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A proposito di donne e peccato nel Medioevo

Magia, sesso e morte: accuse infondate figlie del pregiudizio

11 minuti di lettura

In epoca medievale non serviva molto alle donne per essere additate come peccatrici: appartenere al genere femminile di per sé era già una colpa. Accusate di essere eredi dell’errore primordiale di Eva che aveva condotto Adamo al peccato originale, le donne medievali trascorrevano la loro vita in una condizione di inferiorità non solo sociale, ma anche intellettuale. Considerate fragili per natura e più inclini a cadere nelle tentazioni del demonio, molte delle colpe di cui le donne vennero accusate scaturirono dalla fantasia e dalle paure misogine dell’uomo medievale. A generare questi sentimenti di diffidenza, paura e odio, certamente un contributo sostanzioso venne dato dalla Chiesa e dai suoi predicatori, che colorivano i loro discorsi pubblici di esempi e racconti sui peccati delle donne da cui guardarsi per salvare la propria anima.

Un manoscritto medievale de il libro della Genesi, in cui Eva e il serpente inducono Adamo a peccare.

Deviare il corso degli eventi e della natura: la magia

Sebbene la Chiesa condannasse la paura per le pratiche di stregoneria, molti dei suoi sostenitori erano di fatto i primi a credere e temere di essere colpiti da malefici. È un mondo diviso da un solco profondo, in cui i due sessi sono visti come i due schieramenti opposti di una lotta. Gli uomini che rappresentano la parte razionale della natura, devono cercare di proteggersi dalle donne, irrazionali e schiave dei sensi, le quali attaccano sempre per prime e con ogni mezzo a loro disposizione proprio per la loro presunta debolezza. Tra le armi di cui si avvantaggerebbero una di queste è la magia.

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Talismani che facevano deviare dal giudizio di Dio, cavalcate notturne con i demoni, sortilegi per estendere il proprio potere su animali da cortile, influenzare la natura e gli eventi atmosferici erano solo alcune delle accuse che si trovano negli interrogatori dell’epoca. Si pensava che la stregoneria femminile fosse finalizzata a deviare il corso della natura e di conseguenza si opponeva al divino. Per esempio venivano sospettate di allestire la tavola per ospitare le antiche Parche e propiziarsi il loro favore e, con l’offerta di libagioni, poter mutare gli eventi. Le accuse di devozione alle antiche divinità femminili pagane, come le Parche o a Diana, anziché alla vergine Maria erano frequenti.

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La cura del proprio aspetto esteriore era ritenuto simbolo di vanità e un mezzo diabolico per indurre al peccato gli uomini.

Per l’uomo dell’epoca la magia femminile si annidava ovunque, anche in pratiche apparentemente innocue; in primis i cosmetici. La Chiesa condannava tutto ciò che riguardava la bellezza e la vanità, ritenendolo un mezzo diabolico per indurre al peccato. L’immagine ideale a cui guardare era quella di Maria: la bellezza austera e dimessa, ma soprattutto naturale. La cosmesi era considerato un incantesimo per migliorare il proprio aspetto o celare i difetti: un mezzo diabolico per ingannare gli uomini, inducendoli al desiderio.

Un altro ramo della vita quotidiana che si reputava legato alla magia era la cucina. Dai cibi diabolici e afrodisiaci, al pane impastato con le natiche nude, molti sarebbero stati i metodi per risvegliare gli ardori maschili a loro beneficio. Le ricette erano materiale segreto che le donne si tramandavano solo tra loro e in esse si sarebbero annidati i segreti per soggiogare l’animo maschile e renderlo schiavo degli appetiti sessuali delle mogli o amanti. Se da un lato potevano piegare la volontà maschile con questi filtri, dall’altra erano ritenute responsabili anche di poter avvelenare e uccidere con queste conoscenze.  

La sessualità: gli appetiti insaziabili femminili

Fin dall’antichità la magia e la sessualità erano due aspetti che rappresentavano un rapporto molto stretto con la femminilità, perché legati all’irrazionalità. La donna per sua natura era considerata desiderosa e instabile, sempre occupata a vagare con lo sguardo e fantasticare sulle possibilità di saziare i propri appetiti. Così come ad Eva era bastato porgere la mela ad Adamo per indurlo al peccato, allo stesso modo anche al resto del genere femminile non sarebbe servito parlare per stregare gli uomini.

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Vi era l’idea che la donna fosse schiava dei propri desideri e i predicatori ammonivano di tenere sotto controllo le donne di famiglia, perché potevano essere pronte a peccare ovunque. Se le occhiate furtive rivolte agli uomini del proprio rango sociale non avessero avuto effetto, queste potevano rivolgersi alla servitù oppure alle altre donne. L’omosessualità femminile veniva condannata e punita.

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Dettaglio di un manoscritto in cui due sposi stanno consumando il loro dovere matrimoniale, sobillati e controllati da un drago, simbolo del male.

L’unico modo per poter porre un limite a tutti questi pericoli era il matrimonio, in cui il marito doveva esercitare il proprio possesso sulla moglie. All’interno del matrimonio l’atto sessuale doveva avvenire senza trasporto da entrambe le parti, poiché il fine non doveva essere il piacere degli sposi, ma la procreazione. Ovviamente le condanne esistevano anche all’interno del vincolo matrimoniale: la donna doveva solo essere passiva e non cercare di dominare sull’uomo, ma sottomettersi a lui.

Se il piacere nella coppia veniva fortemente disapprovato, il tentativo di procurarselo da sole o con altre donne attraverso un machinamentum, antenato dei sex toys, era una pratica condannata da tre a cinque anni di lamentazioni pubbliche, digiuni e astinenze per lavare via questo peccato. Mentre per i peccati maschili sessuali sembrava esserci una sorta di lassismo nelle punizioni, quelli attribuiti alle donne erano più severi perché si pensava che attraverso queste azioni si celasse un tentativo di invertire l’ordine del creato voluto da Dio ed emulare il genere maschile.

Controllare l’incontrollabile: la morte

Fin dall’antichità il rapporto tra donne, peccato e morte era ritenuto molto stretto e si riteneva che potessero estendere i loro poteri anche in questo aspetto.

I mariti erano generalmente considerati il bersaglio prediletto dei malefici con cui le donne si ingegnavano per sfuggire al loro controllo. L’immaginario in merito a questi delitti efferati era davvero fervido. Secondo i confessori, alcune donne erano in grado di controllare la mente degli uomini attraverso incantesimi e bambole in argilla somiglianti alla vittima che venivano fatte deperire indirettamente con erbe cattive. Oppure attraverso l’evocazione di fantasmi: una capacità attribuita alle donne era proprio quella di abbandonare il proprio corpo durante il sonno e uccidere in modo invisibile gli uomini “buoni cristiani” per cibarsi della loro carne e sostituire il cuore con della paglia.

I secondi bersagli degli omicidi femminili erano i figli, sia che si trattasse dei nascituri, quindi causando un aborto con pozioni, sia degli infanti, per negligenza o per volontà. Infatti fino a sette anni il bambino era un affare della madre e era sua responsabilità badare che nulla di male gli accadesse.

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Un Dettaglio di una Danse Macabre in cui una donna danza con la Morte.

Anche il pensiero di nuocere agli altri era un grave peccato e per questo le donne erano da controllare: potevano consigliare un’amica come indurre un aborto con pozioni, oppure desiderare di annichilire le virilità di un altro uomo, magari di un amante sul punto di prendere moglie. Far del male agli altri poteva diventare anche una forma di professione, per questo bisognava stare particolarmente attenti alle donne mentre filavano, perché potevano bisbigliare parole magiche dagli effetti malefici, oppure durante un funerale, approfittando del funesto momento per cardare la lana sotto la bara di un defunto.

Uomini schiavi della tentazione e della paura

Questi sono solo alcuni degli esempi che ci sono stati trasmessi in merito alle presunte colpe attribuite alle donne dell’epoca. Per molte di esse sappiamo essere frutto non solo della fervida immaginazione degli uomini medievali, ingabbiati nei loro pregiudizi e nelle loro paure, ma riflettono certamente i mezzi a cui ricorrevano per imporre la disciplina e tenersi lontani dalle donne, temendole. Queste testimonianze in realtà ci dicono davvero poco della vita femminile del periodo perché sono un’immagine distorta e davvero poco attinente alla realtà, tuttavia ci possono parlare degli uomini e delle loro paure, che mascheravano con lo scherno e la presunta superiorità intellettuale. Ci parlano di uomini attratti dall’irrazionalità e dalle donne, ma pronti a proteggersi con la violenza e il rigore morale pur di salvare la propria anima.

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Eleonora Fioletti

Classe 1993. Nata tra le nebbie della Pianura bresciana, ma con la testa tra le cime delle montagne. Laureata presso l’Università Cattolica di Brescia, in Filologia Moderna con una predilezione per l’esegesi delle fonti storiche medievali. Nel tempo libero colleziona auricolari annodati, segnalibri improbabili, eterni esprit de l’escalier, citazioni nerd e disneyane.

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