Dolceacqua e Apricale: due gioielli medioevali nell’entroterra ligure


Negli ultimi chilometri d’Italia, poco prima che la Liguria diventi Costa Azzurra, c’è una valle, la Val Nervia, che prende il nome dal torrente che l’attraversa. Il fiume, prima di gettarsi nelle turbolente acque del Mar Ligure, si snoda per poco più di 28km tra le Alpi Marittime nell’entroterra di Ventimiglia – quella città di confine in cui Ugo Foscolo fece scrivere a Jacopo Ortis una delle sue lettere più belle – e, quando il mare non è ormai lontano, ecco sorgere il borgo di Dolceacqua. Il Nervia divide il paese in due metà esatte: da una parte la più moderna, sulla riva sinistra; dall’altra il borgo di origini medioevali.

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Secondo alcune fonti, già in epoca romana era presente un insediamento in quella che è poi diventata Dolceacqua. È tuttavia nel XII secolo che i Conti di Ventimiglia fecero costruire il primo nucleo del castello, noto come il Castello dei Doria in virtù del fatto che, nel secolo successivo, la costruzione fu acquistata da Orberto Doria. I suoi discendenti poi ampliarono la magione, fino a farle acquisire l’attuale fisionomia. Il plesso sovrasta il borgo, che a sua volta s’inerpica sul fianco del Monte Rebuffao, in un’arzigogolata matassa di strette e ripide viuzze scure.

Alla parte antica di Dolceacqua si può accedere tramite due ponti, uno carrabile che, situato poco prima del paese, conduce a numerosi parcheggi, e uno esclusivamente pedonale, risalente al XV secolo e oggetto, insieme al castello, di alcune opere firmate Claude Monet. Il pittore francese capitò per la prima volta nella Riviera di Ponente nel 1883, accompagnato da Pierre-Auguste Renoir, e s’innamorò da subito dei paesaggi liguri. Nei suoi soggiorni rivieraschi esplorò anche l’entroterra, spingendosi fino a scoprire la Val Nervia e la bellezza ivi nascosta. Rimase in particolare colpito dal ponte di Dolceacqua, che definì «un gioiello di leggerezza».

Appena attraversato il ponte, si è subito immersi nel fitto reticolo di carrugi del borgo antico, dove non mancano gli esercizi commerciali, specializzati soprattutto nella vendita di prodotti tipici locali, nonché degli immancabili souvenirs per i turisti più maniacali. Non mancano però nemmeno le cantine, dove è possibile degustare l’ottimo Rossese, vino rosso tipico della valle. In particolare, all’inizio del paese, appena attraversato il ponte antico, si trova una cantina gestita da un’anziana signora: entrandovi si è catapultati in un’altra epoca. Proseguendo il cammino tra le viuzze si arriva finalmente in cima al borgo, al castello, che è possibile visitare (a pagamento).

Veduta aerea di Dolceacqua Fonte: http://2014.bandierearancioni.it/

Veduta di Dolceacqua (IM)
Fonte: http://2014.bandierearancioni.it

Una volta che ogni singola via di Dolceacqua è stata battuta e l’odore della pietra ha inebriato il cuore, non resta che rimettersi in cammino. Già, perché le bellezze della Val Nervia non terminano con Dolceacqua. Risalendo il corso del fiume percorrendo la SP64 si raggiunge infatti il borgo di Isolabona, dove si incrocia la SP63 che penetra un’altra valle, quella scavata nelle montagne dal torrente Merdanzio. Ed è proprio proseguendo per pochi chilometri lungo questa valle che s’incontra l’incantevole borgo di Apricale.

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Apricale compare all’improvviso e l’occhio è subito catturato dalla sua peculiare posizione, arroccato in cima a uno sperone di roccia a 273 metri sul livello del mare (che rimane però nascosto alla vista). Ad Apricale non esiste pianura: anche la stretta via che lo attraversa longitudinalmente è in pendenza e tante sono le scalinate. Il borgo risale al X secolo e nel 1276 passò sotto il controllo dei Doria.


Al centro del suggestivo e ripido paese c’è una piccola piazza, dove sono situati la chiesa parrocchiale e il Castello della Lucertola, risalente anch’esso al X secolo. Attualmente di proprietà comunale (dopo essere passato dai Doria ai Savoia prima e da questi alla famiglia Cassini poi), il castello – visitabile – è sede di numerose manifestazioni culturali e ospita il Museo della storia di Apricale, dove sono conservati i preziosi statuti comunali del 1267, i più antichi della Liguria. In origine il castello presentava due torri ed era molto simile a quello di Dolceacqua, poi l’ultima delle due rimasta in piedi fu trasformata nel campanile dell’adiacente chiesa.

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La piazza centrale di Apricale Fonte: http://2014.bandierearancioni.it

La piazza centrale di Apricale con la chiesa e il Castello della Lucertola
Fonte: http://2014.bandierearancioni.it

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Nella piazzetta centrale è possibile mangiare nel ristorante La capanna di Bacì, dove degustare i piatti della tradizione e, come dolce, la vera e propria specialità apricalese: l’ottimo zabajone con le “pansarole”, frittelle tipiche del borgo.

Insomma, l’estremo Ponente ligure non è solo mare, non è solo il caos di Sanremo, di Bordighera o di Ventimiglia. Per chi non si accontenta del turismo da spiaggia, l’entroterra di questo tratto di Riviera offre l’occasione per svariati itinerari nel verde alla scoperta dei tanti piccoli borghi incastonati fra le scoscese montagne, alcuni dei quali, come Dolceacqua e Apricale, considerati tra i più belli d’Italia. Una fuga dalla frenesia, un salto indietro nei secoli per una vacanza di relax e cultura respirando l’odore della storia.

 

 

 

Michele Castelnovo
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