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La comune mortalità: «Everywoman» al Piccolo

Milo Rau porta in scena un viaggio di esplorazione nell'ignoto e nella sua oscurità, attraverso un dialogo fuori dal tempo fra Ursula Lardini e Helga Bedau

6 minuti di lettura

Milo Rau, regista, giornalista e saggista svizzero, è ritornato al Piccolo Teatro di Milano dopo la pandemia con il suo nuovo spettacolo – il terzo con l’attrice Ursina Lardi Everywoman. Messo in scena dal 14 al 16 ottobre, la pièce si sviluppa partendo dal pre-testo Jedermann di Hugo von Hofmannsthal (1874-1929).

Piccolo Teatro (Milano) - Wikipedia
Piccolo Teatro (Milano)

Mai solo un monologo

L’attrice in carne e ossa è una, appunto Ursina Lardi, ma non è sola: sullo schermo vengono proiettate ombre, parole, immagini di una famiglia che apparecchia la tavola, un cane, e infine il vero elemento fondante dello spettacolo: Helga Bedau, una donna qualunque malata di un cancro inoperabile, con la quale Ursina instaura un dialogo, che coinvolge anche il pubblico. Un dialogo che è in realtà un viaggio di esplorazione dell’ignoto e della sua oscurità, di vita e morte. Proprio Helga Bedau è stata il motore di quella che potremmo definire un’analisi filosofica preponderante nello spettacolo. Non si rinuncia, però, alla narrazione della vita di Helga a partire dalla sua gioventù in un piccolo paese tedesco fino al rapporto con il figlio che vive in Grecia. Nonostante la minima quantità di scenografia e di attori in scena, gli 80 minuti di questo monologo sono finiti in un attimo, così come succede per la vita.

Everywoman - Piccolo Teatro
Ursina Lardi in Everywoman
Fonte: www.piccoloteatro.org

Come vorresti morire? La risposta di Helga Bedau in «Everywoman» 

Per la realizzazione dello spettacolo, Helga Bedau si è messa in contatto per prima con Ursina Lardi chiedendole di tornare in scena un’ultima volta, prima di lasciare questo mondo a causa di un cancro al pancreas. Da qui ha inizio la ricerca di Milo Rau sulla vita e sulla morte:

«Per me Everywoman è una redenzione. Sono una persona laica. Non credo nella metafisica, bensì nella solidarietà e nell’umanità. Sono interessato a capire cosa possiamo fare insieme, come comunità, durante la vita, per dare un senso alla morte o, quantomeno, perché essa possa diventare accettabile».

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Gli uomini tendono a dimenticarsi che dovranno morire prima o poi, spiega la protagonista durante il suo monologo, dichiarando ironicamente che lei non morirà, perché è la favorita di Dio. Di contro, nel momento in cui a un malato terminale viene comunicata la morte imminente, si fatica a pensare ad altro. Questo è il caso per Helga Bedau, che cerca di distrarsi dal pensiero della morte recitando, ma ha le idee chiare su come vuole morire: in estate – la sua stagione preferita – con una finestra aperta nella stanza, poi si metterà a piovere, una di quelle piogge estive dopo i lampi. È stato stranamente emozionante vedere la pioggia cadere per davvero sul palcoscenico. Come se, nonostante l’immagine di Helga sia immortalata per sempre in quelle video interviste, la realtà è che lei è morta e questa pioggia che bagna lo spazio ne è la conferma.

Everywoman • Salzburger Festspiele 2020
Helga Bedau in Everywoman
Fonte: www.salzburgerfestspiele.at

L’impatto post pandemico sullo spettacolo «Everywoman»

È inevitabile. Non possiamo fingere che la condizione anomala a cui l’emergenza sanitaria ci ha sottoposto negli ultimi due anni non rimarrà sempre come termine di paragone, forse non sarà necessario esplicitarlo ogni volta, ma in questo caso può essere una chiave di lettura: colpisce infatti positivamente vedere un’attrice interagire con lo schermo perché sembra rassicurarci che sì, anche attraverso gli schermi ci sentiamo, possiamo parlarci. Non solo, in questo caso vediamo parlare qualcuno che non ne ha più la possibilità in una sorta di sospensione temporale.

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Ursina Lardi ci dice che il suo momento preferito è esattamente prima degli applausi, quando lo spettacolo è finito e c’è un momento di tensione che unisce in un solo essere tutto il pubblico e gli attori. Quei pochi istanti di buio silenzio creano una creatura da un unico respiro. Similmente la pensa Helga che desidera ancora che le persone si riuniscano in una comunità sotto o sopra il palcoscenico, non c’è differenza.

Lo spettacolo «Everywoman» e la morte

Non ci sono date risposte su cosa rimane dopo la nostra morte: forse la nostra stessa vita, i nostri affetti, i figli, cose che abbiamo creato siano esse artistiche o meno. Everywoman non usa simbolismi e pone gli interrogativi direttamente attraverso il monologo centrale di Ursina Lardi. Perché la morte alla fine è questo: qualcosa che ci interroga direttamente senza mezzi termini, conclude lo spettacolo del nostro “Tutto” come lo vorrebbe vedere rappresentato Ursina sul palcoscenico della vita.

Si va a teatro con la consapevolezza che ci sarà una fine, cosa cambia dalla nostra vita?

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Marialuce Giardini

Diplomata al liceo classico, decide che la sua strada sarà fare teatro, in qualsiasi forma e modo le sarà possibile.
Segue corsi di regia e laboratori di recitazione tra Milano e Monza.
Ora studia Scienze dei Beni Culturali all'università Statale di Milano

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