.

Se il freddo di questi mesi invernali è un problema per gli adulti, è facile immaginare quanto sia pericoloso per i più piccoli. In questi giorni le temperature al confine tra la Macedonia e la Serbia sono calate fino a toccare i -20°. I bambini che si stanno muovendo lungo la rotta dei rifugiati rischiano l’ipotermia, la polmonite, in molti casi la vita.

Lo staff di Save the Children, associazione che dal 1919 si impegna a tutelare i diritti dei bambini, lancia quindi l’allarme. I volontari che operano al centro di accoglienza di Presevo, tra Serbia e Macedonia, parlano di quindici centimetri di neve e di un freddo glaciale. I bambini, che spesso indossano solo una maglietta, arrivano con le labbra livide, tremanti. Sono stretti nell’abbraccio di mamme che cercano a ogni costo di proteggerli nonostante la stanchezza, di tenerli in braccio nonostante stiano camminando sul ghiaccio, di scaldarli nonostante le temperature polari.

save famiglia
Fonte: Save the Children

Il freddo non ferma infatti i migranti: circa 1.000 rifugiati provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan attraversano ogni giorno il Mar Egeo su barconi pericolanti, sbarcano sulle isole greche – come quella di Lesbo, dove sono al lavoro alcuni volontari Save the Children – e tentano poi di proseguire il loro cammino. Fino a oggi, 1,14 milioni di persone hanno affrontato il rischioso viaggio attraverso il Mar Mediterraneo. Tra queste, 18.384 hanno tentato la traversata nel 2016 e 49 hanno perso la vita o sono scomparse. In Italia, negli ultimi 12 mesi, sono più di 11 mila i piccoli arrivati soli, senza genitori.

Alcuni hanno affrontato questo disperato viaggio più di una volta. Nasir, per esempio, racconta di aver tentato la traversata tra Turchia e Grecia due volte, vedendo una persona annegare durante il primo tentativo. «Il viaggio in barca è stata la parte più dura. Faceva molto freddo, eravamo al bagnato e i bambini si sono ammalati. Abbiamo gettato i bagagli in mare per evitare di affondare ancora di più», racconta. Ma qual è l’alternativa alla guerra? Quale scelta si ha per salvare non solo se stessi, ma i propri figli? «A volte temo per i miei figli. Non potevamo restare in Siria, ma lì la temperatura era più mite. Non abbiamo mai patito così tanto freddo».

Gli sbarchi poi non sembrano diminuire: in Serbia gli arrivi di dicembre e gennaio si sono aggirati intorno alle 2.953 persone al giorno. Soltanto nella prima parte della settimana del 28 dicembre sono arrivati 20.399 rifugiati. In Serbia, si è raggiunto un totale di 39.789 persone, dei quali 13.046 sono bambini.

Save the Children sta quindi cercando di aiutare i più piccoli e le loro famiglie in questo lungo e difficile viaggio. Per esempio, a Presevo è stato aperto uno spazio a misura di bambino attivo tutti i giorni, 24 ore su 24, in cui donne, bambini e minori non accompagnati possono passare la notte, ricevere accoglienza, supporto e informazioni. Qui vengono distribuiti impermeabili, calze, scarpe, kit igienici e bevande calde. Ci sono 13 posti letto, due docce, un bagno e un angolo cottura. L’organizzazione, sia al confine serbo macedone, sia al confine con la Bulgaria e la Croazia, fa il possibile per aiutare i rifugiati dando loro conforto e aiuti concreti. A Belgrado invece lo spazio a misura di bambino di Save the Children sta seguendo un programma per gli adolescenti, utilizzando mezzi e strumenti unici, come ad esempio le mappe del viaggio e diverse attività adeguate alle aree di transito. L’Organizzazione inoltre è in fase di negoziazione per l’apertura di un centro di accoglienza diurno per minori non accompagnati nel Centro per la protezione e l’aiuto ai richiedenti asilo a Belgrado, che sarà operativo dal 1 febbraio 2016.

Questi atti di grande umanità non sono però sufficienti: i bambini viaggiano a temperature rigide, percorrono lunghissime distanze e spesso sono costretti a dormire all’aperto. A Idomeni, tra Grecia e Macedonia, le autorità hanno bloccato l’accesso a un centro di transito dove le agenzie umanitarie distribuivano cibo e tende riscaldate ai migranti. Le famiglie sono quindi costrette a dormire all’aperto, al freddo, in una stazione di servizio poco distante. Valentina Bollenback, volontaria sul campo in Serbia, ha spiegato che «le madri che ho incontrato qui sono in difficoltà perché non riescono a tenere i loro bambini al caldo e al sicuro. Vediamo bambini con labbra e mani livide, febbre alta e problemi respiratori. Invece di pensare a chiudere le loro frontiere, i governi europei dovrebbero fare di più per dare un’accoglienza dignitosa e umana alle persone in fuga dalla guerra».

Raffaella Milano, direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, ha poi spiegato che «solo questa settimana sono 27 i bambini che hanno perso la vita durante la traversata: ora che il clima invernale ha reso la traversata ancora più pericolosa, questi eventi sono purtroppo sempre più frequenti al largo di Lesbo. Ogni giorno arrivano in Grecia fino a 1.500 persone, nonostante le onde alte, l’acqua del mare freddissima e il clima invernale. Oltre a rischiare la vita durante la traversata, i bambini arrivano in condizioni drammatiche, infreddoliti, con abiti inadeguati, le labbra blu e chiari segni di ipotermia».

save the children bimbo
Fonte: Save the Children

Save the Children si appella così ai governi «affinché diano priorità alla protezione immediata dei bambini e delle loro famiglie e ai bisogni umanitari. Questo comprende il diritto di presentare e vedere analizzate le loro richieste di protezione e di asilo, come previsto dalla normativa in tema di rifugiati e diritti umani, e di avere accesso a un riparo adeguato, cibo e assistenza sanitaria».

Non solo il governo, ma anche chiunque può dare una mano: con 120 euro si danno vestiti pesanti a 4 bambini; con 75 euro è possibile sfamare per un giorno ben 15 bambini; con 48 euro si comprano invece delle coperte per sei persone. Per sostenere gli interventi di Save the Children a favore dei piccoli migranti visitate il sito www.savethechildren.it/bambiniinfuga.

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Dalila Forni

1991. Studentessa di Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee a Milano. Vivo di letteratura, pastasciutta e buona birra.

1 Comment

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