Fake News vs Red Botton: a rischio la libertà d’espressione?

La libertà di espressione, come diritto umano universale, è il fondamento delle nostre democrazie liberali. Da questa libertà ne conseguono delle ulteriori, come quella di parola, di diffondere informazione, di ricevere informazione. Tuttavia, in questi ultimi tempi, si è sentito spesso parlare di leggi o di iniziative contro le fake news e l’opinione pubblica si è posta una domanda: non si rischia di censurare questo diritto?

La pericolosità delle fake news

I divulgatori di false notizie, indipendentemente dal fine, hanno lo scopo di ingannare, distorcere o inventare informazioni. A sostenere questa tesi vi è anche il mea culpa del team di Facebook: Samidh Chakrabarti, Facebook product manager, civic engagement, afferma:

«Non sono cieco davanti ai danni che internet può fare anche a una democrazia ben funzionante. […] Abbiamo impiegato troppo tempo per capire che dei malintenzionati usavano illegalmente la nostra piattaforma».

Lo stesso Social Network, riconosciuta la pericolosità delle fake news, ha deciso di mobilitarsi avviando una serie di collaborazioni con Pagella Politica e Fondazione Mondo Digitale. La prima si occuperà di effettuare fact checking sulle notizie immesse nel social network, segnalando agli utenti quando una notizia è parzialmente o totalmente falsa. La seconda ha stilato un decalogo, già disponibile su Facebook nella sezione News Feed, che dovrebbe aiutare gli utenti a riconoscere una notizia affidabile da una inaffidabile.

La Polizia Postale, a sua volta, ha deciso di mobilitarsi in tal senso grazie all’iniziativa Red Botton che, tramite segnalazione volontaria da parte dell’utenza, aiuterebbe quest’ultima ad analizzare le false notizie che circolano in rete, specialmente sui social network.

Fake news

Angus Fangus, Paperinik

L’importanza della verità

Le iniziative condotte dagli Stati e dai Social Media sono un rischio per la libertà di espressione? La risposta è no. Le fake news hanno il solo scopo di alimentare un immaginario distorto nell’individuo, come scrive lo stesso storico Marc Bloch in La guerra e le false notizie:

«Una falsa notizia è solo apparentemente fortuita, o meglio, tutto ciò che vi è di fortuito è l’incidente iniziale che fa scattare l’immaginazione; ma questo procedimento ha luogo solo perché le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso fermento».

Ad avvalorare la tesi che la Fake news sia solo uno strumento negativo vi è il famoso caso della trasmissione radiofonica La guerra dei mondi di Orson Welles del 1938. Essa non aveva l’intenzione di diffondere una fake news, ma è uno degli esempi ancora oggi usati per descrivere il fenomeno della psicologia del panico. La fake new non è altro che performance diffamatoria che, per sua stessa natura, è in antitesi con la libertà d’espressione, come recita la nostra Costituzione, che stabilisce il diritto di manifestare il pensiero in ogni forma tranne nei casi di reati (ingiuria, calunnia, diffamazione, vilipendio, istigazione a delinquere…).

Ciò che distingue la libertà di espressione dalle fake news (e che, quindi, scongiura il pericolo di censura di questo diritto) è la ricerca della verità, cioè la base del giornalismo, della democrazia e della stessa libertà. A tal proposito Walter Lippmann, nel 1920, all’interno del saggio Liberty and the News, afferma:

«Coloro che fanno del proprio credo una legge più alta della verità, di fatto attaccano le fondamenta del nostro sistema costituzionale. Non ci può essere legge più alta nel giornalismo che raccontare la verità e smascherare la menzogna».

La verità, quindi, conta perché senza di essa non c’è libertà, non solo per i giornalisti, ma anche per i cittadini. La verità è la base sulla quale si fondano l’informazione e la democrazia.

Per concludere con le parole di Angus Fangus, il giornalista disneyano dell’universo di Paperinik:

«Un’opinione senza una solida base conoscitiva dietro non è un’opinione e non va rispettata».

 

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