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Gino Lucetti | Uomini in rivolta

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L’11 settembre 1926, in una Roma ancora accaldata, un’auto passa per il piazzale di Porta Pia. Viene da Villa Torlonia e va a Palazzo Chigi. A bordo c’è Benito Mussolini. Una bomba interrompe il suo tragitto. Gino Lucetti si consegna alla polizia senza tentare la fuga. Ma chi era? Perché organizzò un attentato a Mussolini?

Chi era Gino Lucetti

Si chiamava Gino Lucetti e non era destinato a una vita fortunata. Era nato il 31 agosto 1900, un mese dopo l’attentato di Gaetano Bresci. Condusse i primi anni della sua vita tra i campi della famiglia vicino Carrara e gli amici del neonato Partito Repubblicano, scontrandosi col padre Filippo, anarchico. Quando l’incubo della prima guerra mondiale sembrava finito, nel marzo del 1918, anche Gino fu richiamato alle armi. Prestò servizio negli arditi, pur senza avere l’occasione di partecipare ad alcun conflitto a fuoco. Negli arditi, però, formò il suo pensiero anarchico insieme ad altri compagni della stessa fede.

gino lucetti

Così, quando gli arditi divennero sinonimo di fascismo, la componente antifascista del gruppo, Gino compreso, se ne staccò e formò gli Arditi del Popolo. A poco però servirà il loro gesto, poiché il fascismo si insinuerà nella penisola e persino nella piccola frazione di Avenza, dove Gino era nato. Nel 1921 Gino prese a ceffoni il fondatore del fascio di Avenza e, nel 1925, sparò durante un diverbio al concittadino Alessandro Perfetti, il cui amico, Vatteroni, rispose ferendolo ad un orecchio. Lucetti scappò, inseguito dai fascisti, a Marsiglia.

L’attentato a Mussolini

A Marsiglia maturò una convinzione: bisognava uccidere Mussolini. Il dittatore, già prossimo alle leggi fascistissime, imperversava ormai senza opposizioni, da quando quest’ultime si erano ritirate senza successo sull’Aventino e qualcuno, per Gino, doveva rimediare. Tornato in Italia come Ermete Giovannini, prese alloggio in una pensione in via S. Martino ai monti. I primi giorni furono di sopralluogo: mangiava in un’osteria in via Nomentana e si aggirava, magro, con un’abito marrone e cravatta rossa, i capelli ricci e settanta lire in tasca per via del Tritone alla ricerca del punto ideale per il suo attentato. Alla fine decise: piazzale di Porta Pia, sulla strada che portava da Villa Torlonia, casa di Mussolini, a Palazzo Chigi.

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L’11 settembre, alle 10:20, l’auto passa. Gino è nascosto dietro un chiosco di giornali: ha il respiro affannato, le gocce di sudore che scendono sul viso. Sente il rumore del motore che si avvicina. Il sole per un secondo lo acceca e, girandosi, lancia la bomba che aveva armato. Un rumore sordo. La bomba rimbalza sulla carrozzeria della macchina ed esplode a lato. Ercole Boratto, l’autista, accelera. Gino non riesce neppure a rendersi conto di ciò che è successo che viene immobilizzato da un passante e poi arrestato. Anche la madre, Adele Crudeli, verrà arrestata. Gli trovarono addosso una rivoltella, che doveva servirgli nel caso in cui la bomba non avesse funzionato.

gino lucetti
L’auto su cui viaggiava Mussolini, una Lancia Lambda Coupé de ville

Dopo l’arresto

Per Gino, che non fece mai il nome di nessuno, arrivò la condanna a 30 anni: era il terzo in pochi mesi ad attentare alla vita del duce. Mussolini arrivò a palazzo Chigi illeso e furibondo: disse ai giornali che non si era scomposto e che «se la bomba fosse entrata nella vettura l’avrebbe tirata indietro». In realtà però prese moltissima paura e, terrorizzato dall’idea che chiunque potesse mettere in pericolo la sua vita, licenziò il capo della polizia e il questore di Roma. Fatto ciò, alla ringhiera di Palazzo Chigi, arringò la folla tuonando contro la Francia, che tollerava tali figure nel suo territorio. Lucetti scontò 17 anni nel carcere di Santo Stefano, dove erano stati anche Anteo Zamboni e Sandro Pertini.

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Nel 1943, con la liberazione di Napoli, divenne libero ma, pochi giorni dopo, mentre si trovava ad Ischia, durante un bombardamento tedesco, si rifugiò su una motonave che, colpita, colò a picco insieme a lui. Era il 17 Settembre 1943. A Gino Lucetti, simbolo dell’incapacità e della viltà dell’opposizione, figlio illegittimo del suo secolo, uomo coraggioso, è dedicata una piazza nel suo paese natale, Avenza.


Con Uomini in Rivolta raccontiamo i gesti che hanno cambiato il corso della storia. Perché dietro quei gesti ci sono quasi sempre delle ragioni, dei fatti e delle vite. Questo vogliamo raccontare: personaggi, contraddizioni, fatti e vite di epoche più o meno lontane partendo da un punto di vista insolito.

 


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Andrea Potossi

Classe 2004 ma non fatevi ingannare: il mio più grande difetto (e pregio) è quello di essere vecchio dentro. Leggo, studio, suono, scrivo, faccio cose, vedo gente. Vivo a Treviso.

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