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“Gli amori difficili” di Italo Calvino

image_bookGli amori difficili è il titolo con cui Italo Calvino ha raggruppato una serie di novelle già inserite nel 1958 nel suo volume I racconti e pubblicate nel 1964 in Francia in un volume chiamato Aventures.

L’opera è divisa in due parti: la prima, intitolata come il volume, contiene tredici novelle in cui vengono raccontate le avventure di diversi personaggi; la seconda invece è La vita difficile che comprende le novelle La formica argentina e Nuvola di smog, si tratta di racconti più lunghi di quelli della prima parte, con l’obiettivo della denuncia sociale. La formica e lo smog, due situazioni indefinibili, impalpabili e dai contorni sfumati, sono piaghe che corrodono l’uomo in modo lento e costante, mettendo in evidenza la condizione di miseria in cui versa la popolazione italiana. Ad accompagnare questa situazione vi è la rassegnazione nel non riuscire a vivere la vita come si dovrebbe, «né migliore né peggiore di tutte le altre vite».

Il filo conduttore, l’avventura che lega i personaggi, è l’amore: le storie, infatti, riguardano incontri fugaci, persone colte nel momento in cui l’amore, o l’impeto della passione, sta scoccando, e che per un motivo o per un altro si trovano di fronte ostacoli, spesso cerebrali. La difficoltà di comunicazione che vige tra i personaggi fa emergere la punta di ironia con cui l’autore definisce le loro vicende come amori, visto che per la maggior parte vengono rappresentate storie di una coppia che non s’incontra. Questo non incontrarsi è sì causa di angoscia e disorientamento, ma allo stesso tempo si rivela elemento fondante della relazione amorosa, l’essenza stessa del rapporto.

Con un linguaggio ironico e tagliente, Calvino riesce a mettere i suoi lettori di fronte a una serie di possibili scenari, partendo da una situazione semplice e complicandola in maniera naturale, accennando alle soluzioni più improbabili, che lasciano con un sorriso amaro.

italo-calvinoL’autore è in grado di afferrare l’inafferrabile: attimi che si pongono casualmente tra il tempo della casualità e dell’imprevisto, quei momenti che baluginano e tremolano tra la coscienza e l’indistinto. Puntando il fascio di luce su una zona nascosta dell’individuo ne illumina gli angoli bui – quegli anfratti che ospitano le pulsioni, i desideri, gli impulsi latenti, tutto ciò che è dissumulato e celato – nel tempo e nello spazio, determinando incontri occasionali, fortuiti, che diventano possibilità di trasgressione, di cogliersi l’un l’altro, realizzando – forse – il desiderio di poter amare. Questi lati oscuri, però, rimangono una possibilità inespressa e inattuata: così, il desiderio, il senso di colpa, l’ansia, il sapore esaltante di un’avventura, tutte le sensazioni e gli stati d’animo naufragano in breve nell’incertezza e si infrangono nel ritorno alla realtà, lasciandosi alle spalle l’attimo, quasi doloroso per la memoria.

Calvino indossa ogni volta i panni dei suoi protagonisti: è viaggiatore, fotografo, poeta e sciatore. Nella capacità di calarsi in essi, di diversificarli, di raccontare quei pensieri che prendono forma nelle percezioni risiede l’abilità dell’autore, che sa dipingere ritratti così vivi e veri da poter uscire dalle pagine e camminarci a fianco per strada.

Nicole Erbetti

 

 

 

 

 

Redazione

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