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Quando la civiltà chiama ma l’Italia non risponde

Con l'approvazione della "tagliola" da parte del Senato, è tramontato il sogno di approvare il ddl Zan. La votazione ha segnato la differenza tra una politica per i diritti e una politica fatta di calcoli e interessi

9 minuti di lettura

Il 27 ottobre 2021 il voto segreto al Senato italiano, conclusosi con la bocciatura definitiva del ddl Zan, ha tracciato una linea rossa. La linea che segna la differenza tra una politica per i diritti e una politica fatta di calcoli e interessi. La proposta di Fratelli d’Italia e Lega per la tagliola, procedura che prevede il respingimento di un testo bypassando la discussione dei singoli articoli, ha condotto all’affossamento del disegno di legge contro l’omobitransfobia e l’abilismo.

L’iter travagliato del ddl Zan

Di ddl Zan se ne è sentito parlare frequentemente e con toni molto accesi negli scorsi mesi. L’epopea che lo ha condotto in Senato è stata costellata da ostruzionismo, ostacoli e difficoltà che ne confermano la crucialità nel panorama politico italiano. Confermano il potenziale di questa legge, che avrebbe potuto essere l’inizio di un percorso verso una società più giusta. Una società in cui le persone LGBT+ avrebbero potuto avere un riferimento giuridico concreto nelle battaglie legali che, all’ordine del giorno, sono costrette ad affrontare per difendere i propri diritti e la propria sicurezza, cercando di proteggersi dai drammaticamente frequenti episodi di discriminazioni e violenza a loro danno.

DDL Zan
Un palloncino arcobaleno pro DDL Zan a Venezia nel 2021

Dopo settimane in esame alla Commissione parlamentare, guidata dall’auto-proclamatosi relatore, il leghista Andrea Ostellari, lo “scandalo” della Nota Vaticana consegnata all’Ambasciata italiana in Vaticano e al Ministero degli Esteri italiano in giugno, la fatica per votare in Senato, il 6 luglio, la calendarizzazione per la discussione in aula iniziata il 13 luglio e l’altrettanto faticoso scrutinio per far procedere il ddl in Senato, gli sforzi non hanno condotto a una realizzazione di giustizia.

Ddl Zan: dal voto segreto alla bocciatura

Due astenuti, 154 voti favorevoli alla bocciatura e 131 contrari: un ribaltamento di proporzioni che ha lasciato stupefatti i più ottimisti, i quali credevano, oltre che speravano, in questo passo fondamentale in tema di diritti civili. Ѐ stato proprio Alessandro Zan, una volta venuto a conoscenza della proposta per la tagliola a dirsi fiducioso: i conti prevedevano almeno 149 voti a sostegno del proseguimento della discussione. Ma anche la matematica in questa politica pare essere un’opinione. La dichiarazione del deputato Zan a seguito dello scrutinio è stata perentoria: «Ѐ stato tradito un patto politico che voleva far fare al Paese un passo di civiltà. Le responsabilità sono chiare». Il centrodestra compatto nel suo contrasto al ddl Zan, e il centrosinistra amareggiato di fronte al voltagabbana di quei 16 senatori che contava tra le proprie fila e che invece hanno sostenuto la proposta di FdI e Lega.

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Immediate sono state le proteste contro la segretezza del voto da parte dei sostenitori del ddl Zan in Parlamento, prevedendo che l’anonimità avrebbe creato le condizioni ideali per i senatori “disertori” del centrosinistra, ma anche per una questione di principio e responsabilità. Anche Teresa Bellanova, Italia Viva, si è espressa contraria in merito: «Sui diritti non si fa nessun gioco. Non ci si trincera nel segreto dell’urna. Ognuno si assuma la responsabilità di far sapere da che parte sta. No al voto segreto».

Con l’indispensabile benestare della Presidente di Palazzo Madama Elisabetta Casellati, il voto alla fine è stato effettivamente segreto. La presidente ha spiegato come il tema appartenga a una sfera giuridica regolata da procedure e precedenti, che sono stati alla base della sua decisione di ammettere il voto segreto, queste le sue parole: «Io sono stata chiamata esclusivamente a giudicare sulla votazione segreta, che è una questione puramente giuridica, infatti ho citato il regolamento e i precedenti che mi hanno indotto alla concessione del voto a scrutinio segreto». Di diverso avviso Alessandro Zan, che sottolinea come in termini di precedenti non sia usuale concedere lo scrutinio segreto a un voto procedurale e non di merito.

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Da qui l’impossibilità di sapere chi siano i 16 senatori corresponsabili della bocciatura del ddl Zan e a che gruppo politico appartengano. Molte sono le congetture – impossibili da provare inconfutabilmente, ma probabilissime secondo gli esponenti del PD – che li collocano tra i banchi dei renziani.

La responsabilità di Italia Viva

Italia Viva, dopo l’iniziale sostegno al ddl, a inizio luglio ha cambiato linea proponendo un emendamento all’Articolo 1 che modificava il punto più contestato del testo: il riferimento al concetto di identità di genere. Questa mossa del partito di Matteo Renzi, sostengono i commentatori, avvicinava le posizioni di IV alle rivendicazioni in tema di modifiche avanzate da Lega e Fratelli d’Italia e supportate dai detrattori del ddl, come la Chiesa Cattolica e alcune frange dei movimenti femministi legate al pensiero della differenza di genere.

Il rifiuto da parte del deputato primo firmatario, Alessandro Zan, del Partito Democratico e anche del Movimento 5 Stelle (anch’esso sostenitore della proposta di legge) ad acconsentire a modifiche che l’avrebbero snaturata e neutralizzato la sua efficacia in termini concreti, fossero esse provenienti da Italia Viva o dai partiti storicamente del centrodestra, è stata una decisione volta a preservare il senso di una legge: quello di essere uno strumento a servizio della tutela delle persone e non solamente un pezzo di carta firmato a beneficio dell’immagine di uno o più partiti.

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Innumerevoli sono attualmente le accuse da parte degli stessi oppositori al disegno di legge che affermano come sia stata proprio l’indisponibilità da parte del PD a dialogare la causa della bocciatura del ddl Zan. Matteo Salvini in primis, commenta: «hanno rifiutato tutte ogni dialogo e ogni proposta di cambiamento arrivate dalle famiglie, dalle associazioni, dal Papa e da esponenti del mondo Lgbt e femminista. Risultato? Ddl Zan bocciato, mesi e anni di discussioni inutili».

Verba volant, scripta manent. La saggezza latina non fa al caso della politica italiana, che oggi più che mai ha dimostrato che di saggezza e di sensibilità non ne vuole vedere l’ombra. Perché oggi è stato deciso che nessun testo scritto, nessuna legge che tuteli realmente minoranze discriminate rimarrà. Resteranno solo le parole, le dichiarazioni, i bisticci e le accuse reciproche di politici che ancora una volta hanno deluso una buona fetta dell’opinione pubblica italiana. Scripta volant e verba manent, pare, ma ci auguriamo ancora per poco.

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Francesca Campanini

Classe 1999. Bresciana di nascita e padovana d'adozione. Tra la passione per la filosofia da un lato e quella per la politica internazionale dall'altro, ci infilo in mezzo, quando si può, l'aspirazione a viaggiare e a non stare ferma mai.

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