«Breve storia del mio silenzio», un taciturno amore per le parole

Un romanzo autobiografico quello che ci propone Giuseppe Lupo, autore finalista del Premio Strega 2020 con Breve storia del mio silenzio (acquista), edito da Marsilio. Un romanzo che non racconta solo la storia dello scrittore, ma anche la storia di un’Italia che, sul finire degli anni ’60, inizia una nuova era.

«In principio tutto era verbo: poesie, quaderni, libri, banchi, lavagne e alunni in abiti di carta crespa. Poi sopraggiunse il silenzio».

«Breve storia del mio silenzio»: un’infanzia segnata dalla ruggine

Possono le parole essere nemiche di un futuro scrittore? A quanto pare sì. Il piccolo Giuseppe, all’arrivo della tanto attesa sorellina, smette di parlare. Inizia così un’infanzia taciturna, ma non per questo senza parole. I genitori di Giuseppe, entrambi insegnanti di scuola elementare, portano il figlio da medici, dentisti, esperti, da Bari a Napoli, ma la ruggine nella gola non se ne va e le parole rimangono ferme fra degli ingranaggi che si sono inceppati.

«Io pensavo a quel che dovevo dire, prendevo fiato e partivo, poi tentennavo. Non mi sentivo pronto a compiere la traversata sull’abisso. La ruggine impediva alla funivia di correre. Mia madre si disperava, mio padre confidava nella pedagogia».

Oliati dall’amore per la cultura e la passione per le parole, gli ingranaggi torneranno a muoversi, nonostante la paura di un altro blocco sarà sempre costante.

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Dall’Appenino a Milano

Il romanzo e la vita proseguono tra ricordi, profumi d’infanzia e traslochi fino ad arrivare alla tanto sognata Milano, faro della cultura e della modernità, dove per l’autore sarà la fine di una vita rurale vissuta in semplicità e l’inizio di una nuova vita, colma di nuovi affetti e di nuove avventure letterarie, tra cui l’incontro con il suo editore Cesare De Michelis, scomparso prematuramente.

«Poi il cielo diventò chiaro. Ancora più a nord la pianura mi accolse placida e indifferente, nel disegno rettilineo dei pioppi lungo le rogge. L’Appennino non c’era più, a proteggermi le spalle come un padre».

Breve storia del mio silenzio è un romanzo denso, dove l’autore mette a nudo sentimenti e preoccupazioni di bambino, con un registro linguistico denso e dettagliato, attraverso il quale traspare tutta la poesia e l’amore per queste parole dette dal principio col contagocce e che ora sono fiumi in piena grazie alla scrittura.  


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Azzurra Bergamo
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