Cingoli: una terrazza tra gli Appennini e il mare

Incastonato nei contrafforti dell’Appennino, tra il Monte San Vicino e la valle del fiume Musone, posto a 630 metri sul livello del mare, Cingoli è un vero e proprio gioiello tra le verdi colline marchigiane, punteggiate di olivi e girasoli. Il nome della cittadina, che oggi conta circa diecimila abitanti, deriva dal latino cingulum, ovvero «cingere, circuito di mura», in senso lato «città edificata sul ripiano di un monte». Tale nome è dovuto alla sua particolare posizione, una carena rocciosa protesa verso il mare Adriatico dal cui Belvedere si domina unpanorama unico che spazia dal promontorio del Conero, agli azzurri monti Sibillini, alle montagne abruzzesi della Maiella e del Gran Sasso e, nelle giornate più limpide, permette di scorgere le coste della Dalmazia. Tale «vista si’ bella, vaga e dilettevole che non ha pari», come scrive il poeta Tommaso Roccabella in Memorie di Cingoli, fin dagli inizi del secolo scorso ha fatto di questo borgo un’importante stazione climatica e turistica, che le ha fatto guadagnare l’emblematico soprannome di balcone delle Marche.

cingoli

Considerato uno dei borghi più belli d’Italia, Cingoli vanta una storia millenaria: tracce della sua edificazione risalgono già al III secolo a.c.; due secoli dopo venne ampliato ed abbellito da Tito Labieno, luogotenente di Giulio Cesare, che nel suo De bello civili scrive «EtiamCingulo, quod oppidum Labienus constituerat suaque pecunia exaedificaverat…». Oltre alla bellezza dei paesaggi e dei percorsi naturalistici, Cingoli è una piccola roccaforte di cultura, arte e storia, da visitare percorrendo, tra le alte mura difensive, un suggestivo saliscendi di vicoli, scalette e sentieri, passeggiando tra le numerose chiese e le antiche fonti della tradizione contadina. Imboccando l’imponente porta d’ingresso al centro storico, Porta Piana, progettata dall’architetto Ireneo Aleandri nel 1829, subito si viene proiettati nell’antica atmosfera di questo borgo. Il centro del Paese è diviso in tre terzieri, Santa Maria, San Giovanni e San Nicolò che ancora oggi in occasione della tradizionale rievocazione storica Cingoli 1848 (manifestazione che si svolge solitamente a metà luglio) rivivono l’antica rivalità attraverso sfide, giochi e prove di abilità che i protagonisti affrontano indossando costumi rigorosamente d’epoca.

Panorama da Cingoli, Balcone delle Marche

Panorama da Cingoli, Balcone delle Marche

Importante cittadella dello Stato Pontificio, Cingoli ha dato i natali a Francesco Saverio Castiglioni, ovvero Papa Pio VIII, vissuto tra 1761 e 1830. Ancora oggi è evidente come il pontefice cingolano abbia lasciato una traccia indelebile nella cultura e nella storia della città. Palazzo Castiglioni, esempio di architettura cinquecentesca, aperto al pubblico, custodisce oltre a raffinati arredi e dipinti d’epoca anche numerosi cimeli e testimonianze della vita di Papa Pio VIII, tra cui l’autentica Stanza del Papa. A suggello del forte sodalizio con il suo paese di origine, nel 1830 Francesco Saverio Castiglioni donò alla città la preziosa Rosa d’oro, importante scultura onorifica di una rosa realizzata in oro zecchino, che ogni anno nel giorno di Ferragosto viene esposta nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, in Piazza Vittorio Emanuele.

Tra le 89 chiese e abbazie di questo piccolo comune marchigiano, pregevoli esempi di vari stili architettonici, figurano ad esempio la Cattedrale, la chiesa barocca di San Filippo, San Nicolò, ma irrinunciabile è la visita a San Domenico, dove è conservata la tela del pittore rinascimentale Lorenzo LottoLa Madonna del Rosario e Santi, datata 1539, che ritrae accanto alla Vergine con bambino San Domenico e Sant’Esuperanzio, patrono della città. E proprio a Sant’Esuperanzio, vescovo vissuto nel V secolo, è dedicata l’omonima Collegiata romanico-gotica risalente al XII secolo, che oltre a preziosi affreschi conserva nella cripta le reliquie del Santo, il quale condivide il titolo di patrono con San Bonfilio e Santa Sperandia, eremita morta a Cingoli nel 1276, il cui corpo perfettamente conservato riposa nell’omonima chiesa. Per gli amanti delle arti figurative, la Pinacoteca Comunale è sicuramente una piacevole scoperta.

Chiesa di Sant'Esuperanzio

Chiesa di Sant’Esuperanzio

La galleria, oltre ad offrire una accurata selezione di opere, statue e ceramiche locali di epoca medievale e rinascimentale, propone ai visitatori un importante excursus nella formazione artistica di Donatello Stefanucci, pittore contemporaneo cingolano, a cui è intitolato il museo. Nato nel 1896, Stefanucci, dopo gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, partecipò nel 1925 alla Terza Biennale d’Arte Romana insieme ai più noti Giorgio De Chirico, Filippo Tommaso Marinetti e Carlo Carrà. Scenografo, litografo e paesaggista sospeso tra tradizione ottocentesca e avanguardia del Novecento, questo artista rimarrà sempre molto legato alla propria terra di origine, tanto da realizzare negli anni Trenta pubblicità e manifesti per la promozione turistica di Cingoli. Per un più completo approfondimento sulle origini dei primi insediamenti umani nella zona, è vivamente consigliata una visita al Museo Archeologico Statale, ad ingresso gratuito, che studia l’evoluzione del territorio cingolano dal Paleolitico fino ai primi reperti dell’antico castrum romano Cingulum.

A pochi chilometri dal centro storico, il lago di Castreccioni (il più grande bacino artificiale dell’Italia centrale) rappresenta un’ulteriore attrazione turistica per la ricchezza della fauna acquatica (persici, trote, carpe, lucci) e per la bellezza dei suoi sentieri immersi nella macchia mediterranea del Montenero, che incornicia questo suggestivo specchio d’acqua verdissima. Il Lago nasce da un imponente sbarramento del fiume Musone e al giorno d’oggi l’intera area naturalistica è riconosciuta come Sito di Interesse Comunitario (SIC) e Oasi Provinciale di Protezione Faunistica.

La penisola di Castreccioni nel Lago di Cingoli

La penisola di Castreccioni nel Lago di Cingoli

Le Marche rappresentano anche una delle mete del turismo enogastronomico. Tra i prodotti tipici più apprezzati troviamo la crescia, una focaccia della stessa pasta del pane condita con sale e rosmarino, accompagnata spesso e volentieri da un salame spalmabile chiamato ciauscolo, e da un buon bicchiere di Verdicchio. Il pecorino locale, con la ricotta, è poi l’ingrediente del ripieno dei cargiù, grandi ravioli che, come le tagliatelle tirate a mano e la polenta non mancano mai sulla tavola dei cingolani. Tra i dolci della tradizione locale spiccano i cavallucci, piccole paste croccanti farcite di sapa, mosto di vino bollito, e il serpe, dolce ripieno di cacao e mandorle, ottimi con un bicchiere di vino cotto o di vino di visciole (amarene). Nel centro storico è possibile assaggiare queste specialità nella suggestiva location della Cantina del Palazzo, ristorante ospitato all’interno di Palazzo Castiglioni e gestito dagli eredi dell’omonima famiglia, e alla Taverna di Ro’, presso la Portella. Nel circondario, sulla penisola lacustre di Castreccioni si può fare una sosta gastronomica presso Lo Smeraldo. All’imbrunire, per un aperitivo nella piazza centrale ci si può accomodare ai tavolini del Bar del Duomo, mentre punto di ritrovo serale dei più giovani è lo Chalet Arena delle Luci, situato appena fuori dalle mura lungo i suggestivi Viali Valentini.

I cavallucci, ricetta tipica marchigiana

I cavallucci, ricetta tipica marchigiana

 

 

 

 

 

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Valentina Cognini
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