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L’uomo che sconfisse Napoleone

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Chissà se prima di chiudere per sempre gli occhi, prima che Manzoni gli dedicasse una poesia e prima che milioni di italiani la imparassero a memoria, il 5 Maggio di duecento anni fa, Napoleone Bonaparte pensò alla sua giovinezza e a Domenico Millelire. Quel che è certo è che, a molte miglia da lì, neppure Domenico Millelire se la rideva. Stava morendo il suo miglior nemico, destinato a essere ricordato come un grande condottiero, trascinatore energetico, centosessantotto centimetri di puro carisma. Millelire, che Napoleone lo sconfisse, era invece destinato all’oblio, per ingiustizia del destino e incuria degli uomini.

Prima della battaglia

Anche Napoleone aveva, come tutti i grandi uomini, un rimorso, e quel rimorso si chiamava proprio Millelire Domenico, fu Pietro, nome di battaglia “Debonnefois”. Domenico Millelire era isolano: nato a La Maddalena cent’anni prima dell’unità d’Italia, il mare l’aveva nel sangue. Era il secondo di quattro figli maschi, tutti marinai, tutti uomini liberi, tutti amanti della loro terra. Non sapevano ancora, però, che la loro Sardegna stava diventando incredibilmente strategica per gli interessi della neonata repubblica francese. La Francia all’epoca premeva infatti i confini del Regno di Sardegna, tentando l’espansione (e puntando, chissà, al resto del Nord Italia). I francesi avevano prima cercato di passare per le Alpi, ma i Savoia si erano fatti valere, e avevano quindi ripiegato sulla via del mare: prendere la Sardegna, indebolire il Regno e ucciderne infine il cadavere.

Domenico Millelire - Marina Militare
Domenico Millelire

Domenico Millelire contro Napoleone Bonaparte: la battaglia del 1793

Di questo, il nocchiere Millelire sapeva poco, ma, quando vide le navi francesi all’orizzonte, non ci mise molto a capire che tirava una brutta aria. Sull’isola c’erano appena due batterie e cinquecento uomini, volontari, male addestrati e non avvezzi alla vita militare. I mezzi erano pochi e le speranze pure, ma Domenico Millelire non era un tipo da arrendersi facilmente. Mentre i francesi occupavano l’isola di Spargi, fece evacuare i civili e imbastì la battaglia. Correva l’anno 1793.

Napoleone Bonaparte era originario di Bonifacio? - Ufficio del Turismo Di  Bonifacio
Il giovane Napoleone dipinto da Henri Philippoteaux

22 Febbraio. La fregata Fauvette si avvicina minacciosa all’isola e, ricevuto il fuoco dei cannoni spianati degli isolani, attracca in un luogo defilato, la rada di Mezzo Schifo. Il giovane Bonaparte, appena sfornato dall’accademia militare, sbarca intanto coi suoi, mentre nessuno li vede, a Santo Stefano, piazza i cannoni e nella notte apre il fuoco sull’isola e sul porto.

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Ora o mai più: Millelire salta su una lancia su cui aveva caricato un cannone e, sotto le esplosioni dell’artiglieria, lo trasporta a Punta Tegge, da dove punta sulla Fauvette, che corre ai ripari, fuggendo da Napoleone, a Santo Stefano. Sistemata la Fauvette, bisogna pensare ai cannoni di Bonaparte che, nel frattempo, continuano a sparare come metronomi. Il nocchiere e Napoleone sono ora uno contro l’altro. Bisogna tentare il tutto per tutto. Millelire carica una batteria sulla lancia e si sposta in Sardegna: vuole bombardare i francesi dalla costa. Non è facile: la distanza è molta e c’è il rischio di sprecare munizioni, ma bisogna tentare.

Niente navi a La Maddalena

Si spara, e l’impresa, fortunatamente, riesce. Le navi fuggono, ma a Millelire non basta: quelle navi, a La Maddalena, non ci devono tornare più. Si sposta ancora più a sud e bombarda con l’aiuto delle gente del posto le navi in fuga. L’equipaggio francese vede da lontano i pastori inferociti sulla costa, sente lo scoppio dei cannoni e le grida dei soldati: torniamo, implorano Napoleone, al più presto in Corsica. Napoleone, furioso, ignora sia le ribellioni dei marinai sia l’ordine di ritirata del generale e continua a sparare su La Maddalena anche durante la fuga. Millelire li insegue inferocito, in piedi sulla prua del suo lancione, rispondendo al fuoco. Sarebbe bello pensare che, da una nave all’altra, il promettente Napoleone Bonaparte alla prima battaglia e lo scapigliato analfabeta che lo inseguiva si siano guardati negli occhi, mentre sfrecciavano sul mare.

L’arcipelago di La Maddalena

Cosa rimane di Domenico Millelire

I francesi se ne andarono e sull’isola tornò la calma e, visto che non sempre il merito viene ignorato, Millelire ottenne, appena trentaduenne, la medaglia d’oro. Dopo aver fatto carriera in marina (era divenuto persino comandante dell’isola), morì, dopo una lunga malattia, il 18 Agosto 1827. Il giorno dopo, il funerale e la sepoltura nel cimitero vecchio.

Bonaparte era morto sei anni prima, molto lontano da lui. Di Domenico Millelire, oggi, rimangono il coraggio, la medaglia, un busto, le intitolazioni di qualche via e il nome di un sommergibile varato nel 1928. La sua terra è calpestata da grassi imprenditori in infradito e turisti a caccia di vip, attirati dal mito della Costa Smeralda, case consunte dal sole e un porticciolo pieno di piccole imbarcazioni. Poi, sullo sfondo, sprazzi di verde, della Sardegna brulla, fiera e selvaggia come lui. I libri di storia si sono dimenticati di Domenico Millelire, Napoleone Bonaparte no.

Fonti

Andrew Roberts, Napoleone il grande, UTET, 2021.

Antonio Frau, Francesco e Salvatore Sanna, Giovanna Sotgiu, Millelire, una famiglia e le sue mille storie, Sorba editore, 2013.

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Andrea Potossi

Classe 2004 ma non fatevi ingannare: il mio più grande difetto (e pregio) è quello di essere vecchio dentro. Leggo, studio, suono, scrivo, faccio cose, vedo gente. Vivo a Treviso.

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