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L’eterno fascino della Divina Commedia nelle tavole di Zuccari

Nella nuova edizione Classici BUR Deluxe, una delle ragioni fondamentali del fascino sempre attuale della Divina Commedia rivive prepotentemente: le tavole inedite di Federico Zuccari. L'artista non ci regala il già visto, ma inquieta e stupisce con grottesca oscurità.

9 minuti di lettura

«Non è possibile leggere i canti di Dante senza rivolgerli all’oggi: sono fatti apposta, sono proiettili scagliati per captare il futuro ed esigono un commento ad futurum». Così il poeta Osip Mandel’štam parla di Dante Alighieri. Questa citazione viene riportata nella prefazione di Natascia Tonelli nella nuova eccezionale edizione dei Classici BUR Deluxe della Divina Commedia.

Tonelli mostra in questa prefazione le tante ragioni che ancora ci spingono a parlare di Dante. L’ennesima edizione della Divina Commedia, per chi ne ha sicuramente davvero già una in casa – fosse anche solo per il proprio percorso scolastico – perché è necessaria? Si tratta di un’opera-mondo, un universo di pensieri, emozioni, parole che toccano ancora le corde del nostro animo. Probabilmente, specie in seguito al settecentesimo anniversario della morte del Sommo Poeta, celebrato nel 2021 con varie iniziative in tutta Italia, si è perfino stanchi di sentirsi ripetere perché quest’opera è fondamentale.

Tuttavia, in questa nuova edizione, una delle ragioni fondamentali del fascino sempre attuale della Commedia rivive prepotentemente: le tavole inedite di Federico Zuccari. Risiede nel carattere immaginifico e particolare della storia narrata una delle tante motivazioni che ci spingono ancora a leggere Dante.

La Divina Commedia e le sue immagini

Prima di questo innovativo lavoro operato da Zuccari, la Divina Commedia è stata più volte illustrata. Il pittore e incisore Gustave Doré ha donato alla Commedia dantesca una dignità incredibile, mettendone in risalto gli aspetti più immaginifici e sorprendenti. Il linguaggio di Dante è infatti fatto di immagini. Non soltanto per le molteplici allegorie, ma anche per le descrizioni accurate che da secoli ormai trasportano i lettori attraverso la lunga catabasi descritta nella maestosa opera del poeta.

Iconiche le tavole di Doré, ma non le sole che hanno dato vita ai luoghi e alle sensazioni della Commedia. William Blake ha realizzato, infatti, durante gli ultimi anni della sua vita, una serie di disegni che mostrano la grande connessione tra immagine e poesia. Se vogliamo credere a Oscar Wilde, quando ne Il ritratto di Dorian Gray mostra quanto un dipinto possa rivelare la vera natura degli uomini, la stessa fondamentale missione compiono le illustrazioni della Commedia con l’opera.

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Come fosse un essere umano ritratto nella sua più profonda essenza dalla forza dell’arte, così l’imponente opera dantesca si scardina in immagini sempre più eloquenti. Prima di essere dipinta, compie tale missione attraverso la forza immaginifica delle parole che la caratterizzano, in ogni descrizione e in ogni stanza. Laddove stanza è intesa come il luogo di un palazzo magnifico e spaventoso, quello che si addentra nell’essenza di essere umani. Non solo: stanza come strofa, come manifestazione poetica della parola. Il gioco di parole che Ezio Bosso inserisce in un celeberrimo album, quello tra room come luogo e come strofa, si presta bene a definire questa atmosfera.

Le tavolte inedite di Federico Zuccari

Tra le Cantiche la più celebre e amata è certamente quella dell’Inferno. Illustrarla sembra semplice, perché il pregio principale di questa parte della Commedia consiste in un gusto quasi maniacale per il macabro. Le immagini inquietanti, descritte con dovizia di particolari e con una cifra stilistica che ha fatto amare Dante da tutto il mondo, sono ispirazioni naturali di qualsiasi artista. Fin dalle già citate classiche amate da tutti di Gustave Doré, la cui intensità è ancora impressa nella nostra mente.

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Zuccari non ci regala il già visto, ma fin dalla tavola de La porta dell’Inferno inquieta e stupisce con grottesca oscurità. Teschi ai lati, il grigio e un rosso sangue volutamente schiarito. Il colore degli ignavi: non sono rossi e nemmeno rosa, un colore sbiadito come indefinite e senza colore sono le loro decisioni. Sappiamo che Dante non li collega né dentro l’Inferno né in Paradiso, poiché sono coloro i quali non presero mai una posizione, non scegliendo né bene né male.

E io: “Maestro, che è tanto greve
a lor che lamentar li fa sì forte?”.
Rispuose: “Dicerolti molto breve.

Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.

– Canto III, Inferno

Sono altri i peccatori che troveremo all’interno della Cantica e nelle tavole, con il rosato che ritorna stavolta a dominare tutte le tavole. Golosi, avari e prodighi, per esempio, i primi con la figura di Cerbero fondamentale e regnante sul foglio. Nel sesto cerchio, poi, vi sono gli eretici. Tra questi spiccano Farinata degli Uberti e Cavalcante de’ Cavalcanti.

Le immagini della Commedia: le fiamme del Purgatorio e la fine del viaggio

Nelle altre due Cantiche, lo stile dell’artista quasi si addolcisce per dare spazio a quello che è a buon diritto definito come un magnifico cambio di tono nella Commedia. Dante continua il suo viaggio, finché nel Paradiso non cambia totalmente la propria guida. Nel XXVII Canto del Purgatorio, il sommo poeta dirà infatti addio a Virgilio. Non si possono descrivere tutti i passaggi e i momenti in cui la forza della Divina Commedia è innanzitutto visiva, e non solo testuale. Questo momento ben si presta.

Lo stesso William Blake illustra il muro di fiamme di questo momento. Dante deve attraversarlo per raggiungere Beatrice, ma esita, malgrado le parole di Virgilio che gli ricordano che in Purgatorio non si può morire.

Credi per certo che se dentro a l’alvo
di questa fiamma stessi ben mille anni,
non ti potrebbe far d’un capel calvo.

E se tu forse credi ch’io t’inganni,
fatti ver’ lei, e fatti far credenza
con le tue mani al lembo d’i tuoi panni.

Superata la prova, i due si diranno addio. Zuccari illustra proprio il momento in cui si esce dalle fiamme. La tavola è collocata nella versione di Rizzoli proprio nella pagina precedente i versi che sopra riportiamo. Non è un caso, ma un valorizzare uno spartiacque fondamentale nel viaggio illustrato della Commedia.

La conclusione di questo viaggio, infine, mostra l’Empireo. In una tavola appositamente quasi sbiadita tanto, è potente la luce che l’immagine delle stelle, centrali nel finale di ogni Cantica, emana. E uscimmo a rivedere la magnificenza delle immagini della Divina Commedia, ancora una volta.

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica e una seconda magistrale in Editoria e scrittura con lode. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per vari siti di divulgazione culturale e critica musicale. Ha pubblicato un saggio su Oscar Wilde e la raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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