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Tra discoteche e dicasteri: chi era Gianni De Michelis?

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Gianni De Michelis è stato uno di quei politici che hanno fatto la storia di quella che, giornalisticamente parlando, viene definita “Prima Repubblica”. Il suo nome è legato in particolare ad un’epoca, quella del pentapartito, il periodo tra gli anni ’80 e ’90 dove vi erano 5 partiti “moderati” coalizzati al governo, e gli “estremisti” all’opposizione. Epoca che si sarebbe poi conclusa in modo assai tragico, in tribunale. Anche De Michelis infatti fece parte di quelle classe politica che nel ’94, di fronte al pool di magistrati di “Mani pulite”, dovette rendere conto di una serie di scheletri nell’armadio ignorati per molti anni. Ma ripartiamo dall’inizio.

Chi è Gianni De Michelis?

Gli anni ’70 in Italia sono anni particolarmente tumultuosi. Lo stragismo e gli atti di terrorismo a sfondo ideologico riempiono quotidianamente i giornali nazionali e la cittadinanza si trova sempre di più in quella vaga inquietudine di chi sa che tra le strade della propria città non si trova al sicuro.

Allo stesso tempo anche la situazione politica ne risente. Infatti l’instabilità dei governi è palpabile e lo scontro, soprattutto all’interno del grande partito di centro, la Democrazia Cristiana, tra chi vorrebbe maggiore apertura verso sinistra, come la corrente di Moro, e chi invece è contrario, come Andreotti, è continuo. Posto che questi sono anche gli anni in cui il Partito Comunista Italiano di Berlinguer riesce ad ottenere percentuali molto alte, arrivando addirittura, come nelle elezioni del 1976, a prospettare un superamento della Democrazia Cristiana, senza riuscirci per pochissimi punti percentuali (DC 38,7%, PCI 34,4%). Percentuali che fanno ben sperare, soprattutto quegli esponenti democristiani più a sinistra come Aldo Moro, che si possa profilare il superamento della cosiddetta conventio ad excludendum, ossia quella pratica di ostracismo verso i comunisti che fin dall’inizio della Repubblica era stata usata dalla DC per tenerli lontani dal governo, in ossequio anche delle direttive anti-sovietiche provenienti dagli Usa.

gianni de michelis

E in questo senso, uno degli elementi a favore di Moro, è il fatto che la destra del partito non ha alternative di coalizione e non ha idea di cosa fare a fronte dell’avanzata del PCI e della sempre maggiore sfiducia del popolo verso la classe dirigente democristiana (sono anche gli anni del caso Lockheed, una prima tangentopoli dove finirono sul banco degli imputati alcuni democristiani).

Ecco che è proprio qui che finalmente troviamo la figura di Gianni De Michelis. In questi anni c’è un partito che sta cambiando, che si sta sempre di più allontanando dalle posizioni radicali ed estreme: il Partito Socialista Italiano. Un partito, che spinto dal disegno di Riccardo Lombardi, si propone, attraverso una nuova dirigenza, composta da giovani dirigenti come Craxi e De Michelis, più attiva rispetto alla vecchia “nomenklatura” nenniana, di portare alla destra della DC un’alternativa al “compromesso storico” con il Partito Comunista (compromesso che avrebbe certamente scatenato le ire degli Stati Uniti, nel pieno nell’epoca del gelo di Breznev), l’alternativa socialista. E in effetti sarà l’alternativa vincente.

Infatti, nel 1979, l’anno successivo alla morte di Aldo Moro, la DC può finalmente rendere “l’alternativa socialista” realtà e costruire un governo fatto di 5 partiti, il pentapartito, tra cui anche e soprattutto il Partito Socialista guidato da Bettino Craxi.

Gli anni del Pentapartito

Nel 1976 Gianni De Michelis aveva appoggiato l’elezione a segretario del partito di Bettino Craxi, il quale lo rende fin da subito membro della direzione nazionale, nonché capogruppo alla camera tra il 1987 e il 1988 e vicesegretario del partito tra il 1993 e 1994.

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Fa parte praticamente di tutti i governi del Pentapartito dal 1980 fino al 1992, ricoprendo ruoli come quello di Ministro delle partecipazioni statali, Ministro del lavoro e della previdenza sociale, vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli affari esteri negli anni della caduta del muro di Berlino, della prima guerra del Golfo e della dissoluzione dell’Urss. E infine, nel 1992, con Andreotti, è tra i firmatari del Trattato di Maastricht sull’Unione europea.

Gianni De Michelis: tra discoteche e dicasteri

Nel corso degli anni ’80, De Michelis è spesso sotto i riflettori per la sua passione per il ballo. Infatti, mentre si occupa dei vari ministeri del Pentapartito, è solito frequentare assiduamente le discoteche.

Ne diviene un grande estimatore e infatti si deve a lui la guida più in voga negli anni ’80 sulle discoteche italiane, chiamata Dove andiamo a ballare questa sera? guida a 250 discoteche italiane. Una guida che si può ancora oggi acquistare sui siti di e-commerce o in libreria.

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Un aneddoto divertente è quello avvenuto a Praga nel 1990. Qui il ministro De Michelis, in occasione dei suoi 50 anni, decide di organizzare una festa, invitando anche grandi nomi del Pentapartito come Cirino Pomicino. Vi è però un piccolo particolare che non tiene in considerazione: l’imminente arrivo della Guerra del Golfo. Un piccolo particolare che porta Craxi, in una telefonata, a dirgli: «Fai pure la festa, ma prima ti dimetti».

Gli anni di Tangentopoli

Due sono i motivi per cui Enzo Biagi ha fatto una famosa battuta definendo De Michelis “avanzo di balera”. Il primo lo si può intuire dalle righe precedenti, il secondo necessita di un’ulteriore spiegazione.

Nei primi anni ’90, un pool di magistrati capitanato da Antonio Di Pietro, denominato “Mani pulite”, ha scoperto che in Italia per molti anni vi è stata una forte collusione tra il mondo dell’imprenditoria e la politica basata sulle tangenti. Insomma, le aziende pagavano tangenti e in cambio ottenevano appalti e favori politici. Un sistema che secondo lo stesso Craxi nacque praticamente con la Repubblica stessa.

Una cosa spesso si ricorda di De Michelis: il fatto che è stato l’unico ad aver previsto che Mani pulite avrebbe potuto distruggere il sistema quando ancora Craxi si ancorava all’idea che il tutto sarebbe passato da sé. E infatti Craxi non lo ha ascoltato, non accorgendosi che Tangentopoli si sarebbe scagliata in particolare su di lui.

Gianni De Michelis, come tutta la classe dirigente del Pentapartito e in particolare il PSI, è stato ampiamente travolto da Tangentopoli, ma è riuscito comunque a non finire in carcere. Nello specifico è stato accusato di corruzione nell’ambito delle tangenti autostradali in Veneto e ha patteggiato 6 mesi per lo scandalo Enimont. Alla fine è riuscito a scamparla, anche se la sua carriera politica era ormai arrivata al capolinea. De Michelis si spegnerà a 78 anni l’11 maggio 2019 a Venezia, in seguito ad alcune complicazioni del morbo di Parkinson di cui soffriva da tempo.

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Vladislav Karaneuski

Classe 1999. Studente di Lettere all'Università degli studi di Milano. Amo la letteratura, il cinema e la scrittura, che mi dà la possibilità di esprimere i silenzi, i sentimenti. Insomma, quel profondo a cui la parola orale non può arrivare.

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