«Fontana» di Marcel Duchamp: l’arte come provocazione estrema

All’inizio del Novecento fece il suo ingresso nel mondo dell’arte il ready-made. Di cosa si tratta? Sostanzialmente, di oggetti di uso comune presi da un artista, svuotati della loro funzione utilitaristica ed elevati a opera d’arte. Uno degli esempi più celebri e irriverenti di ready-made è rappresentato da un’opera del francese Marcel Duchamp: la Fontana, ovvero… un orinatoio.

«Fontana» di Duchamp: analisi dell’opera

La Fontana consiste in un comune orinatoio in ceramica, su cui campeggia l’enigmatica scritta «R. Mutt 1917». Fu acquistato da Duchamp a New York, in un negozio sulla Fifth Avenue; una volta nel suo studio, l’artista lo rovesciò e vi aggiunse la scritta.

Nonostante l’estrema semplicità di realizzazione dell’opera – che, in effetti, era per il 99% già pronta – la Fontana di Duchamps è considerata tra i principali capolavori del Novecento. Come mai questo successo di critica? Perché si tratta di un’opera fortemente provocatoria, che fa a pezzi uno degli assiomi del mondo dell’arte: l’idea che l’artista, per definizione, crei qualcosa di unico. Duchamp non fece nulla di straordinario e, soprattutto, in sé l’opera non ha niente di speciale, anzi: si tratta di un orinatoio prodotto in serie.

È proprio qui la rivoluzione, nell’idea che tutto possa diventare un capolavoro. Basta solo che il pubblico riconosca il ruolo dell’artista e, di riflesso, il valore della sua opera. Per la prima volta, è il pubblico il vero protagonista. Se l’opinione pubblica ne riconosce il valore, perfino un banale orinatoio può elevarsi a opera d’arte, sembra dirci Duchamp.

In un primo momento, in ogni caso, la Fontana non riscosse molto successo. Fu infatti negato a Duchamp di esporla al Grand Central Palace di New York e, soprattutto, l’opera andò presto perduta, in circostanze mai del tutto chiarite. Con tutta probabilità fu buttata via dal gallerista Alfred Stieglitz.

Negli anni a venire, ne furono realizzate svariate riproduzioni e reinterpretazioni. Non sono mancati gli artisti che, sulla scia dello spirito dissacrante di Duchamp, vi hanno orinato, facendo crollare definitivamente ogni forma di deferenza nei confronti dell’arte e della figura dell’artista.

A proposito di Marcel Duchamp

Con la sua attività, Marcel Duchamp (1887-1968) attraversò le principali avanguardie dei primi del Novecento, dal Dadaismo al Surrealismo. È in particolare noto per il ready-made, di cui la Fontana è forse l’esempio più celebre.

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Le sue opere, con cui tentò di sradicare il timore reverenziale nei confronti della figura dell’artista, sono dissacranti. Tra queste, ricordiamo L.H.O.O.Q., irriverente rielaborazione di quella che forse è considerata l’opera d’arte per antonomasia: la Gioconda, qui rappresentata con i baffi. Non meno irriverente è il titolo: letta in francese, la sequenza di lettere «L.H.O.O.Q.» suona come «Elle a chaud au cul», ovvero «Lei ha caldo al culo».

 


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